Selva Morale & Spirituale – Chiesa di San Ferdinando, Livorno
Hortus Harmonicus, nel suo percorso a ritroso alla riscoperta dei capolavori poco frequentati della musica antica, non poteva che approdare al padre fondatore della tradizione moderna e condurci nell’esplorazione della Selva Morale & Spirituale, pubblicata da Claudio Monteverdi a Venezia negli ultimi anni della sua vita e considerata il suo testamento spirituale in fatto di musica sacra. Nel concerto che conclude la prima edizione del festival, Federico Maria Sardelli ci propone infatti una significativa selezione di brani che realizzano un affasciante itinerario nella stupefacente inventiva stilistica della raccolta e che prendono forma nella candida e vaporosa cornice settecentesca della chiesa di San Ferdinando nel quartiere della Venezia Nuova a Livorno. Un edificio, questo, la cui leggerezza e fantasia costruttiva si accordano felicemente con la direzione di Sardelli, in un’esecuzione condotta con estro ed eleganza e che si staglia con nitore e virtuosismo, nella definizione delle melodie come nella resa dei timbri. Il suono morbido e trasparente dell’ensemble Modo Antiquo sostiene e accompagna sette cantanti affiatati e coinvolgenti, che plasmano ogni composizione nel complesso intreccio delle linee e nella stretta aderenza di musica e parola, laddove l’intonazione del testo viene intimamente connessa alla rappresentazione dell’affetto.

Ha una linea sinuosa e un’intenzione brillante Roberta Invernizzi, che con questo energico stile attacca un “Confitebor” assertivo e vivace. Ne “Il pianto della Madonna” un articolato fraseggio diviene poi progressivamente più scavato e vibrante, rendendo l’intero lamento con grande varietà drammatica, in uno strazio in cui tuttavia si intravedono bagliori di consolazione.
L’altro “cantus” del gruppo, secondo la terminologia antica per la parte più acuta, è Valeria La Grotta, che esibisce una vocalità agile e omogenea con cui forgia interventi plastici e accorati, di grande equilibrio ed eleganza.
Traccia frasi salde e legate Alessandro Ravasio, con una dizione scandita e gravi robusti. Di solenne potenza il suo “Ab aeterno”, con il racconto della sapienza primigenia e creatrice che assume caratteri di abissale incisività.
Mauro Borgioni da parte sua sbalza un canto compatto ed espressivo, che emerge con particolare rilievo nel “Confitebor” e nel “Magnificat”.
Limpido e ben articolato Joan Francesc Folquè, con una puntuale dizione soprattutto come voce solista del salmo.
Saldo e definito il tenor Matteo Straffi e chiaro e assai melodico Manuel Amati.
Insieme alle composizioni vocali vengono presentati, alla stregua di intermezzi, anche due brani strumentali, il primo dei quali vede Sardelli al flauto solista eseguire con disinvoltura e continui cambiamenti di tempo la Sonata di Dario Castello, collega di Monteverdi a San Marco. Il secondo è invece affidato a Andrea Inghisciano e David Brutti con il “Cantate Domino”, ancora di Monteverdi, reso con suoni definiti e nell’alternarsi di momenti elegiaci e gioiosi.
Una Selva dunque di bellezza e contemplazione, capace, a distanza di secoli, di incantare quel pubblico che ha riempito la chiesa in ogni suo angolo.

Claudio Monteverdi
Selva Morale & Spirituale
Roberta Invernizzi, cantus
Valeria La Grotta, cantus
Joan Francesc Folqué, altus/tenor
Manuel Amati, tenor
Matteo Straffi, tnor
Alessandro Ravasio, bassus
Mauro Borgioni, bassus
Modo Antiquo
Federico Maria Sardelli, direttore
