Spettacoli

Stiffelio – Teatro Municipale, Piacenza

Stiffelio inaugura la stagione operistica del Teatro Municipale di Piacenza. 

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente” così sosteneva Nelson Mandela e il perdono, soprattutto nella sua accezione evangelica, é proprio il tema portante di Stiffelio. L’opera si pone al confine dei cosiddetti “anni di galera” di Giuseppe Verdi, uno spartito che ha incontrato scarsi riscontri di pubblico al suo debutto nel 1850 al Teatro Grande di Trieste. La poca fortuna é correlata anche al fatto di essere stato quasi cancellato dalla successiva riscrittura, dello stesso Verdi, che lo ha trasformato in Aroldo nel 1857. Solo negli anni Sessanta del Novecento, la scoperta di due apografi in partitura completa, presso il Conservatorio di Napoli, ha reso possibile riportare in scena il melodramma che resta, tuttavia, ancora oggi poco diffuso. L’insuccesso della prima é forse da ascrivere anche ad un tema, quello dell’adulterio, oltretutto compiuto da una donna, ai tempi di difficile accettazione e rappresentazione. Per l’apertura della sua stagione operistica, il Teatro Municipale di Piacenza, insieme al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena e al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, propone un nuovo allestimento che vede alla regia, scene e costumi l’inossidabile Pier Luigi Pizzi. L’artista milanese confeziona uno spettacolo giocato interamente sul colore nero, con una estetica severa e minimalista: colonne architravate ed un grande schermo, a fondo scena, che crea l’illusone di stanze e saloni grazie ai video di Matteo Letizi. Ormai siamo abituati al lavoro del regista che negli ultimi anni ha intrapreso la via dell’essenzialità, ma in questa produzione sono mancate anche completamente le idee, una qualche intuizione che non si limitasse ad un lavoro pressoché didascalico. Sicuramente apprezzabile é, tuttavia, la cura per i costumi: originali e ricchi abiti, rigorosamente neri, aderenti alla moda di metà Ottocento che riempivano egregiamente la scena. Bene ha fatto anche Massimo Gasparon che ha curato luci, varianti dai toni scuri degli interni agli squarci accecanti e soprannaturali. Questi elementi hanno assicurato un apparato visivo nel complesso gradevole, di certo non emozionante ma sommamente rispettoso della partitura verdiana. 

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Gregory Kunde, Lidia Fridman e Carlo Raffaelli

Particolarmente felice l’esito dell’esecuzione musicale che si avvale, innanzitutto, della inspirata concertazione di Leonardo Sini. Il direttore, tra i più in vista della sua generazione, sceglie a dovere le dinamiche, gioca sui colori, combina le agogiche nel modo più opportuno e ottiene una narrazione fluida e stilisticamente inappuntabile. Complice la pregevole prova della Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini, in evidenza per precisione ed intensità sonore, il fraseggio musicale si sviluppa secondo molteplici quanto variegate sfumature, sottolineando, con pari efficacia, i passi più accesi come quelli più struggenti. Di non poco conto è, poi, la capacità con cui il direttore riesce a calibrare i volumi orchestrali, assicurando un ottimo equilibrio tra buca e palcoscenico. 

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Gregory Kunde e Lidia Fridman

Gregory Kunde debutta nel ruolo del titolo ed aggiunge così un nuovo tassello alla galleria degli eroi verdiani già portati sul palcoscenico. Questo appuntamento piacentino lo coglie in ottima forma vocale e fisica e, ad onta delle solite, poco profittevoli, disquisizioni circa le attuali caratteristiche del suo mezzo, non si può non rimanere impressionati dallo squillo e dalla fermezza di una vocalità avvolgente e naturalmente proiettata. Il tenore statunitense affronta la scrittura con la giusta consapevolezza e riesce a trovare nel canto quella espressività necessaria per delineare un personaggio a tutto tondo. In questo è aiutato, tra l’altro, dall’ottima dizione e dalla consapevolezza di una espressività compiuta e coerente.

Altro debutto nel cast è quello di Lidia Fridman, al suo primo incontro con Lina. Il soprano conferma la pienezza di una linea vocale d’acciaio, facilmente riconoscibile, tra l’altro, per l’ampiezza del peculiare velluto timbrico. L’emissione, guidata da una naturale musicalità, si dispiega nel pentagramma con pregevole controllo tecnico, consentendo, così, di assolvere efficacemente alle richieste della scrittura. Una prova ulteriormente avvalorata, dal carisma e dell’eleganza di una presenza scenica diafana, capace di stagliarsi sul palcoscenico con singolare incisività.

Completa il terzetto dei protagonisti lo Stankar di Vladimir Stoyanov. Il baritono convince per l’omogeneità di uno strumento saldo e compatto, particolarmente rigoglioso, tra l’altro, nel cantabile della grande scena di secondo atto. Efficaci sono anche i numerosi momenti che richiedono una emissione più vigorosa e decisa, giusta connotazione dell’autorevolezza propria del personaggio. Sempre curato ed appropriato il fraseggio. 

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Vladimir Stoyanov

Ben rifinito, nel canto come sulla scena, il Raffaele di Carlo Raffaelli, così come adeguatamente solenne risulta lo Jorg di Adriano Gramigni.

A Carlotta Vichi va il merito di caratterizzare il personaggio di Dorotea con la pienezza di una emissione limpida e sonora e a Paolo Nevi quello di disegnare un Federico di Frengel nobile e misurato.

Complessivamente ben a fuoco la prova del Coro del Teatro Municipale, guidato con la giusta professionalità da Corrado Casati.

Pubblico delle grandi occasioni, per una serata di splendida musica, cui arride un meritato successo sottolineato, al termine, dalle ripetute chiamate alla ribalta per gli artisti. Lo spettacolo proseguirà la sua tournée, dopo il debutto piacentino, nel mese di gennaio a Modena e Reggio Emilia. 


STIFFELIO
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Stiffelio Gregory Kunde
Lina Lidia Fridman
Stankar Vladimir Stoyanov
Raffaele Carlo Raffaelli
Jorg Adriano Gramigni
Federico di Frengel Paolo Nevi
Dorotea Carlotta Vichi

Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Direttore Leonardo Sini
Maestro del coro Corrado Casati
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Regista collaboratore e disegno luci Massimo Gasparon
Video Matteo Letizi

Foto: Gianni Cravedi