Zenobia Regina – Festival Verdi 2026, Parma
Al Festival Verdi 2026 debutta, in prima esecuzione assoluta, Zenobia Regina di Lucia Ronchetti.
Nella XXVI edizione del Festival Verdi torna, come ogni anno, la rassegna Ramificazioni: un progetto ambizioso e culturalmente vivace che si propone di creare un dialogo tra l’eredità verdiana e i linguaggi musicali e artistici di altri autori.
Il tema di quest’anno, in perfetta sintonia con lo spirito del Festival, è “mondi lontani”, dove l’opera da camera di Lucia Ronchetti, Zenobia Regina, trova una collocazione quanto mai naturale e particolarmente suggestiva.
Si tratta di una partitura originale commissionata nel 2024 dalla Münchener Biennale come progetto sulla migrazione contemporanea in collaborazione con tre artisti siriani rifugiati a Berlino, il librettista Mohammad Al Attar, la cantante Mais Harb e il percussionista Elias Aboud.

Il componimento trae ispirazione dalla figura di Zenobia, prima e unica regina di Palmira, cui Tomaso Albinoni dedicò l’opera Zenobia, regina de’ Palmireni, andata in scena per la prima volta al Teatro dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia nel 1694. La partitura, che all’epoca dei bombardamenti britannici e americani del 1945 era custodita nella Biblioteca di Stato sassone di Dresda, sopravvisse alla distruzione dell’edificio. La sua salvaguardia si deve all’acquisto effettuato anni prima dal celebre antiquario musicale tedesco Leonhard Liepmannssohn (1840-1915), che in seguito la cedette alla Biblioteca del Congresso di Washington.
Con la collaborazione dell’attrice siriana Sara El Debuch e dei già citati tre artisti siriani, Lucia Ronchetti rilegge oggi il mito di Zenobia e di Palmira offrendone una visione calata nel nostro recente passato. Tra le città più importanti della Siria, infatti, Palmira è tristemente legata al ricordo dell’atroce prigione di Tadmur, dove numerosi dissidenti furono incarcerati e torturati, e alla distruzione del suo sito archeologico operata dall’ISIS nel 2015, culminata con la decapitazione pubblica dell’archeologo Khaled al-Asaad.
Il viaggio forzoso sullo sfondo di uno scenario di guerra e lo scontro-incontro tra culture diverse costituiscono l’asse portante del lavoro di Lucia Ronchetti presentato in questi giorni, nella nuova versione in arabo e italiano, nella splendida cornice del Teatro Farnese di Parma.
Una performance di teatro musicale, per attrice, vocalist, mezzosoprano, ensemble vocale femminile, ensemble d’archi e percussioni.
A capo dell’Ensemble Filarmonica Arturo Toscanini e del Ready Made Ensemble, Susanne Blumenthal si rivela particolarmente attenta nel rendere il testo musicale con meticolosa precisione. La scrittura, frastagliata e articolata per assonanze onomatopeiche e dissonanze contrastanti, si avvale di sbalzi dinamici complementari e necessari a costruire un’unità espressiva complessiva. Proprio in questa capacità di articolare il fraseggio secondo precise logiche drammaturgiche risiede il vero perno della partitura: un intento pienamente riuscito di generare nell’ascoltatore una tensione emotiva continua. Particolare rilievo assume il ruolo delle percussioni, affidate a Elias Aboud e inserite nella narrazione nei momenti di massimo dramma. Non meno importante è l’ensemble strumentale, una sezione di archi della già citata Filarmonica Toscanini, che, oltre a seguire con massimo impegno una scrittura tutt’altro che lineare, deve pronunciare con convinzione alcune frasi del testo.
Venendo ai solisti, la prova di ciascun interprete risulta strettamente intrecciata a quella degli altri. Il dialogo tra presente e passato, già evocato, si trasforma in una vera e propria sovrapposizione di destini: da un lato la storia di Zeina, costretta a fuggire dalla Siria dopo l’uccisione del marito; dall’altro quella della regina Zenobia che, appresa la notizia dell’assassinio del consorte, rifiuta la fuga e resta a difendere il trono ad ogni costo.
Un susseguirsi di episodi che rimanda continuamente alle vicende di queste due donne, separate da epoche lontanissime eppure accomunate dalle stesse sofferenze fisiche e psicologiche. Entrambe esprimono un profondo senso della patria, della memoria e dell’attaccamento ai figli: Zeina ha una figlia che, pur comprendendo la tragedia della guerra, si allontana di casa per farvi ritorno soltanto negli ultimi istanti di vita della madre; Zenobia, invece, trova nel figlio la sua unica speranza.
Lo spettacolo funziona e coinvolge grazie alla straordinaria prova di Sara El Debuch, straziata, coinvolgente e struggente nei panni di Zeina. Al suo fianco, Alice Rossi si rivela abile virtuosa, capace di sfruttare la duttilità della propria linea vocale verso la definizione della fiera e risoluta Zenobia. Entrambe sanno piegare la voce in molteplici sfumature e rifrazioni per restituire con efficacia le inquietudini e gli smarrimenti dei rispettivi personaggi.
Notevole anche la prova di Mais Harb che, con un canto immerso in una suggestione quasi onirica, accompagna l’evolversi della narrazione.
Va poi segnalata l’ottima prova del Ready Made Ensemble, compagine tutta al femminile che, con i propri interventi, commenta i principali accadimenti della vicenda e interagisce con i personaggi alla stregua del coro greco nelle tragedie classiche.
La serata ha registrato un folto pubblico, con una nutrita presenza di spettatori stranieri. Al termine, un caloroso applauso ha salutato l’intera compagnia, a conferma della soddisfazione per aver assistito a uno spettacolo di particolare valore e di rara unicità.
ZENOBIA REGINA
teatro musicale per attrice, vocalist, mezzosoprano, ensemble vocale femminile,
ensemble d’archi e percussioni
libretto di Mohammad Al Attar nella traduzione italiana di Saverio Porry Pastorel
musica Lucia Ronchetti
Ensemble Filarmonica Arturo Toscanini
Ready Made Ensemble
direttrice Susanne Blumenthal
attrice Sara El Debuch
soprano Alice Rossi
voce Mais Harb
percussioni Elias Aboud
Foto: Roberto Ricci – Festival Verdi
