Le nozze di Figaro – Teatro Carlo Felice, Genova
Al Carlo Felice di Genova la nuova stagione operistica inizia nel segno di Mozart.
Nel 2017 un Sondaggio BBC Music Magazine, condotto fra 172 cantanti d’opera tra cui Plácido Domingo, Renée Fleming e Bryn Terfel, eleggeva come la più grande opera di tutti i tempi Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. Proprio con questo capolavoro del 1786, si inaugura la stagione del Carlo Felice, in una nuova formula che offre più spazio al balletto e, in chiusura, anche al musical.
L’allestimento proposto è quello della Fondazione Teatro Regio di Torino, realizzato secondo la produzione originale presentata al Teatro Real di Madrid (in coproduzione con la Asociación Bilbaína de Amigos de la Opera). Uno spettacolo, quindi, non inedito, già visto a Madrid nel 2009 e nel 2024 a Torino, affidato per la regia a Emilio Sagi (qui ripresa da Matteo Anselmi). Ci troviamo a Siviglia, nel suntuoso palazzo del Conte di Almaviva: le scene di Daniel Bianco ci trasportano in cortili, stanze ed infine nel giardino. Nelle parole di Sagi, sul libretto di sala, leggiamo l’intenzione di dare una connotazione fortemente sivigliana: mosaici piastrellati, calde luci mediterranee (a cura di Eduardo Bravo) ed una vegetazione sovrabbondante. Non meno importanti, in questo senso, sono i costumi di Renata Schussheim, ricchi di rimandi alla pittura di Goya, leggermente più tarda, rispetto alle Nozze ma sicuramente affascinante ed evocativa. Tutti questi elementi contribuiscono a creare un allestimento bello da vedere, classico, in cui si cerca di privilegiare la parte comica e spensierata dell’opera e lasciare la lotta di classe silenziosamente sullo sfondo. Piacevole l’inserto di una piccola coreografia in terzo atto curata da Nuria Castejón. Un progetto che nel complesso non vuole essere rivoluzionario o particolarmente originale ma che sa raccontare una storia, in modo aggraziato, chiaro ed è capace di suscitare qualche riflessione e qualche risata.

Il versante musicale è affidato a Jordi Bernàcer, che dal podio sviluppa il fraseggio mozartiano con una lettura incalzante e dai ritmi brillanti. Equilibrata nella scelta dei piani e dei volumi, la sua direzione convince soprattutto per il gioco delle dinamiche e per la abilità nel condurre la narrazione con precisione e attenzione, senza mai prevaricare e rispettando sempre le esigenze del palcoscenico.
A supportarlo, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, stilisticamente appropriata e limpida negli attacchi. Un giusto plauso anche a Sirio Restani, al fortepiano, per la sua maestria nello scandire i recitativi con la giusta verve esecutiva.
Venendo al cast, l’autentico mattatore della serata è Vito Priante che, forte di uno strumento dal timbro brunito e sinuoso, dipinge un Figaro arguto e disinvolto. A propio agio nelle volute della scrittura mozartiana, il baritono regala un’ottima prova sotto il profilo esecutivo, mantenendo l’emissione agile ed elastica nei passi fioriti come in quelli più distesi. Convince pienamente l’interprete, capace di costruire, con un sapiente gioco di accenti e sfumature, un personaggio vivo e raffinato.

Fa bella mostra di sé anche Daniela Cappiello, una Susanna dalla vocalità fresca ed aggraziata. Il soprano testimonia ottima consapevolezza stilistica, ben dosando volumi e dinamiche, alleggerendo nei passi più briosi e ammorbidendo in quelli di maggior abbandono. In tal senso, l’apice della sua prova è, senza dubbio, “Deh vieni non tardar” in quarto atto, cesellata con filati e piani ottimamente sostenuti. Da segnalare anche la presenza scenica, ironica ed ammiccante quanto basta.
La coppia nobiliare vede in Carmela Remigio una Contessa molto concreta e meno sognante di quanto certa tradizione ci abbia abituato. Il soprano conosce molto bene lo stile mozartiano e lo cavalca attraverso una espressività immediata ed efficace, tratteggiando una donna verace e sanguigna. Vedasi, a tal proposito, la energica esecuzione della splendida “Dove sono i bei momenti”, cesellata dalla Remigio con un suggestivo gioco di chiaroscuri, particolarmente evidente nella differenziazione tra le due strofe.
Roberto de Candia veste i panni del blasonato consorte, affidandosi alla piacevolezza e alla cristallina musicalità del proprio timbro per delineare un Conte d’Almaviva pragmatico e concreto nel suo disegno di conquista. Appassionato e fremebondo nell’aria del terzo atto, nel finale formula la richiesta di perdono alla Contessa con una commozione autentica e sentita.
Josè Maria Lo Monaco, rivolge il proprio mezzo, dal peculiare impasto setoso, verso la definizione di un Cherubino spigliato e smaliziato secondo tradizione. Di singolare efficacia la caratterizzazione scenica del personaggio.
Deliziosa la Barbarina di Chiara Maria Fiorani, dalla linea morbida e delicata.
Sonia Ganassi, nei panni di Marcellina, compensa un’emissione non sempre infallibile con la classe e il carisma di una presenza scenica d’alta scuola.
Volutamente pedante e borioso il Don Bartolo di Alex Martini, vocalmente ben a fuoco e scenicamente efficace.
Suo degno compare è il Basilio di Enrico Iviglia, cui riconosciamo una indiscussa maestria nella costruzione di un personaggio credibile a tutto tondo.
Una menzione speciale va all’Antonio di Stefano Marchisio, autore di un cammeo interpretativo, esempio di una verve comica declinata secondo la migliore tradizione comica italiana. Da segnalare, per altro, l’ampiezza del mezzo.

Divertente, con la sua inguaribile balbuzie, il Don Curzio di Gianluca Moro, dall’emissione chiara e ben organizzata.
Completano la locandina Eva Troise ed Elena Fioretti, rispettivamente prima e seconda contadina.
Valido, vivace e ben assestato anche il contributo del Coro del Teatro Carlo Felice, diretto da Giulio Magnanini.
Il folto pubblico presente ha riservato a questo spettacolo inaugurale un ampio apprezzamento, accogliendo artisti e direttore con applausi calorosi e festanti.
LE NOZZE DI FIGARO
Commedia per musica in quattro atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Il Conte di Almaviva Roberto de Candia
La Contessa di Almaviva Carmela Remigio
Susanna Daniela Cappiello
Figaro Vito Priante
Cherubino Josè Maria Lo Monaco
Marcellina Sonia Ganassi
Bartolo Alex Martini
Don Basilio Enrico Iviglia
Curzio Gianluca Moro
Barbarina Chiara Maria Fiorani
Antonio Stefano Marchisio
Prima contadina Eva Troise
Seconda contadina Elena Fioretti
Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Jordi Bernàcer
Maestro del Coro Giulio Magnanini
Regia Emilio Sagi
ripresa da Matteo Anselmi
Scene Daniel Bianco
Costumi Renata Schussheim
Luci Eduardo Bravo
Coreografia Nuria Castejón
Foto: Silvia Aresca
