Gala Verdiano – Festival Verdi 2026, Parma
Auguri al più amato dei compositori!
“L’anno mille ottocento tredici, il giorno dodici d’ottobre, alle nove del mattino, dinanzi a noi, aggiunto al sindaco di Busseto, ufficiale dello stato civile del Comune di Busseto suddetto, dipartimento del Taro, è comparso Verdi Carlo, di anni ventotto, oste, domiciliato a Roncole, il quale ci ha presentato un bambino di sesso maschile, nato il giorno dieci corrente alle otto di sera, da lui dichiarante e da Luisa Uttini, filatrice, domiciliata alle Roncole, sua sposa, e al quale ha dichiarato di voler dare i nomi di Giuseppe Fortunino Francesco.”
Il Maestro faceva, con questo atto, la sua prima uscita pubblica ufficiale, ne seguiranno tante, come ben sappiamo, nella sua amata terra ed in tutto il mondo. Parma, come ogni anno, non dimentica certo il compleanno numero 213 del suo illustre figlio e lo celebra con l’ormai consueto Gala Verdiano, un concerto in cui viene proposta una sinfonia e due singoli atti.

Nel contesto scelto per questo Festival, “mondi lontani”, si parte inaspettatamente con una rarità, la sinfonia de Il Guarany. L’opera di Antônio Carlos Gomes, che andò in scena in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 19 marzo 1870, ottenne un successo enorme. Lo stesso Verdi, secondo fonti dell’epoca, avrebbe commentato: “Questo giovane comincia dove finisco io!”, una consacrazione per il compositore brasiliano, quasi a renderlo suo erede spirituale.
Dopo l’acclamata lettura di Alzira, titolo inaugurale di questo XXVII Festival, James Conlon torna sul podio e, con un gesto ampio e rigoroso, riesce a mettere in luce tutta la ricchezza e la varietà coloristica della semantica compositiva di Gomes.
Facilmente riconoscibile l’evidenza delle influenze dello stile romantico italiano: forza, grandiosità, espansione e presenza dei leitmotiv emergono con chiarezza grazie al prezioso contributo del maestro americano, alla guida della sempre ben preparata Filarmonica Arturo Toscanini.
La serata prosegue nel segno del Maestro con il secondo atto de Il corsaro, melodramma su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da una novella di George Byron. L’opera, che debuttò al Teatro Grande di Trieste il 25 ottobre 1848, ci trasporta nel mare Egeo, allora infestato dai corsari.
Bastano poche battute, scandite da Conlon con la consueta precisione, per immergerci nell’harem di Seid. Dopo il canto ammiccante delle odalische, Gulnara affronta la celebre e impegnativa aria “Vola talor dal carcere”. Alessia Panza mette al servizio del fraseggio verdiano un mezzo solido e naturalmente proiettato: colpiscono la rotondità dell’emissione e la pulizia del canto di agilità, ma anche la grinta con cui il soprano riesce a gestire i numerosi sbalzi improvvisi della scrittura.
A seguire, entra in proscenio Seid, qui affidato al timbro brunito e pastoso di Daniel Luis de Vicente. Il baritono, già apprezzato nella recente Alzira, conferma la preziosità di uno strumento particolarmente adatto allo stile caratteristico del giovane Verdi. L’autorevolezza del canto, e l’incisività dell’accento, concorrono alla definizione dell’aspetto più crudele e barbaro di questo personaggio.
All’appello manca ancora il corsaro del titolo, qui interpretato da Galeano Salas. Il tenore vanta un timbro vellutato, ricco di armonici, e affronta la linea melodica con solida sicurezza musicale. Valorizzando le peculiarità della propria vocalità, Salas opta per una lettura romantica e meno eroica del personaggio di Corrado.

Tutti i protagonisti trovano nel podio un ottimo supporto. Conlon, infatti, riesce a trovare un costante equilibrio dinamico e sonoro, sottolineando con maggior enfasi i passaggi più tesi ed alleggerendo il più possibile gli involi romantici, qui restituiti, in particolare, dal canto di Gulnara.
Chiude il quadro il Coro del Teatro Regio che, grazie alla guida di Martino Faggiani,offre un contributo prezioso e ben calibrato.
Infine eccoci al terzo atto di Jérusalem, Grand Opéra in quattro atti su libretto di Temistocle Solera e traduzione francese di Royer e Vaez. In questo caso la prima rappresentazione avvenne all’Opéra national de Paris, il 26 novembre 1847: i mondi evocati sono quelli dei Crociati, intorno all’anno 1095.
L’atto si apre con l’aria di Hélène, una pagina di notevole complessità esecutiva e interpretativa. Alessia Panza affronta il cantabile cercando di ammorbidire al massimo l’emissione e offrendo un pregevole legato; subito dopo si lancia nella cabaletta con piglio energico, affrontando senza esitazioni le ripetute impennate verso il registro superiore. L’interludio successivo (la celebre “marcia funebre”) è guidato da Conlon con un incedere solenne e al tempo stesso struggente, quasi a preparare la scena del giudizio di Gaston. Quest’ultimo prende vita nel canto appassionato di Salas: grazie alla luminosità del timbro, il tenore restituisce con efficacia l’accorato struggimento del personaggio e, attraverso la rotondità dell’emissione e la fermezza della linea, ne dipinge la nobiltà, risultando altrettanto convincente sia nei passaggi più distesi sia in quelli più concitati.
Pregevole, sebbene contenuto, il contributo di Daniel Luis de Vicente, che tratteggia con adeguata fierezza il Comte de Toulouse.
Validi e preziosi gli interventi delle parti di fianco, che tornano ora dopo essere già stati apprezzati nella prima parte della serata: il sonoro Long Ning, impegnato prima come un Eunuco e quindi come un Officier, il mercuriale Agostino Subacchi, nel duplice ruolo di Giovanni e de L’Èmir, e il puntuale Emil Abdullaiev, Le Hérault.
Alla pregevole riuscita dell’esecuzione concorre, anche in questo caso, il sempre splendido coro parmigiano capace di trovare la tinta più consona ad esprimere la valenza drammaturgica del momento.
Grande partecipazione di pubblico, nazionale ed internazionale e successo caloroso al termine. È sempre commovente vedere quanto tutti amino Giuseppe Verdi e quanto sia forte il legame di Parma con il Maestro.
Gala Verdiano
213° compleanno di Giuseppe Verdi
Guarany, ouverture
Opera-ballo, su libretto di Antonio Scalvini e Carlo d’Ormeville
Musica Antônio Carlos Gomes
Il Corsaro, atto II
Melodramma tragico in tre atti e sette quadri su libretto di Francesco Maria Piave tratto
Musica Giuseppe Verdi
Gulnara Alessia Panza
Eunuco Long Ning
Seid Daniel Luis de Vicente
Corrado Galeano Salas
Giovanni Agostino Subacchi
Jérusalem, atto III
Grand Opéra in quattro atti su libretto di Temistocle Solera con la traduzione francese di Alphonse Royer e Gustave Vaëz
Musica Giuseppe Verdi
Un Officier de l’Èmir Long Ning
L’Èmir de Ramla Agostino Subacchi
Hélène Alessia Panza
Gaston Galeano Salas
Le Comte de Toulouse Daniele Luis de Vicent
Le Hérault Emil Abdullaiev
Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini
direttore James Conlon
Cori del Teatro Regio di Parma
maestro del coro Martino Faggiani
Foto: Roberto Ricci – Festival Verdi
