Spettacoli

Cavalleria rusticana/Pagliacci – Festival Verismo, Teatro Regio, Torino

Quattro titoli suddivisi tra 22 recite nell’arco di cinque settimane, due squadre diverse alla regia, due compositori. Ecco il Festival Verismo pensato dal Teatro Regio di Torino per l’inaugurazione della stagione 2026-2027, Festival che offre una splendida opportunità di (ri)scoperta della musica di Mascagni e di Leoncavallo oltre i loro più grandi successi facendoli anche uscire almeno in parte dall’ingombrante ombra di Puccini – che comunque non mancherà in stagione. Un’estetica quella verista, o più propriamente della “Giovane Scuola”, la cui immediatezza di linguaggio è stata talvolta confusa per grossolanità o addirittura tacciata di volgarità e che si è vista relegare a torto in secondo piano. Questa serata inaugurale dimostra che un ascolto più attento, ed una guida musicale scrupolosa possono dimostrarne le qualità e la sottovalutata raffinatezza.

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Ekaterina Semenchuk


Primo appuntamento del Festival è dunque il dittico più conosciuto della storia dell’opera italiana: Cavalleria Rusticana e Pagliacci. Nel primo titolo, fin dalle prime note, l’orchestrazione di Andrea Battistoni è contraddistinta da una tersa, preziosa eleganza sempre ricca di mordente e carattere. I volumi e le dinamiche sono cesellati con cura meticolosa ed il dialogo con il palcoscenico semplicemente esemplare. Battistoni con il suo gesto energico e preciso, che Torino ha imparato bene ad apprezzare ora che entra nel suo secondo anno da direttore musicale del Teatro Regio, procede senza fretta, indagando la partitura con tempi distesi ed un tocco personale ed originale che mai si adagia sulla prassi esecutiva e fa risaltare ogni sezione dell’orchestra, anzi ogni strumento, servendo sempre con attenzione l’azione scenica. L’orchestra del Regio in quest’occasione dimostra di potersi ulteriormente perfezionare rispetto agli altissimi livelli già raggiunti con una pregiata coesione di suono e d’intenti il cui esempio migliore non può che essere il luminoso, gemmeo Intermezzo. In Pagliacci le sonorità si fanno naturalmente più contrastate e robuste. In forma smagliante il Coro ed il Coro di voci bianche offrono una splendida prova in ogni loro intervento con un suono compatto e precisione certosina oltre che una notevolissima capacità di dinamiche e colori. I due coro sono impeccabilmente preparati da Gea Garatti Ansini e Claudio Fenoglio.

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SeokJong Baek, Ariunbaatar Ganbaatar


Discontinue nei risultati ma decisamente valide le due compagnie di canto. Ekaterina Semenchuk è una Santuzza di gran calibro per lo schietto volume del suo strumento e per la pertinenza stilistica oltre che per una resa scenica partecipata ed efficace. SeokJong Baek con timbro solare e generosità d’emissione è un Turiddu fresco e disinvolto, disegnando un personaggio a tratti ingenuo nel dolore che causa, ed il tenore dimostra una buona organizzazione vocale come testimoniano lo squillo e la sonorità del registro acuto e l’omogeneità tra i registri. Il ruolo di Alfio è affidato invece ad Ariunbaatar Ganbaatar, dal timbro ricco e davvero originale, che con sicurezza ben rende la sprezzante rabbia del carrettiere ma che pare più a suo agio con l’insinuante Tonio in Pagliacci dove il suo fraseggio risulta più variegato – ed il bellissimo Prologo da lui cantato in sala con apprezzata risolutezza. Veta Pilipenko offre alla sua Lola il velluto avvolgente della propria voce, in splendido contrasto con le sfumature più metalliche di Semenchuk. Ultima ma non per importanza la Lucia di una inossidabile Elena Zilio su cui l’età pare non aver sortito effetti! Da vera fuoriclasse, oltre che inappuntabile sul versante puramente musicale, è il fraseggio accorato e mirabilmente espressivo.

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SeokJong Baek, Elena Zilio

In Pagliacci è il canto ben sfogato ed agile dal bel timbro brunito di Carolina López Moreno a dare vita ad una vivida e toccante interpretazione di Nedda, incantevole nella Ballatella e nel duetto con Silvio e ragguardevole nella grinta necessaria per la scena finale – degna di nota in questo senso l’attenzione alla parola ed al fraseggio. Meno convincente nonostante il piglio energico il Canio di Martin Muehle, di ritorno al Regio dopo la Tosca che aveva concluso la scorsa stagione. Il ruolo del geloso capo della compagnia di attori a differenza di quello del pittore pare metterlo in difficoltà su diversi fronti, in particolare in uno sforzo che si percepisce in molti momenti nel registro acuto; l’emissione appare spesso dura e l’interpretazione poco variegata nelle intenzioni. Completa la compagnia il vivace e squillante Peppe di Matteo Mezzaro, già apprezzato Malatestino nella scorsa inaugurazione di stagione, notevole per presenza scenica e l’impeccabile organizzazione vocale. Note molto positive anche per il Silvio affascinante e ben cantato di Joshua Hopkins. Il cast si chiude con due ottimi artisti provenienti dal Coro, Lorenzo Battagion e Leopoldo Lo Sciuto, primo e secondo contadino.

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Ariunbaatar Ganbaatar


Le celebrazioni di Pasqua e Ferragosto, Sicilia e Calabria, gelosia e vendetta, ecco gli elementi su cui i due registi – Daniele Menghini per Cavalleria Rusticana e Francesco Micheli per Pagliacci – ed il drammaturgo – Michele Panella – si sono concentrati per l’allestimento. La scommessa è sicuramente vinta; i due titoli si fondono e dialogano armonicamente. La vita in una piccola comunità è qui accostata ad una liturgia laica e viene messa a contrasto con le pratiche religiose che le ambientazioni dei libretti suggeriscono e da cui i due allestimenti ben colgono spunto. Una sola scenografia, creata da Davide Signorini, domina il palcoscenico per entrambe le opere e trasporta in una struttura composta da un gruppo di baldacchini dall’estetica barocca. I ricchi e coloratissimi costumi di Nika Campisi per Cavalleria rendono poi chiaro che ci troviamo all’interno di una sacra rappresentazione a cui il paese partecipa ed assiste mentre in Pagliacci lo stesso paese ospita la commedia messa in scena dalla compagnia di attori. Anche in questo caso sono splendidi i costumi di Giada Masi con la loro estetica Belle Époque. Meritevoli di una lode particolare sono anche i sempre appropriati ed efficaci movimenti coreografici di Marco Caudera e Matteo Ceccarelli, in particolare i movimenti delle masse ed i deliziosi mimi che accompagnano con garbo i protagonisti in Pagliacci. Una piattaforma girevole offre la possibilità di rapidi ed efficaci cambi scena mentre i personaggi entrano ed escono dai ruoli loro affidati nella sacra rappresentazione pasquale, in Cavalleria Rusticana, o nella commedia, in Pagliacci.

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Carolina Lopez-Moreno

In Cavalleria Rusticana luoghi e momenti simbolo della Passione si coniugano ai momenti salienti della trama, come il giardino del Getsemani che fa da sfondo alla scoperta del tradimento da parte di Alfio ed al tradimento di Santuzza o una riproduzione dell’ultima cena che veglia sulla scena in osteria. Il risultato è talvolta affollato, a tratti sovraccarico di simbologie, ma certamente non privo di efficacia e rivela una accurata ricerca estetica. In Pagliacci, dopo la spogliazione e rivestizione della statua della Madonna e la mietitura del grano, la compagnia di attori arriva in paese su una struttura mobile a forma di asino volante, in realtà un pannello di legno che copre un versatile “dietro le quinte” ricci di vani e piani richiudibili come l’interno di un carrozzone. Il pubblico del villaggio si accomoda poi in due semicerchi a gradoni mentre i baldacchini lignei già presenti ospitano la recita finale. Il paese stesso in entrambi gli allestimenti è personaggio a pieno titolo; in Cavalleria Rusticana oltre a partecipare alla Sacra Rappresentazione pasquale il villaggio commenta e reagisce sempre agli avvenimenti, in Pagliacci poi il gioco metateatrale raddoppia quando anche il pubblico presente sulla scena per assistere alla commedia si scopre essere non il villaggio ma comparse che partecipano alla rappresentazione. Sul finale infatti si recano verso il fondo, allestito con varie luci come il bordo di un palcoscenico, a ricevere gli applausi. Gli applausi arrivano poi convinti anche dalla gremita platea del Teatro Regio e salutano con calore tutti gli interpreti, riservando, ci piace notare, un’accoglienza particolarmente festosa per Andrea Battistoni al termine di una splendida serata inaugurale. Il Festival Verismo proseguirà il 27 ottobre nel segno di Leoncavallo con la sua Bohème per poi lasciare spazio nuovamente a Mascagni con Iris a partire dal 5 di Novembre.

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Ganbaatar, Muehle, Moreno, Mezzaro

Festival Verismo
CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga
Musica di Pietro Mascagni

Santuzza Ekaterina Semenchuk
Turiddu SeokJong Baek
Alfio Ariunbaatar Ganbaatar
Lucia Elena Zilio
Lola Veta Pilipenko
Una voce Maria Di Mauro

Orchestra e Coro Teatro Regio di Torino
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Gea Garatti Ansini

Regia Daniele Menghini
Scene Davide Signorini
Costumi Nika Campisi
Movimenti coreografici Marco Caudera
Luci Gianni Bertoli
Drammaturgia Michele Panella

Nuovo Allestimento Teatro Regio Torino

PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Libretto e musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda Carolina López Moreno
Canio Martin Muehle
Tonio Ariunbaatar Ganbaatar
Peppe Matteo Mezzaro
Silvio Joshua Hopkins
Primo contadino Lorenzo Battagion
Secondo Leopoldo Lo Sciuto

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche Teatro Regio di Torino
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Maestro del coro di voci bianche Claudio Fenoglio

Regia Francesco Micheli
Scene Davide Signorini
Costumi Giada Masi
Movimenti coreografici Matteo Ceccarelli
Luci Gianni Bertoli
Drammaturgia Michele Panella

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

Foto di Daniele Ratti e Daniele Gaido cortesia del Teatro Regio