Concerti

Messiah – Trilogia d’autunno, Ravenna Festival 2025

Il Messia HWV 56 conclude in maniera davvero sontuosa la Trilogia d’autunno, con un’esecuzione che ne fa emergere tutta la potenza espressiva e la complessità architettonica, riaffermando con forza lo straordinario valore spirituale e identitario di questa partitura. L’oratorio fu composto nel 1741, dopo Orlando e Alcina e la fine della carriera operistica, ma dall’esperienza teatrale mutua il carattere spiccatamente scenografico e il gusto contemplativo delle arie secondo gli affetti. Potremmo addirittura dire che la composizione si articola come un’opera in tre atti, corrispondenti all’Avvento e al Natale del Signore, alla Passione e all’annuncio della Risurrezione e infine alla visione escatologica del Cristo apocalittico. Un viaggio immersivo nel suono come nel mistero del Divino, del dolore e della morte, in cui il Messia è guardato da lato, riflesso come in uno specchio dai testi dell’Antico e del Nuovo Testamento. Un percorso che avvolge e coinvolge e che viene tracciato da Dantone con ritmo e plasticità, dove le sonorità sono sempre piene e definite, la dinamica modulata con minuzia e l’insieme strettamente connesso e saldamente amalgamato. In grande sinergia con l’Accademia Bizantina è infatti il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini” diretto con puntualità da Lorenzo Donati e che plasma ogni intervento con omogeneità e compattezza, mostrando inoltre un’intensa partecipazione emotiva e costituendosi come una vera e propria scenografia sonora. Di grande levigatezza nella Parte prima è il coro “And He shall purify the sons of Levi” e molto vivace e gioioso “For unto us a Child is born”, con battute marcate e nel perfetto sovrapporsi delle linee melodiche. Intensamente drammatici tutti i cori della parte successiva, con chiusure tragiche e solenni fino all’esplosione luminosa dell’”Hallelujah”, intonato con entusiasmo e chiarezza. Nella Parte Terza anche i cori assumono un carattere più contemplativo che culmina nel sublime affresco di “Worthy is the Lamb that was slain” e nella fuga dell’”Amen” plasmata con forza e precisione.

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Ottavio Dantone

Ben assortite ed affiatate le quattro voci soliste, con il soprano Alysia Hanshaw dalla voce omogenea e cristallina, con acuti saldi e agili vocalizzi. Luminosissima è “Rejoice greatly” e di grande trasparenza “I know that my Redeemer liveth”, dove un legato di estrema naturalezza ci parla di un abbandono sereno e fiducioso.
Sentito ed ispirato il canto di Delphine Galou, che è nitida ed espressiva in “But who may abide the day of His coming” ed ha vocalizzi dolci e aggraziati in “O thou that tellest good tiding to Zion”. Esprime con intenso coinvolgimento la drammaticità di “He was despised and rejected” ed ha un’intenzione nobile e ferma in “Thou art gone up on high”. Di grande delicatezza inoltre il duetto con la Hanshaw che chiude la Parte Prima e di soave vivacità quello con il tenore.
Quest’ultimo è Žiga Čopi il cui stile narrativo e teatrale si impone fin dall’aria iniziale. Scandito e ieratico, con aperture luminose e consolatorie, in tutta la sequenza della Parte Seconda, è poi di grande energia nella lode di “Thou shalt break them with a rod of iron”.
Ha una dizione scolpita e stentorea Christian Senn nella parte del basso, di solenne autorevolezza in “For behold, darkness shall cover the earth”. Intrepreta con grande vigore e solarità “The trumpet shall sound”, in una modalità assai appropriata all’annuncio dei Novissimi.

La commozione travolge la sala e l’entusiasmo del pubblico obbliga Dantone a ripetere lo sfolgorante “Hallelujah”. E nello splendore abbagliante che ci ricorda quello dei mosaici si chiude la Trilogia d’autunno, in una Ravenna che ci ha avvolto di note e di arte e che merita di essere vista e rivista per la ricchezza e la varietà delle proposte. Oltre ai percorsi più noti, segnaliamo la recente apertura del Museo Byron che riscostruisce le vicende ravennati del poeta, i cui versi hanno tra l’altro ispirato non poche opere musicali.

Trilogia d’autunno: L’invisibil fa vedere Amore

MESSIAH
musica di Georg Friedrich Händel(1685-1759)
oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra su testo di Charles Jennens(prima esecuzione Dublino, New Music Hall, 13 aprile 1742)Edizione Bärenreiter

Alysia Hanshaw soprano
Delphine Galou contralto
Žiga Čopi tenore
Christian Senn basso

Accademia Bizantina
direttore
 Ottavio Dantone

Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”
maestro del coro Lorenzo Donati

Foto: Zani-Casadio