Il Turco in Italia – Teatro Filarmonico, Verona
Al Filarmonico di Verona la stagione prosegue nel segno di Gioachino Rossini.
“Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore.” La voce di Pier Paolo Pasolini tuonava contro il consumismo degli anni Sessanta ma, ancora prima del boom economico, la smania dell’acquisto aveva già colpito, ad esempio, Fiorilla. La protagonista del Turco in Italia canta infatti: “non si dà follia maggiore dell’amare un solo oggetto”, e in tutta l’opera sono continui i riferimenti al vendere e comprare. Seguendo questa intelligente ed originale lettura il regista Roberto Catalano e lo scenografo Guido Buganza creano uno spettacolo leggero e piacevole, ambientato negli anni Settanta del Novecento e interamente pensato sui toni del blu e del giallo. Sul palco si respira un allegro caos con fattorini che consegnano pacchi, ballerine in paillettes come appena uscite da Carosello e una gradevolissima confusione. Interessante l’idea finale di moltiplicare la protagonista stessa in più versioni identiche che ci fanno bonariamente riflettere sui limiti del consumismo e della produzione di massa. I costumi di Ilaria Ariemme non possono che seguire il giallo accecante degli oggetti di scena, pur con qualche eccezione e le belle luci di Oscar Frosio conferiscono a tutto l’allestimento uno smagliante tono da varietà del sabato sera. Un prodotto originale e vincente che ricordiamo è nato al Teatro Sociale di Rovigo, in coproduzione con i teatri di Ravenna, Jesi, Novara, Rimini e Pisa.

Passando al versante musicale dello spettacolo, si deve evidenziare, in primis, la presenza sul palcoscenico di alcuni tra più accreditati interpreti rossiniani del momento.
Nel ruolo del titolo, Carlo Lepore si conferma maestro di stile e di eleganza, nel canto come sulla scena. La generosità di una emissione piacevolmente brunita, al servizio di una linea omogenea e sempre sorvegliata, consente all’artista di fraseggiare con incisività e, ad un contempo, di ottemperare alle numerose esigenze della scrittura rossiniana nella più totale disinvoltura. L’inappuntabile padronanza stilistica consente quindi all’artista di creare un personaggio carismatico ed irresistibile, fiero nel portamento e sempre pertinente nei movimenti.

Al suo fianco Sara Blanch, una Fiorilla semplicemente perfetta sotto tutti punti di vista. Si rimane ammaliati dalla duttilità di una vocalità aggraziata e brillante, morbidissima negli attacchi e sorprendentemente luminosa nel registro acuto e sopracuto. Straordinario, inoltre, il coté virtuosistico, sorretto da una tecnica da manuale che consente di sgranare colorature ed inserire variazioni con facilità sbalorditiva. In tal senso, l’esecuzione dell’aria “Squallida veste bruna”, in secondo atto, rappresenta un paradigma di canto rossiniano che viene salutato al termine da una meritatissima ovazione. Altrettanto significativa, poi, è l’interprete, capace di coniugare la seducente freschezza della presenza scenica con un fraseggio guizzante e peperino, sino a trovare accenti di toccante malinconia nel già citato assolo che precede il finale.
Notevole anche la prova di Fabio Previati, al suo debutto nel ruolo di Don Geronio. Il baritono possiede un mezzo agile, dall’emissione facile e naturalmente dispiegata in un canto sul fiato morbido e delicato. I numerosi scogli della partitura vengono superati brillantemente, così come ben scanditi sono i sillabati dell’aria di secondo atto. Colpisce, inoltre, la raffinata modernità nel caratterizzare un personaggio di grande sensibilità ed umanità.

Brilla il Don Narciso di Dave Monaco, bravissimo nel disegnare il carattere di un corteggiatore vanitoso e goffo. Oltre alla irresistibile verve comica sulla scena, il tenore afferma la preziosità di uno strumento saldo e dalla facile proiezione. L’invidiabile presidio delle colorature, unito allo schioccante squillo del registro superiore, contribuiscono alla magnifica esecuzione dell’aria di secondo atto “Tu seconda il mio disegno”.
A Michele Patti spetta il compito di dare vita al personaggio di Prosdocimo. Una prova superata con ottimi risultati, grazie all’arguzia di un fraseggio vario e ricercato, alla composta misuratezza di una linea di canto piacevolmente timbrata e alla naturalezza di una presenza scenica statuaria.
In rilievo anche la Zaida di Marianna Mappa, in possesso di una vocalità brunita e di buon volume, a propio agio nella scrittura rossiniana, nei passi più vivaci come in quelli più distesi. Particolarmente curato l’accento, scandito con la giusta efficacia.
Completa la locandina Matteo Macchioni, un Albazar che si apprezza per il facile squillo di una linea musicale e complessivamente ben organizzata.
Sul podio Lü Jia opta per una lettura all’insegna della correttezza e del rigore espressivo. Attraverso l’adozione di tempi piuttosto comodi, il direttore ricerca quell’equilibrio e quella coesione sonore necessarie ad assicurare il rispetto del dettato autoriale. Complessivamente di buon livello l’intesa con l’orchestra areniana, capace di restituire un suono pulito e preciso e di assicurare il giusto supporto alle voci in palcoscenico.

Di notevole compattezza la prova del Coro areniano che, grazie alla encomiabile guida di Roberto Gabbiani, sigla una prova di pregevole brillantezza e musicalità.
Ottimo successo di pubblico per tutta la compagnia e direttore, con accoglienze particolarmente calorose all’indirizzo di Monaco, Previati, Lepore e Blanch. Per dovere di cronaca si registrano anche, all’apparire del team registico, alcune contestazioni che ci sentiamo di non condividere.
TURCO IN ITALIA
Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Felice Romani
Musica di Gioachino Rossini
Selim Carlo Lepore
Fiorilla Sara Blanch
Don Geronio Fabio Previati
Don Narciso Dave Monaco
Prosdocimo Michele Patti
Zaida Marianna Mappa
Albazar Matteo Macchioni
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Lü Jia
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Regia Roberto Catalano
Scene Guido Buganza
Costumi Ilaria Ariemme
Luci Oscar Frosio
Coreografie Marco Caudera
Foto: ENNEVI
