Et lux perpetua – Basilica di S. Croce, Firenze
Santa Croce in notturno spalanca le porte alla Città per celebrare l’inizio della 45° stagione dell’Orchestra Regionale Toscana, con un concerto offerto alla cittadinanza e andato immediatamente esaurito all’apertura delle prenotazioni, tant’è che l’organizzazione ha deciso di replicare generosamente l’evento anche il giorno successivo all’unica data inizialmente prevista. Et lux perpetua è il titolo scelto per questa speciale anteprima, in cui lo struggente e monumentale Requiem di Mozart risuona nelle navate del “tempio delle itale glorie”, realizzando una mirabile sintesi di musica e di arti visive, di storia fiorentina e spiritualità universale. Nelle parole di Maurizio Frittelli, presidente dell’ORT, come in quelle del presidente della Regione Eugenio Giani e delle altre autorità intervenute, il concerto vuole essere il modo per ringraziare Firenze e la Toscana per il sostegno e la fedeltà accordata a questa Orchestra, nata e cresciuta grazie all’impegno e alla collaborazione di differenti ambiti istituzionali presenti sul territorio. In realtà, dobbiamo in primis essere noi cittadini a ringraziare l’ORT, per il suo essere non soltanto fabbrica di cultura e fucina di bellezza, ma anche segno civile di organica unità, immagine di una società dove le diversità si integrano e i conflitti si armonizzano in un’azione complessa ma comunque coesa. E tuttavia, anche in una serata che ribadisce implicitamente il valore dell’unità, non mancano le divisioni e tocchiamo con mano quanto sia difficile realizzare e mantenere la concordia. Infatti, allorché Coro e Orchestra annunciano, per voce di una musicista, di voler dedicare il concerto alle vittime del genocidio nella striscia di Gaza, alcune persone si alzano e lasciano la basilica; tra queste poi una di loro, mentre il direttore Diego Ceretta è già salito sul podio, torna indietro e prende a parlare generando non poca agitazione e malumori. Ammirevole in questo contesto il contegno del Maestro, che nel brusio generale dà comunque in punta di piedi l’attacco della Marche religieuse di Luigi Cherubini, ricomponendo l’atmosfera ed immergendoci nella severità della riflessione sulla morte.

Un brano solenne e meditativo, omaggio al compositore fiorentino il cui vuoto cenotafio si trova appunto in Santa Croce e che ci introduce nel clima raccolto e sofferente del Requiem in re minore per soli, coro e orchestra K626. La direzione di Ceretta dispiega con forza la narrazione, privilegiando gli aspetti drammatici rispetto a quelli introspettivi, con tempi spediti che plasmano le fughe in modi superbi e una contenuta modulazione dinamica che riesce comunque a creare momenti sospesi e rarefatti. Il suono dell’Orchestra si mantiene costantemente turgido e compatto, nella precisione degli accordi e degli attacchi e nell’evidenza della varietà dei timbri, e sempre ben integrato con gli interventi del Coro Harmonia Cantata. Quest’ultimo, diretto da Raffaele Puccianti, dopo qualche esitazione iniziale sul Lux perpetua e sul Kyrie, delinea la sequenza del Dies Irae con vigore e accuratezza, con passaggi scolpiti come il Rex tremendae maiestatis e il Confutatis maledictis e una Lacrymosa intensa e ben modulata. Nell’Offertorium poi il Sanctus si impone per omogeneità e compattezza mentre un’attenta dinamica definisce l’Agnus Dei e il Lux eterna conclusivo.
L’iniziale Te decet hymnus è affidato a Francesca Pia Vitale, di salda estensione e dallo stile elegante, che delinea poi anche l’epilogo con grande trasparenza. Nel Tuba mirum e nel Recordare spiccano insieme alla Vitale gli altri tre solisti, di pregevole singolarità e di notevole affiatamento. Eleonora Filipponi con voce morbida e voluminosa plasma momenti intensamente drammatici come il Liber scriptus proferetur. Dave Monaco fin dal suo iniziale Mors stupebit esibisce un canto rotondo e melodico, conferendo grazia anche ai passaggi più laceranti. Sbalzato e incisivo è Francesco Leone con il suo stentoreo attacco della sequenza e una solida profondità negli intrecci del Recordare e del Benedictus, che vedono un nitido e vibrante sovrapporsi delle quattro voci soliste.
Un prolungato silenzio accoglie la conclusione del Requiem, prima che il pubblico prorompa in applausi grati e fragorosi. Un entusiasmo che si lascia alle spalle le divisioni e che accende il desiderio di superarle. Un evento che è festa per l’ORT ma che nella sua dedica è memoria di una tragedia, nella speranza che la bellezza possa lenire le ferite dell’orrore e che non spetti alla distruzione e alla morte l’ultima parola sulla storia.
ET LUX PERPETUA
Anteprima della 45° Stagione dell’ORT 2025/2026
Luigi Cherubini
Marche religieuse
Wofgang Amadeus Mozart
Requiem per soli, coro e orchestra K626
Orchestra Regionale della Toscana
Diego Ceretta, direttore
Francesca Pia Vitale, soprano
Eleonora Filipponi, mezzosoprano
Dave Monaco, tenore
Francesco Leone, basso
Coro Harmonia Cantata
Raffaele Puccianti, direttore
Foto: Marco Borrelli
