Verismi – Teatro del Popolo, Castelfiorentino
Se la ricerca del “vero” in musica inizia con Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, nel solco di quanto stava già avvenendo in letteratura, il panorama del nuovo teatro musicale tra Otto e Novecento, comunemente etichettato come verista, ci si presenta in realtà alquanto variegato, assumendo caratteristiche del tutto peculiari in autori come Ruggero Leoncavallo e Alfredo Catalani, Francesco Cilea e Umberto Giordano, nonché Giacomo Puccini. Ci appare dunque decisamente appropriato, nonché suggestivo, intitolare con il termine Verismi il Gran Galà tenutosi al Teatro del Popolo di Castelfiorentino e organizzato dall’Associazione “Amici della Lirica Umberto Borsò”, con il contributo e il patrocinio del Comune toscano. Il concerto propone infatti un percorso non soltanto nella veridicità dell’emozione, ma anche nella riscoperta di un teatro che nella finzione intende mostrare la nuda verità della vita. Sembra un paradosso, ma si finge per dire il vero, come ha sottolineato la sindaca Francesca Gianni, laddove il vero non è soltanto un obbiettivo dell’arte, ma anche un valore da porre alla base della comunità.
La prima parte del programma, illustrato puntualmente dal direttore artistico Francesco Marchetti, ci presenta brani volti soprattutto a cogliere la verità e l’immediatezza del sentimento, come nei brani da L’amico Fritz di Mascagni o da Wally di Catalani, nonché a indagare il rapporto tra l’arte e la vita, come in Pagliacci di Leoncavallo o in Adriana Lecouvrer di Cilea. A questi elementi si aggiunge, nella parte che segue, il tema tipicamente decadente della dissacrazione, nell’accostamento di sacro e profano nel “Te Deum” di Tosca e nel “Regina Coeli” di Cavalleria. Una seconda parte che è però dominata da Andrea Chénier di Giordano, opera di cui ricorre il 60° della storica rappresentazione che vide il trionfo di Umberto Borsò al Teatro del Popolo. Un entusiasmo collettivo documentato tra l’altro da una foto della memorabile serata con la sala gremita e rievocato da un filmato d’epoca con Borsò che canta in studio “Improvviso” da Andrea Chénier; un entusiasmo del passato che ci ricorda nel presente l’importante ruolo svolto dalla musica nella storia artistica e civile del nostro paese e che fece nascere uno speciale legame tra la cittadina e il celebre tenore, alla cui memoria è peraltro intitolato il Premio Internazionale di Canto Lirico per giovani talenti che si tiene ogni anno a Castelfiorentino.

E sul palco, tra i protagonisti dell’evento, è appunto Alessia Battini, vincitrice dell’edizione 2026, che in “Son l’umile ancella” da Adriana Lecouvrer esibisce un canto legato e luminoso. Una linea articolata e una salda tenuta dei fiati contrassegnano poi la nostalgica “Ebben? Ne andrò lontana” da Wally di Catalani, mentre un ampio volume ed acuti svettanti intessono la sequenza del “Regina Coeli” di Cavalleria Rusticana.
Da parte sua, Silvia Pantani traccia “Sono pochi fiori” da L’amico Fritz con voce morbida e piena e un’intenzione delicatamente accorata. “La mamma morta” da Andrea Chénier è invece di grande forza drammatica, articolata in una puntualità che ne rivela la struttura e la complessità delle emozioni. Sofferta ma intrisa di dolcezza è infine la sua “Vissi d’arte”.
A intonare il lamento di Federico dall’Arlesiana di Cilea è Davide Ciarrocchi, che rende con grazia e intensità “E’ la solita storia del pastore”. L’emissione è potente e rotonda, tanto in “Come in un dì di maggio” da Andrea Chénier, delineata con frasi ampie e sbalzate, che in “Vesti la giubba” da Pagliacci, che viene scolpita in una forma tragica e vibrante.
Tra gli interpreti solisti è anche Massimo Cavalletti, che definisce il Prologo di Pagliacci mostrandocene con chiarezza l’impianto emotivo e concettuale. Con un fraseggio scandito e incisivo rappresenta poi il conflitto di “Nemico della patria” da Andrea Chénier ed è infine uno Scarpia vigoroso e dissacrante nella sequenza del “Te Deum”.
Una pagina pucciniana, questa, in cui il Coro Lirico Castellano, diretto da Nicoletta Cantini, si dimostra coeso e di notevole solennità. Ben modulati nella dinamica gli interventi del “Regina Coeli”, tra soave preghiera e umana passione, e “Gli aranci olezzano” ancora da Cavalleria, reso in una modalità omogenea e leggera. Di grande forza l’Inno al Sole da Iris di Mascagni, in uno stile trionfale e celebrativo, che viene ripetuto alla fine come bis, con il sostegno dell’Orchestra Orpheus, diretta da Gabriele Cernobi, che sfoggia volume ed energia. E’ invece delicato e malinconico l’intermezzo da Guglielmo Ratcliff, che aveva aperto il concerto con un momento intenso ed espressivo: un brano strumentale di non frequente esecuzione, a indicarci, in punta di piedi, quanto ci sia ancora da mostrare e da esplorare nell’arcipelago “Verismi.”
VERISMI
Gran galà lirico dedicato agli autori del Verismo musicale
Alessia Battini Soprano
Silvia Pantani Soprano
Davide Ciarrocchi tenore
Massimo Cavalletti Baritono
Orchestra Orpheus
Direttore Gabriele Centorbi
Coro Lirico Castellano
Maestro del coro Nicoletta Cantini
Direzione artistica Francesco Marchetti
Foto: Gruppo Fotografico Giglio Rosso (Cristian Vito e Mario Lensi)
