Danza

Giselle – Teatro alla Scala, Milano

OperaLibera ha avuto l’occasione di assistere all’ultima replica di Giselle, il 23 ottobre 2026, preziosa per l’interpretazione di Alice Mariani e Navrin Turnbull che hanno interpretato per la prima volta i ruoli protagonisti. 

Il balletto nella sua prima versione andò in scena nel 1841 all’Académie Royal de Musique di Parigi con il titolo Giselle ou les Wilis, riscuotendo sin da subito grande successo anche grazie alla partitura musicale di Adolphe Adam, una delle migliori per balletto e alla costruzione in due atti perfettamente bilanciati: il primo all’insegna della spensieratezza e dell’amore giovanile, infranti dalla celebre scena della pazzia di Giselle; il secondo, il celeberrimo atto bianco dominato dalla presenza delle Willi. 

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Giselle. Teatro alla Scala, Milano

Come è stato osservato Giselle è il balletto che concilia “tutela della tradizione e rappresentazione contemporanea”, un classico del repertorio scaligero che ha scelto di farne uno dei balletti più iconici della compagnia, mantenendo inalterata la versione coreografica originale di Jean Coralli e Jules Perrot, con le riprese di Yvette Chauviré che interpretò Giselle per la prima volta alla Scala nel 1950, nonché l’allestimento di Aleksandr Benois, ideato allora per il teatro milanese e, benché rinnovato, mantenuto tale ad ogni replica.

Il balletto si presenta pertanto nella sua veste più tradizionale, ma non per questo desueta. Soprattutto la coreografia mantiene tutta la sua straordinaria qualità, ancora molto sfidante per gli interpreti chiamati a coniugare difficoltà tecniche e profondità interpretativa, in particolare nel secondo atto, dove la leggerezza degli spiriti delle Willi è data dalla capacità di rendere invisibili tecnicismi e sforzi muscolari che danno vita a passi eterei, in un aldilà buio che si contrappone alla luce e ai colori del villaggio del primo atto.

Alice Mariani ha offerto una perfetta Giselle tanto umana, felice e concreta nel primo atto, quanto leggiadra e disperata nel secondo, senza alcuna forzatura mimica, perfettamente a suo agio nei due ruoli. Supportata da grandi qualità fisiche che ne fanno una danzatrice energica e umana, ma allo stesso tempo delicata, ha interpretato con disinvoltura i famosi saltelli in punta abbinati a balloté, così come è riuscita a dare leggerezza agli altrettanto celebri entrechat-quatre dell’atto bianco. Accanto a lei Navrin Turnbull, le cui doti interpretative spiccano forse più nel primo atto, ma non manca di entusiasmare il pubblico anche nel secondo, eseguendo gli entrechat-six e i grandi cabrioles con notevole perizia. 

Nel ruolo di Myrtha, regina delle Willi, la sempre carismatica Maria Celeste Losa, qui austera e imperiosa, forse un carattere che meno le si addice – lei sempre così sorridente – ma che le riesce comunque alla perfezione, anche nell’esecuzione dei grands jetés con cui occupa magistralmente tutto il palco.

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Giselle. Teatro alla Scala, Milano

Impossibile non rievocare la bellezza esecutiva delle Willi negli iconici arabesque saltati. Il corpo di ballo nel suo insieme è sempre tra gli interpreti migliori della compagnia, capace di una precisione e armonia che ne fanno una delle figure memorabili di questo balletto, che nell’immaginario collettivo è spesso associato proprio alle file delle bianche e silenti Willi. 

Da ricordare infine, non per minor bravura, Marco Agostino nel ruolo dell’irruento Hilarion, Giordana Granata con Alessandro Paoloni che hanno eseguito la vivace danza dei contadini e le due Willi, Caterina Bianchi e Agnese Di Clemente.

Sul podio, a dar vita a una delle più belle partiture per musica da balletto, Mikhail Agrest per la prima volta alla Scala. 

Mantenere emozionate, vivo e carico di significato un grande classico è un merito che va riconosciuto a chi l’ha creato e a chi ancora lo porta in scena.