Il barbiere di Siviglia – Cavea del Maggio, Firenze
Il barbiere di Siviglia di Damiano Michieletto, rappresentato per la prima volta nel luglio 2005 al Teatro Romano di Fiesole, è ormai divenuto un vero e proprio classico delle produzioni del Maggio Musicale Fiorentino, che anche quest’anno lo ha riproposto nell’affascinante cornice della Cavea sotto le stelle della calda estate di Firenze. Un classico nell’autentico significato del termine, in quanto continua a parlarci, senza smettere di sorprendere e divertire, e che la ripresa di Stefania Grazioni ci ha restituito in tutta la sua freschezza ed esuberanza. L’idea centrale è quella del viaggio in treno a Siviglia, dalla quotidianità contemporanea verso un mondo fantastico, dove i personaggi sono simpatiche caricature, quasi archetipi buffi, e che, in quest’edizione, ci hanno ricordato più di altre volte il Mago di Oz, con una Dorothy-Rosina che gioca con le sue scarpette rosse. Un discorso visivo che si avvale di pochi elementi ma alquanto eloquenti, come le sedie, la scala e gli ombrelli e che, combinandoli con estro e abilità, ricrea, evocandoli in forme stilizzate, tutti gli ambienti della commedia. L’intera macchina scenica è dunque affidata ai movimenti, sempre assai complessi e talora vertiginosi, in puntuale accordo con la musica e capaci addirittura di esaltarne il ritmo e amplificarne i crescendo. Emblematico in tal senso sono la famosa trovata dei palloni nel finale del primo atto o il temporale con ombrelli ed impermeabili. Le luci di Andrea Locorotondo da parte loro danno risalto alle tinte sgargianti, dove a prevalere sono il rosso e il giallo, ma sanno valorizzare anche i notturni dei momenti più distesi e poetici. Un ruolo fondamentale nel definire ogni figura lo svolgono i costumi di Carla Teti, divenuti famosi pe la loro inventiva, di particolare originalità ed efficacia nel caratterizzare don Basilio come serpente e nei travestimenti del conte d’Almaviva.
L’allestimento dunque, distinguendosi per aspetti così tipici e particolari, richiede non poco rigore formale e soprattutto un minuzioso coordinamento di ogni gesto; e ciò nonostante si configura comunque come opera aperta, un laboratorio dove si può ancora sperimentare e innovare, un cantiere dove molto spazio è lasciato alla creatività e alle doti peculiari dei singoli interpreti. E questi in effetti nell’edizione 2026 definiscono un cast affiatato e vivacissimo, capace di arricchire la struttura registica con i loro specifici apporti.

Min Kim è un Figaro gigione e grottesco, invero un po’pasticcione ma con la serietà del mago alchimista capace di trasformare ogni situazione. Pur con qualche diminuzione di consistenza, l’emissione è rotonda e il fraseggio alquanto articolato, come emerge fin dal suo ingresso, con una cavatina delineata con omogeneità e brillantezza in ogni sua parte. Assai vivace in tutto il duetto con il conte, ha una linea salda e sinuosa in quello con Rosina e nel terzetto del secondo atto.
E’ accuratamente organizzata anche tutta la cavatina di Rosina, interpretata da Alexandra Meteleva con voce morbida e voluminosa. Il canto è legato, con fluidi passaggi dal grave all’acuto e con agilità scandite con precisione. Melodico e trasparente il Rondò dell’inutil precauzione e molto espressivo e voluminoso ogni dialogo. La figura che ne emerge è quindi quella di una ragazza moderna e volitiva, capricciosa ma sinceramente innamorata, e soprattutto fermamente risoluta nel perseguire i suoi obbiettivi.
Ha una linea ampia e di grande eleganza Marco Ciaponi come conte di Almaviva, assai luminoso e avvolgente fin dalla sua aria d’esordio. Nitida e toccante è “Se il mio nome saper voi bramate”, mentre è di proteiforme comicità come soldato ubriaco e come don Alonso, con una proiezione che si mantiene comunque sempre limpida e modulata.
Roberto De Candia è un don Bartolo esuberante, vanesio e possessivo, che si impone sulla scena per energia e comicità. La dizione è chiara e scandita, di notevole disinvoltura nei passaggi d’agilità, specialmente nell’aria “A un dottor della mia sorte”. Molto incisiva ogni frase nei differenti frangenti, mentre la sua arietta al secondo atto è alquanto melodica e luminosa.
Giorgio Caoduro sbalza in rilievo un don Basilio pomposo e simpaticamente opportunista. Il canto è modulato con cura tanto nell’accento quanto nella dinamica, con un sibilo nei recitativi che desta ilarità e con “La calunnia è un venticello” assai ben differenziata, con vigore e linea melliflua, nell’attenta alternanza di forte e di piano.
Morbida e omogenea è Aloisia De Nardis, che crea una Berta buffa e vivace e che nella sua aria non manca di esprimere una simpatica ed esuberante sensualità.
Chiaro e definito in ogni passaggio Gonzalo Gody Sepùlveda, tanto come Fiorello quanto come Ufficiale.

Il racconto musicale è condotto con fluidità e compattezza da Riccardo Bisatti, già sul podio del Maggio per “Il barbiere” dell’estate 2024. Il giovane direttore conferma la sua capacità di riprodurre con puntualità la struttura ritmica dell’opera e di forgiare con l’Orchestra del Maggio sonorità precise e voluminose. I tempi adottati sono brillanti e portati avanti con costante omogeneità e il gioco dinamico è realizzato con attenzione e finezza. Di grande compattezza i concertati e in generale tutti i pezzi d’insieme, grazie anche al contributo fuori scena del Coro maschile diretto da Lorenzo Fratini. Una direzione dunque vivace che tuttavia non rinuncia al cesello, e perciò molto in linea con lo stile di Rossini e che ha riscosso fragorosi consensi. Molto applauditi tutti gli interpreti, con speciali tributi per Kim, De Candia e Ciaponi.
IL BARBIERE DI SIVIGLIA
o sia L’inutile precauzione
di Gioachino Rossini
Melodramma buffo in due atti di Cesare Sterbini
dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais
Maestro concertatore e direttore Riccardo Bisatti
Regia e impianto scenico Damiano Michieletto
Ripresa regia Stefania Grazioli
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Costumi Carla Teti
Luci Andrea Locorotondo
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Personaggi e interpreti
Il Conte d’Almaviva Marco Ciaponi
Don Bartolo, dottore in medicina, tutore di Rosina Roberto De Candia
Rosina, ricca pupilla in casa di Bartolo Alexandra Meteleva
Figaro, barbiere Min Kim
Don Basilio, maestro di musica di Rosina, ipocrita Giorgio Caoduro
Fiorello, servitore d’Almaviva / Un ufficiale Gonzalo Godoy Sepúlveda
Berta, cameriera di Bartolo Aloisia de Nardis
Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino
