Aida – Arena di Verona Opera Festival 2026, Verona
L’Aida di cristallo, di Stefano Poda, torna in Arena.
“Estate, quando ogni cosa splende di più.”
Così scriveva William Shakespeare, e noi aggiungiamo che l’estate dei melomani splende quando si pensa ad Arena di Verona e ad Aida. Un trinomio che ormai continua dal 1913, quando, un tenore veronese, pensò di usare l’anfiteatro proprio per mettere in scena Aida: una serata storica alla presenza di molti nomi noti fra cui Giacomo Puccini, Arrigo Boito, Pietro Mascagni e Franz Kafka. Proprio a Giovanni Zenatello, artista e personaggio poliedrico, in occasione dei 150 anni dalla nascita, Fondazione Arena di Verona ha dedicato un bel volume, con contributi di Davide Anacchini, e molto materiale fotografico inedito di proprietà degli eredi del cantante.

Tornando al presente areniano, possiamo dire che ormai un “nuovo classico” è diventato l’allestimento di Aida di Stefano Poda. Lo spettacolo debuttò per il centesimo Festival operistico nel 2023 ed è stato recensito già più volte sulle nostre pagine. Lasciamo qui il link alla nostra prima recensione per approfondimenti sulla parte visiva; la messa in scena non ha veramente perso nulla della sua originale bellezza e magnificenza. Ricordiamo solo che alcuni elementi della scena, quelli presenti sulle gradinate: una astronave ed una grande colonna templare, sono scomparsi, trovando però curiosamente posto in piazza Bra. Nella recita a cui abbiamo assistito, dobbiamo segnalare, per dovere di cronaca, che, per problemi tecnici, la grande mano fulcro dello spettacolo è stata montata con sole quattro dita. Questo imprevisto non ha comunque compromesso eccessivamente la resa visiva complessiva.
Affidare la concertazione di un’opera tanto complessa come Aida a Daniel Oren, significa poter contare sulla competenza e sulla sapienza di una delle bacchette più esperte della poetica verdiana. Il maestro israeliano, infatti, sulla scorta della sua conclamata familiarità con questo capolavoro del Cigno di Busseto, ne valorizza ogni passaggio, tendendo l’arco drammaturgico con una incessante forza propulsiva. Attraverso una tavolozza di colori sfumati e cangianti, Oren sviluppa una narrazione molto teatrale, riservando tinte più delicate per i momenti di maggior intimismo e sonorità più arroventate per le grandi scene di massa. Nasce così un racconto in continua evoluzione, tutto giocato sul contrasto tra lirismo ed eroismo, in un equilibrio perfetto tra abbandono e vigore. Una prova di grande statura, perfettamente assecondata dall’orchestra areniana che, alle prese con una partitura che conosce alla perfezione, riesce ad elaborare un tappetto sonoro pieno e compatto, un pregevole supporto per il palco, con il quale dialoga ottimamente.

Il cast è guidato da Maria José Siri che, proprio quest’anno, raggiunge il traguardo delle duecento recite nei panni dell’infelice principessa etiope. In questa occasione, il soprano viene colta in stato di grazia, forte di una linea di canto dal timbro pieno e vellutato, al servizio di una emissione morbida e ben controllata. Di particolare suggestione l’uso dei piani e dei filati, per meglio sottolineare il sognante involo delle pagine più struggenti (specie negli ultimi due atti). In pari evidenza, poi, sono la rotondità dei centri e la pienezza della regione superiore.
Un grande plauso merita il Radamès di Gregory Kunde che, dopo una lunga carriera, si mostra ancora in possesso di una vocalità solida e voluminosa. Che dire, poi, del registro acuto, così luminoso e saldo? Colpisce anche la raffinatezza dell’interprete, capace di guidare l’emissione verso un’espressività autentica, disegnando un personaggio a tratti meno eroico, ma più umano. Una prova ben riuscita, che conferma, ancora una volta, quanto l’artista abbia piena consapevolezza della scrittura e dello stile verdiano.
Alisa Kolosova dona ad Amneris tutta la pienezza del proprio strumento, facendo leva sul seducente impasto timbrico di una linea di canto compatta e facilmente proiettata. Il mezzosoprano ottempera ad ogni esigenza della parte con buona disinvoltura, convincendo per la densità del registro centrale e la fermezza di quello acuto, raggiunto con indubbia naturalezza. Particolarmente rifinita anche l’interprete, capace di sottolineare, con pari efficacia, il lato più appassionato e quello più fragile del personaggio.
Amartuvshin Enkhbat, da par suo, è un Amonasro di eccellente levatura. Lo è per la nobiltà del legato, la ricchezza degli armonici, la torrenziale fermezza di un registro acuto vigoroso, la raffinatezza del cantabile. Lo è anche per la pertinenza stilistica e di fraseggio, quest’ultimo costruito attraverso un accento nitido e sfumato.

Ottimo anche il Ramfis di Simon Lim, dall’emissione autorevole e piacevolmente timbrata. Lo strumento è ben controllato e sorvegliato a tutte le altezze, raggiungendo quella intensità, vocale ed interpretativa, necessaria per sottolineare la solennità del personaggio, specie nei concertati.
Molto bene anche il Re di Abramo Rosalen che, con una linea di canto ben rifinita, restituisce, con la giusta incisività, tutta la fierezza e la ieraticità del sovrano egizio.
Completano la locandina Riccardo Rados, un Messaggero dall’emissione squillante e ben tornita, e Francesca Maionchi, una Sacerdotessa dal canto composto e raffinato.
Straordinario il Coro areniano che, specie in questo titolo, mostra tutta la forza e l’intensità di un canto preciso e ben modulato. Merito, senza dubbio, anche di Roberto Gabbiani e alla sua capacità di lavorare con i professori del coro per l’ottenimento di una tavolozza espressiva quanto mai variegata.
Alla serata arride un ottimo successo di pubblico, che distribuisce calorosi e festanti consensi a tutti i protagonisti e al direttore.
AIDA
di Giuseppe Verdi
opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Il Re Abramo Rosalen
Amneris Alisa Kolosova
Aida Maria José Siri
Radames Gregory Kunde
Ramfis Simon Lim
Amonasro Amartuvshin Enkhbat
Un messaggero Riccardo Rados
Una sacerdotessa Francesca Maionchi
Direttore Daniel Oren
Regia, scene, costumi,luci,coreografia Stefano Poda
Orchestra,Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Foto : Ennevi
