Spettacoli

La traviata – Chorégies d’Orange 2026, Orange

La traviata nel teatro antico di Orange. 

“Di Provenza il mar, il suol
chi dal cor ti cancellò?
Al natio fulgente sol
qual destino ti furò?” 

In una serata così splendida, in “Quella sinistra riva che si lava di Rodano poi ch’è misto con Sorga”, come scrisse Dante, le parole di papà Germont paiono ancora più forti e comprensibili. Come ha potuto Alfredo dimenticare il garrire delle rondini, il sole caldo e giallo che illumina la pietra bellissima e antica retaggio dei romani, il maestrale che soffia sempre con garbo e rende le sere d’estate speciali. Una magia che travalica i luoghi e sale sul palco e che si ripete, estate dopo estate, nel teatro antico, cuore della piccola cittadina che ospita il festival lirico più antico di Francia. È appunto La traviata, il capolavoro di Giuseppe Verdi scelto come opera per Chorégies d’Orange 2026, in chiaro dialogo con il meraviglioso Trovatore visto qui lo scorso anno. La magnificenza del Teatro Romano, riconosciuto Monumento storico di Francia e tutelato dall’Unesco, con la scena quasi intatta così come si presentava nel I secolo a.C., ha permesso alla curatrice dell’allestimento Vanessa d’Ayral de Sérignac di limitarsi a pochi elementi. Nell’enorme palco compaiono alcune sedie, usate per lo più nelle due scene di festa, qualche foglio e poco più, la magia è tutta costruita dalle luci che mutano colore ed intensità conferendo alla pietra sfumature sempre diverse e visivamente appaganti. Particolare attenzione è stata data agli abiti della protagonista, eleganti e rifiniti, soprattutto quello di apertura di un intenso rosso. 

Traviata_Orange_2026_1
Claudia Pavone e Julien Behr

Una serie di sfortunate coincidenze ha interessato l’esecuzione musicale sino a pochi giorni, anzi a poche ore, dal debutto. Nella scorsa primavera, infatti, l’annunciata (e tanto attesa) protagonista della produzione, Nadine Sierra, lascia il posto a Jessica Pratt. Il giorno precedente la recita, tuttavia, viene diffuso un comunicato con il quale si rende noto che, a causa una improvvisa indisposizione del soprano australiano, la signora delle camelie sarebbe stata interpretata da Claudia Pavone. Una nuova defezione interessa il cast a poche ore dall’andata in scena: questa volta si tratta del tenore Javier Camarena, cui subentra Julien Behr, letteralmente catapultato in scena.

Esibirsi su di un palcoscenico tanto esteso come quello di Orange non è per nulla semplice e a complicare il tutto ci si è messo anche il maestrale che, con il suo soffio caldo ma incessante, ha deciso di accompagnare le melodie del Cigno di Busseto, dalla prima all’ultima nota.
Con tutte le premesse di cui sopra, tenuto conto del ridottissimo (per non dire nullo) tempo dedicato alle prove, l’esito dell’esecuzione è risultato complessivamente soddisfacente, con alcune punte di autentica emozione.

Traviata_Orange_2026_2
Claudia Pavone

Come ricordato poco fa, il ruolo della protagonista è affidato a Claudia Pavone che, a dispetto del poco tempo a disposizione, ha saputo mettere a frutto la sua consolidata frequentazione con la parte. Il soprano, in possesso di una vocalità dal caratteristico colore chiaro e squisitamente lirico, mostra una certa eleganza nell’emissione e un buon controllo tecnico complessivo. L’intrinseca musicalità della linea si riflette, in particolare, nella rotondità dei centri e nella pienezza della regione acuta, trovando un punto di forza nella modulazione del suono in pianissimo. Sotto l’aspetto interpretativo, Pavone disegna una eroina molto umana e che, a dispetto dal dissidio interiore che la consuma, riesce a trovare la forza per compiere il più alto dei sacrifici, ovvero la rinuncia all’amore. Alla definizione del personaggio concorrono, inoltre, la raffinatezza e la compostezza del portamento, ulteriormente valorizzato dai preziosi abiti di scena.

Al suo fianco, Julien Behr, tra i tenori francesi più in vista del momento. L’artista, pur considerate le caratteristiche intrinseche di un timbro non particolarmente accattivante, affronta la scrittura verdiana con la giusta disinvoltura e assolve con correttezza a tutte le richieste della parte. Il fraseggio, accentato con cura, concorre alla caratterizzazione di un Alfredo innamorato ed irrequieto secondo copione. Misurata la presenza scenica.

Nel terzetto dei protagonisti si impone Ludovic Tézier, già previsto in cartellone sin dalla presentazione del programma del festival nel novembre scorso. Il baritono, con il suo timbro setoso, offre una esecuzione di impareggiabile precisione, dove la morbidezza dell’emissione si combina con la nobiltà del legato e lo squillo del registro superiore. Un canto vigoroso ma, al tempo stesso, ricco di sfumature per dare il giusto risalto ad ogni accento e ad ogni inflessione del testo. La grandezza di Tézier è confermata anche dalla statura dell’interprete, portavoce ideale di quella “parola scenica” tanto cara a Verdi. Nell’ambito di una prova di magnifica eccellenza, come non ricordare la splendida esecuzione dell’aria “Di Provenza il mare e il suol”, dipinta con tale trasporto da scatenare una interminabile ovazione del pubblico.

Nel numeroso stuolo dei comprimari, ricordiamo la seducente Flora di Éléonore Pancrazi, dal canto vellutato e dalla presenza scenica ammiccante, ma anche la Annina di Valentine Lemercier, luminosa nell’emissione ed elegantissima nelle movenze.

Si distinguono, poi, Christophe Berry, un Gastone squillante ed insinuante, Matthieu Lécroart, un Barone Douphol di artistocratica autorevolezza.

Traviata_Orange_2026_3
Julien Behr

E si prosegue, quindi, con Yoann Dubruque, un Marchese d’Obigny simpaticamente altezzoso, e Thomas Dear, un Dottore di Grenvil di granitica solennità.

La locandina si completa, quindi, con il Giuseppe di Vincenzo di Nocera, un Commissionario di Paolo Stupenengo e , infine, un Domestico di Kwan Soun Kim.
 Sul podio, Paolo Arrivabeni offre una lettura del capolavoro verdiano nel solco della tradizione. Un flusso narrativo costruito su dinamiche asciutte e sonorità vivide, ingredienti fondamentali di una teatralità immediata e diretta. Per le scene di festa, il direttore predilige ritmi incalzanti che virano, poi, in agogiche distese e dilatate per i momenti di maggiore lirismo.

A capo della Orchestre Philarmonique de Maresille, Arrivabeni, costruisce una concertazione vigorosa, capace di assicurare la giusta tensione al dramma. La peculiarità della buca nello spazio aperto dell’anfiteatro, unita al già citato intervento del maestrale, crea qualche sfasamento di volume tra le diverse sezioni strumentali e qualche inevitabile scollamento con il palco, forse dovuto anche alle poche prove.

Il Choeur de l’Opéra national de Lyon, diretto da Benedict Kearns, offre, dal canto suo, una prova di considerevole valore per compattezza ed intensità.

La popolarità del titolo ha garantito il tutto esaurito alla serata, conclusasi tra le acclamazioni di un pubblico visibilmente soddisfatto.

La traviata
Opera in tre atti
libretto di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi

Violetta Valéry Claudia Pavone
Flora Bervoix Éléonore Pancrazi
Annina Valentine Lemercier
Alfredo Germont  Julien Behr
Giorgio Germont Ludovic Tézier
Gastone, visconte di Letorières Christophe Berry
Il barone Douphol  Matthieu Lécroart
Il marchese d’Obigny Yoann Dubruque
Il dottor Grenvil Thomas Dear
Giuseppe Vincenzo di Nocera
Un commissionario Paolo Stupenengo
Un domestico Kwan Soun Kim

direttore Paolo Arrivabeni
Messa in scene Vanessa d’Ayral de Sérignac
Orchestre Philharmonique de Marseille
Choeur de l’Opéra national de Lyon
Maestro del Coro  Benedict Kearns

Foto: C. Gromelle