La traviata– Arena di Verona Opera Festival 2026, Verona
Traviata in Arena.
Una calda sera di settembre saluta l’Opera Festival 2026: dal 5 giugno all’12 settembre il pubblico ha potuto vivere tre mesi ricchissimi di musica ed emozioni sotto le stelle. Sei opere, serate di gala e altre dedicate al ballo, sempre con una attenzione speciale per l’inclusività grazie ai percorsi multisensoriali. Tutto questo è stato il Festival numero 103 che si conclude con quella Traviata che aveva inaugurato la stagione il 12 giugno. Vi lasciamo qui il link per rileggere quanto scritto sulla parte visiva dello spettacolo ed in questa occasione ci limitiamo ad assaporare quella nostalgia che ti prende in notti come questa, dove si dice arrivederci all’estate e alle belle serate in Arena, a tanti amici e ad un Festival a cui auguriamo lunghissima vita, pronti, già da ora, ad attendere con ansia la stagione 104 la cui inaugurazione è prevista il 12 giugno 2027.

Concentriamoci ora sul versante musicale con un cast completamente rinnovato, almeno nei ruoli principali, rispetto a quanto già recensito.
Protagonista e trionfatrice assoluta della serata è Gilda Fiume, alle prese con uno dei ruoli più complessi non solo del catalogo verdiano ma, più in generale, del teatro musicale di tutti i tempi. Il soprano sfoggia una vocalità dalla indiscussa musicalità e poggiata su di un ottimo controllo tecnico. Sotto il profilo esecutivo si impongono la morbidezza dell’emissione, la rotondità del suono e la bellezza di un canto ben timbrato e compatto in tutti i registri. Una lettura stilisticamente pertinente, nella quale si coglie tutta la (doverosa) ascendenza belcantistica della parte.
Il personaggio viene così tratteggiato con misurata compostezza, dando vita al ritratto doloroso e malinconico di una donna ferita e reietta dalla società che la circonda. In tal senso vogliamo ricordare, in particolare, lo struggente duetto con papà Germont (“Dite alla giovine”), sorretto da un canto velato di palpabile commozione o, ancora, il concertato del finale secondo, dove la Fiume riesce a trovare accenti di eterea delicatezza. Un plauso incondizionato va rivolto, in ogni caso, all’esecuzione di terzo atto, costruito attraverso la suggestione di effetti chiaroscurali ottenuti con un mirabile gioco di pianissimi e filati perfettamente appoggiati. Una Violetta ben centrata e ben cantata, meritatamente accolta da una grande ovazione del pubblico al termine della recita.

Enea Scala, dalla vocalità ambrata, sicura ed esuberante, coglie tutto l’ardore e la passione del giovane Alfredo. La dichiarazione d’amore del primo atto viene proclamata con il giusto slancio, mentre l’aria del secondo quadro è resa con il doveroso abbandono. Dopo gli eccessi di rabbia che lo spingono a inveire contro Violetta a casa di Flora, riesce particolarmente efficace il contrasto con il pentimento finale, tra le braccia di una Violetta oramai in fin di vita.
Youngjun Park affronta il ruolo di Giorgio Germont con un mezzo importante, piacevolmente timbrato e facilmente proiettato. La sicurezza dell’emissione evoca tutta la fermezza e l’autorità del personaggio, sottolineando al tempo stesso la cura paterna e protettiva verso Violetta nel finale del secondo atto e nel quadro conclusivo dell’opera. Nella sua interpretazione merita un plauso speciale anche l’accorata esecuzione della celeberrima “Di Provenza”, accolta dal pubblico con un caloroso applauso.
Passando alle parti di fianco, segnaliamo la bella prova di Francesca Maionchi, Annina, dalla linea di canto luminosa e ben appoggiata. Altrettanto riuscita la Flora Bervoix di Anna Werle, dalla vocalità vellutata e dotata di una presenza scenica incisiva al punto giusto.
Efficace e di prim’ordine la prova di Gabriele Sagona, il Dottor di Grenvil, in particolare evidenza per i propri interventi in terzo atto. Tra i ruoli di fianco spicca anche, e non poteva essere altrimenti, Carlo Bosi che, con innata naturalezza scenica e vocale, disegna un Gastone di indiscusso rilievo.
Nicolò Ceriani è un Barone Douphol sanguigno e dalla forte passionalità, così come Jan Antem è un Marchese d’Obigny simpaticamente insolente.
Completano la locandina Andrea Vincenti, Giuseppe, e Carlo Bombieri, quest’ultimo impegnato nel duplice ruolo di un Domestico di Flora ed un Commissionario.

Sul podio, Francesco Ivan Ciampa segue la partitura con gesto sicuro, offrendo una lettura affidabile e molto attenta a cogliere le numerose sfumature del fraseggio verdiano. Particolarmente riuscito è, in tal senso, il contrasto tra il vorticoso clangore delle feste e il clima raccolto delle scene “borghesi”. Un approccio “in punta di Valzer”, ben calibrato nella scelta delle dinamiche e dei cromatismi, ottimamente asservito alle esigenze degli interpreti sul palco.
L’orchestra areniana, da par suo, segue egregiamente le indicazioni del podio, ricercando un suono brillante e sempre ben modulato.
Altrettanto efficace è la prova del Coro della Fondazione Arena che, sotto l’incrollabile guida di Roberto Gabbiani, trova le tinte più adatte a restituire la frenesia e la vivacità necessarie per rendere credibili le scene di festa.
Una serata da “tutto esaurito”, salutata al termine da un festante successo tributato a tutti gli artisti, con prevedibili punte di acceso entusiasmo per direttore e protagonista.
Si conclude così una stagione di successi, grazie Arena, grazie Verona e a presto!
LA TRAVIATA
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Violetta Valéry Gilda Fiume
Flora Bervoix Anna Werle
Annina Francesca Maionchi
Alfredo Germont Enea Scala
Giorgio Germont, suo padre Youngjun Park
Gastone, Visconte di Letorières Carlo Bosi
Barone Douphol Nicolò Ceriani
Marchese d’Obigny Jan Antem
Dottor Grenvil Gabriele Sagona
Domestio di Flora / Commissionario Carlo Bombieri
Giuseppe Andrea Vincenti
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia Paul Curran
Scene Juan Guillermo Nova
Costumi Stefano Ciammitti
Luci Fabio Barettin
Coreografie Kyle Lang
Foto: ENNEVI
