Spettacoli

Il trovatore – Grand Théâtre, Monte-Carlo

All’Opéra di Monte-Carlo la stagione si chiude con un magnifico Trovatore

“I roghi non illuminano le tenebre”, così scriveva il poeta polacco Stanislaw Jerzy Lec e questa frase ben si adatta allo spettacolo in scena in questi giorni al monegasco Grand Théâtre. Una produzione de Il trovatore diGiuseppe Verdi nata in collaborazione con il Teatro Real de Madrid e la Royal Danish Opera, affidata per la regia a Francisco Negrin e per scene e costumi aLouis Désiré. Il sipario si apre su di una stanza geometrica ed atemporale, dallo stile brutalista con un fuoco perennemente acceso in proscenio. È uno spazio mentale, fatto di luci essenziali e fantasmi (i coristi) che fanno capolino da ampie feritoie o che appaiono all’improvviso come la madre di Azucena interpretata dalla brava Morena di Vico. Una idea registica riuscita che blocca ogni personaggio in una sua stereotipica fissità, fatta di incubi e visioni, un mondo claustrofobico, buio e ricco di simbolismi. Uno spettacolo dalla linea essenziale, severa ed affascinante completato dai costumi minimalisti, e di sapore medievale, di Désiré e dalle ottime luci di Bruno Poet, efficaci nel loro essere sottilmente inquietanti. 

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Alexandra Marcellier

Di notevole spessore il versante musicale, a partire dalla efficacissima concertazione di Giacomo Sagripanti. A capo di una scattante e nitidissima Orchestra Philarmonique de Monte-Carlo, il direttore offre una lettura concitata ed avvolgente. L’urgenza di un fraseggio dalle tinte vivide e corrusche conferisce alla narrazione un’aura di mistero, in perfetta aderenza all’ambientazione notturna del racconto. La predilizione per i tempi serrati e i ritmi incalzanti, non pregiudica, ad ogni buon conto, l’attenzione per l’ampiezza e la rotondità degli abbandoni romantici. Una prova contrassegnata da una spiccata teatralità perseguita, per altro, anche attraverso il buon equilibrio tra buca e palcoscenico.

Venendo alla compagnia di canto, non possiamo che partire da Piero Pretti che, con una vocalità di adamantina brillantezza, incarna Manrico, l’eroe romantico per eccellenza. La precisione e la musicalità dell’emissione consentono al tenore di superare le difficoltà della scrittura e di risultare parimenti efficace, nel canto dispiegato come nei passi più scoperti. Ottimo anche l’interprete, capace di combinare la chiarezza del fraseggio con la credibilità e il coinvolgimento della presenza scenica.

Tanta era l’attesa per il debutto, nel ruolo di Leonora, di Alexandra Marcellier, giovane soprano francese in rapida ascesa. Alle prese con una parte davvero ingrata, l’artista sfoggia un controllo invidiabile e si pone in evidenza per la ampiezza e il controllo di un mezzo dal caratteristico colore screziato. Sicurezza e compostezza si uniscono in una linea vocale salda ed omogenea, corposa nei centri, ben appoggiata nei gravi e svettante in acuto. Il soprano offre il ritratto di una eroina volitiva e determinata; un debutto di sicuro interesse che, con il tempo, porterà, senza ombra di dubbio, ad una rappresentazione più sfumata e sfaccettata del personaggio.

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Piero Pretti

Di notevolissimo spessore vocale e scenico il Conte di Luna di Artur Rucinski. Sicurissimo nell’emissione e tecnicamente solidissimo, il baritono affronta la partitura con facilità disarmante. Prova ne è, ad esempio, l’esecuzione dell’aria di secondo atto “Il balen del suo sorriso”, dove l’artista sfoggia un canto morbidissimo, innestato su messe di voce ampie e fiati che racchiudono frasi intere. Una prova che sa caricarsi anche di una espressività sfumata ed autentica, dando vita ad un personaggio di seducente realismo.

Personaggio centrale in quest’opera è Azucena che, in questa produzione, può contare sulla bellissima prova di Varduhi Abrahamyan. L’artista, forte di una consolidata frequentazione del repertorio rossiniano e belcantista, mostra un eccellente controllo tecnico che si combina con una linea di canto di raffinata compostezza. Una prova che rivela anche una grande attenzione al fraseggio, elaborato attraverso un accento allucinato ed ossessivo, pur lontano da cadute di gusto di certa tradizione verista. Incisiva ed efficace anche la presenza scenica. 

Completa il quintetto dei protagonisti Evgeny Stavinsky che, attraverso il serotino velluto del proprio mezzo, dipinge un Ferrando enigmatico e misterioso. Di sicuro effetto, in apertura dell’opera, la scena del racconto, contrappuntata con un fraseggio di pregnante austerità.

Reinaldo Macias è un Ruiz dall’emissione squillante e facilmente proiettata, mentre Annunziata Vestri è una Ines dell’indubbia incisività vocale e scenica.

Completa la locandina Benoit Gunalons, un Messaggero.

Di altissimo livello, infine, la prova del Coro dell’Opéra di Monte-Carlo che, sotto la direzione di Stefano Visconti, riesce a trovare, attraverso un ampio ventaglio di tinte e colori, una notevole profondità ed incisività espressiva.

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Artur Rucinski

Successo vivissimo al termine, tributato da una sala completamente esaurita.

Dopo quest’ultima proposta operistica, il cartellone monegasco prevede un attesissimo recital con la star della lirica internazionale Elīna Garanča ed, infine, la presentazione della nuova stagione e siamo curiosissimi di scoprire quali avventure musicali avrà riservato Cecilia Bartoli al suo pubblico.

IL TROVATORE
Dramma in quattro parti
Libretto di Salvatore Cammarano
Musica di Giuseppe Verdi

Conte di Luna Artur Rucinski
Leonora Alexandra Marcellier
Azucena Varduhi Abrahamyan
Manrico Piero Prettii
Ferrando Evgeny Stavinsky
Ines Annunziata Vestri
Ruiz Reinaldo Macias
Un messo Benoit Gunalons
Madre di Azucena Morena di Vico

Coro ed orchestra OPÉRA DE MONTE-CARLO
Direttore Giacomo Sagripanti
Maestro del coro Stefano Visconti

Regia Francisco Negrin
Scene e costumi Louis Désiré
Luci Bruno Poet

Foto: Marco Borrelli