Concerti

Amor tiranno – Monteverdi Festival 2026, Cremona

Il Monteverdi Festival 2026 si conclude con una preziosissima serata. 

Tempo di bilanci a Cremona per la quarantatreesima edizione del Festival Monteverdi che chiude con una serata speciale con la star Carlo Vistoli. La manifestazione negli ultimi anni è crescita molto per importanza e per richiamo sul pubblico, dal 7 al 21 giugno si sono contati oltre trenta appuntamenti con la musica accomunati dal tema conduttore: Cantami o Diva. “Figure femminili forti, complesse, dive immortali capaci di orientare destini e narrazioni”, come leggiamo nei libretti di sala, ci hanno piacevolmente accompagnato in questi giorni, facendoci riscoprire il piacere della musica barocca ma anche contemporanea. 

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Carlo Vistoli, Filippo Pantieri e Sezione Aurea

Come già accennato la serata conclusiva della manifestazione monteverdiana, ha un grande protagonista: Carlo Vistoli, contraltista di rango, tra i migliori della sua generazione e tra i più acclamati dell’attuale scena lirica internazionale.

Il concerto, dal titolo “Amor Tiranno”, ci propone una carrellata di personaggi dell’opera del Seicento, eroi ed antierori accumunati dallo struggimento amoroso. Pagine di Cavalli, Cesti, Monteverdi e Stradella, concepite, all’epoca, per quegli evirati cantori idolatrati e adorati dal pubblico.

Larga parte del programma si concentra sulla produzione operistica di Francesco Cavalli.

In apertura, ascoltiamo “Ohimè, che miro…Misero Apollo”, il Lamento di Apollo, tratto da Gli amori di Apollo e Dafne; una pagina suggestiva che, attraverso la morbidezza e la dolcezza del canto di Vistoli, trova accenti di tenero patetismo. A seguire, un brano da Il Xerse, “Ombra mai fu”, pennellata dal contraltista con un fraseggio nitido ed appassionato. Nell’esecuzione del Lamento di Idraspe, “Uscitemi dal cor, lacrime amare” dall’opera Erismena, Vistoli può contare sulla fluidità di un canto duttile e raffinato. Alla Calisto appartiene “Erme e solinghe cime…Lucidissima face”, e qui, l’artista, sfrutta la levigata rotondità del timbro per miniare la delicata sospensione della melodia. Analogamente, in “Delizie, contenti”, da Giasone, il contraltista esalta la sensualità della scrittura grazie alla ricchezza di armonici del proprio strumento. L’omaggio a Cavalli si conclude con “Sonno, placido Nume” da Pompeo Magno, una invocazione al Sonno, racchiusa in una linea cangiante, quasi ipnotica, sbalzata da Vistoli con un fraseggio chiaroscurato ed evocativo.

Il programma prosegue, poi, con il doveroso ed immancabile omaggio al “Divin Claudio” e alla sua Poppea, dalla quale sono tratte “I miei subiti sdegni” e “Son rubini amorosi”. Il susseguirsi dei due brani consente di mettere a confronto Ottone e Nerone, due personaggi tanto simili per alcuni aspetti, tanto differenti per altri. In questa sezione del concerto, Vistoli combina controllo tecnico ed intensità espressiva, toccando, forse, uno dei momenti più riusciti della serata. Raramente, infatti, capita di percepire una tale nitidezza e un tale carisma nell’accento, doti indispensabili per godere appieno dello splendido testo del libretto di Giovanni Francesco Busenello

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Carlo Vistoli, Filippo Pantieri e Sezione Aurea

Il concerto consente anche di porre in evidenza la produzione di alcuni compositori coevi di Monteverdi e Cavalli. Tra questi vi è Antonio Cesti, autore, tra l’altro, de L’Orontea, da cui ascoltiamo “Qual profondo letargo”, una pagina affrontata dal contraltista con la giusta combinazione tra stupore ed ironia.

In chiusura del programma, abbiamo l’opportunità di esplorare la produzione di Antonio Stradella e, nella fattispecie di ascoltare alcuni momenti da Il Trespolo tutore. E’ proprio qui che Vistoli riesce ad innestare l’impeccabile legato in una linea di canto stilisticamente inappuntabile, volteggiando nella scrittura dell’autore con ineffabile disinvoltura. Un’esecuzione di livello superiore, contrappuntata dalla vivacità e dalla fantasia dell’accento.

La serata ha trovato un notevole supporto nell’ensemble Sezione Aurea, guidato da Filippo Pantieri al clavicembalo. Una prova che testimonia un ottimo approccio filologico alle melodie degli autori scelti, e che si propone di farle rivivere con la stessa intensità percepita nel canto del solista. Le qualità e le doti degli strumentisti si accrescono ulteriormente nelle pagine strumentali inserite nel programma: la Sonata-Canzone di Cavalli del 1656, le due Sonate di Dario Castello del 1629, l’Aria decimaquarta sopra “La mia Pedrina” di Marco Uccellini e, ancora, la Toccata prima di Girolamo Frescobaldi del 1657. Precisione e disciplina sonore si combinano con la varietà degli intenti espressivi, in un costrutto coeso e compatto. Vale la pena, quindi, di ricordare la bravura dei singoli interpreti: Gianandrea Guerra (straordinario solista nella Sonata seconda a sopran solo di Castello) e Gabriele Raspanti (violini), Francesca Camagni (violino e viola), Elisa La Marca (tiorba e chitarra barocca), Sebastiano Severi (violoncello) e Rosita Ippolito (viola da gamba, lirone e violone).

Il termine del concerto vede scatenarsi l’entusiasmo del pubblico, al quale Vistoli regala ben tre, magnifici, bis: due ulteriori omaggi al “genius loci” Monteverdi, “Voglio di vita uscir” e “Sì dolce è ‘l tormento”, e un doveroso omaggio al Settecento con “Ombra mai fu” dal Xerxes di Händel. Una chiusura gloriosa per una serata straordinaria, l’ultima di questo acclamatissimo e ricchissimo Monteverdi Festival edizione numero 43.
Arrivederci al 2027 e ad una nuova strepitosa edizione.

AMOR TIRANNO

Storie d’amanti nell’Opera del Seicento

Musiche di C. Monteverdi, F. Cavalli, A. Cesti, A. Stradella

Carlo Vistoli – contraltista
Filippo Pantieri – direttore
SEZIONE AUREA

Foto: Paolo Cisi