Concerti

Daniele Gatti, ciclo Beethoven II – Teatro del Maggio, Firenze

Con la seconda tappa del ciclo interamente dedicato all’integrale delle nove sinfonie entriamo nelle atmosfere più distintive dell’arte di Beethoven e in quelle tematiche assiali del suo pensero che ne hanno consolidato il mito e la fama: l’Uomo dinanzi al Destino e dinanzi alla Natura. L’Uomo che è singolarità ferita ma strettamente connesso al Divino e portatore delle insopprimibili istanze dell’Ideale. Il programma prevede infatti due pagine che sono tra le più note e celebrate di tutta la storia della musica, la Sinfonia n.5 in do minore op. 67 e la Sinfonia n.6 in fa maggiore op. 68 Pastorale, sacri testi della scienza compositiva nonché veri e propri monumenti dello spirito. Due opere scritte negli stessi anni, forse due facce della stessa medaglia, e che vengono affrontate da Daniele Gatti tenendosi lontano dalla retorica enfatica e roboante, ma offrendocene una lettura profondamente umana e storicizzata. Umana perché costantemente segnata dalla fragilità, da una precarietà che non viene mai definitivamente superata neppure dal gesto prometeico, ma che rimane e costituisce lo sfondo imprescindibile della lotta. Storica perché la forma esuberante che rompe schemi e prassi viene chiaramente inquadrata nel suo rapporto con la tradizione classica e mostrata come sua nuova efflorescenza e nel suo debito con Haydn. L’attenzione del maestro Gatti pare principalmente rivolta a mettere in luce la struttura della sinfonia e a evidenziarne il processo, nella continua trasformazione del materiale musicale, emotivo e ideale, piuttosto che nel tracciare un generico scontro titanico o un indefinito sentimento romantico.

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Nella Quinta, secondo questa prospettiva, l’ottimismo beethoveniano ha come sua base la forma, giacché è da essa che scaturisce la forza, ovvero dalla sua costruzione puntuale e rigorosa, condotta pezzo per pezzo, in una geometria delle passioni che tende all’Assoluto ma che non è indifferenziato fervore irrazionale e romantico. L’esecuzione è dunque asciutta e controllata, severa ma non accigliata, interamente protesa ad articolare con trasparenza la complessa architettura drammatica, delineando quindi il conflitto, la sfida e l’assertività ma senza tuttavia puntare tutto sull’affermarsi di una volontà titanica o superomistica.
L’attacco è vigoroso ma non tellurico e dà l’avvio ad una drammaticità che si va rafforzando nello sviluppo e che si intensifica con un carattere maestoso nella ripresa e nella coda, con un flusso sonoro che si espande e contrae, si spenge e riaccende con pause e rallentamenti e in una continua differenziazione dei livelli sonori. Di grande compattezza e nitore l’Andante con moto, sereno nell’apertura ma subito intensamente perturbato e increspato da un marcato contrasto dinamico. Lo Scherzo si distingue per la trasparenza delle frasi e per il rilievo chiaro e distinto dato nel Trio alle parti soliste, soprattutto dei fiati. Particolarmente sottolineato l’aspetto dell’ironia, in un gioco enigmatico che confluisce in un solenne pianissimo scandito da leggerissimi colpi di timpano, preludio, nel suo crescere, all’esplosione del Finale. L’Allegro conclusivo con battute nette e marcate celebra una forza eroica ma non spavaldamente gladiatoria, dove nel tripudio non si trascura comunque il cesello. Qui l’energia è generata dal lavoro, ovvero dalla puntuale concertazione e dagli accurati impasti timbrici, dalla modulazione dinamica e dai continui aggiustamenti di agogica. Il primo e l’ultimo movimento registrano forse qualche imprecisione, ma è nel complesso evidente la straordinaria connessione di Gatti con l’Orchestra del Maggio.

Se la Quinta vibra dunque nella sua schiettezza, l’interpretazione della Pastorale è di suprema raffinatezza, in un calibratissimo equilibrio dei timbri e dei tempi che riflette quello delle emozioni, immergendoci in un sentire nei confronti della natura all’insegna di un’armonia di stampo illuministico ma già permeato dal sublime preromantico. L’Allegro ma non troppo ha infatti tempi relativamente dilatati e uno stile cameristico, scorre con naturalezza secondo un andamento estatico e contemplativo, assai differenziato da sospensioni e variazioni dinamiche, e ci immette in un’atmosfera delicata e serena, attraversata da una leggiera tensione gioiosa. Il secondo movimento, di poco più lento, ci avvolge con un suono ricco e vivissimo, forgiato da una limpida concertazione dove a spiccare è soprattutto la famiglia dei legni e dove l’immersione diventa fusione e apertura al senso panico. L’Allegro attacca poi luminoso, ritmico e festoso, nel vituosismo dei corni, e viene finemente variato da rallentamenti e combinazioni timbriche, cosicché, la tempesta giunge senza cesure, alla fine di un processo, e rende visibile il sublime nel perfetto controllo di ogni sezione dell’Orchestra. Agile e spedito è l’Allegretto, nel sovrapporsi delle linee, preghiera che qui si fa danza, e che ci ispira quel senso di letizia, che secondo Schiller, fa risalire dall’abisso, e in quell’ accordo – questo di foscoliana memoria- di mirabile e passionato.

Gli applausi sono stati a dir poco entusiasti per entrambe le sinfonie. Eppure se nei discorsi in sala la Sesta ha messo tutti d’accordo, i pareri si sono divisi sulla Quinta, perché c’è chi ha letto nel suo procedere tra vuoto e pienezza una mancanza di forza. Forse. Ma certamente questo è il bello dell’originalità delle letture dei Maestri nonché delle diverse sensibilità degli umani.

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
Allegro con brio
Andante con moto
Allegro
Allegro

Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68, Pastorale
Allegro ma non troppo
Andante molto mosso
Allegro
Allegro
Allegretto

Direttore 
 Daniele Gatti

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino