Concerti

Christian Thielemann – Musikverein, Vienna

I concerti in abbonamento dei Wiener Philharmoniker rappresentano uno degli appuntamenti più ambiti della vita musicale viennese. Ottenere un posto è un’impresa quasi impossibile: gli abbonati custodiscono gelosamente il proprio seggio, spesso per decenni, e solo raramente si libera qualche posto — talvolta, si dice, soltanto alla scomparsa di un fedele ascoltatore.
Non stupisce, quindi, che la Sala d’Oro del Musikverein fosse gremita e con il tutto esaurito in occasione del concerto del 2 novembre, diretto da Christian Thielemann alla guida della celebre orchestra di casa, i Wiener Philharmoniker.

Il programma ha tracciato un arco ideale tra contemporaneità e tradizione: dalle sonorità sospese e quasi cosmiche di Elysium di Samy Moussa alla solennità metafisica della Sinfonia n. 5 in Si bemolle maggiore di Anton Bruckner.

Il brano del compositore canadese Samy Moussa, dedicato ai Wiener Philharmoniker e già inaugurato nella Sagrada Família nel 2021, ha aperto la mattinata come una grande meditazione sonora. Moussa concepisce l’orchestra come un unico, possente strumento – un organismo che respira.

L’effetto dal vivo è quello di un “organo cosmico”, dove archi, fiati e percussioni si fondono in un’unica essenza. I glissandi lenti e con il portamento degli archi si intrecciano con i fiati in una materia sonora densa, compatta, che non conosce spigoli ma solo onde, sfumature, vibrazioni.

Thielemann, con la consueta padronanza del colore orchestrale, ha guidato questa architettura del suono con mano ferma e gesti essenziali. Si aveva la sensazione di immergersi in un bagno acustico, un abbraccio sonoro.

Dopo Elysium nessun Intervallo diretti alla sinfonia per non interrompere il flusso acustico; Thielemann ha atteso per lunghi secondi che il silenzio assoluto regnasse in sala: un gesto rituale, quasi liturgico. In quella sospensione si è già aperto il mondo di Bruckner, dove il silenzio è parte integrante del suono.

Diretta a memoria la Sinfonia n. 5 si è dispiegata lentamente, dai pizzicati in pianissimo dell’introduzione, obbligando il pubblico a tendere l’orecchio, per concludersi con la poderosa forza acustica del Finale. Thielemann, “sacerdote della musica”, come si è detto più volte, ha costruito l’arco della sinfonia con un senso di inevitabilità e devozione. Ogni climax è parso sorgere non per accumulo ma per rivelazione.

Il suono degli ottoni, maestosi e luminosi – sei corni, tre trombe, tre tromboni e tuba – ha dominato la sala con una purezza bruckneriana che i Wiener sanno ben realizzare.

I suoni ripetuti degli ottoni creavano un senso di progressiva elevazione, mentre gli archi costruivano un fondo di chiaroscuri a sostegno della solennità degli ottoni.

Particolarmente suggestiva l’emersione dell’oboe e del flauto, soprattutto nel secondo movimento, accompagnati dal sostegno discreto degli archi — ora in note staccate, ora in soffici pizzicati.

Il sinfonismo di Bruckner evoca un respiro ampio, quasi cinematografico, capace di richiamare le atmosfere solenni e grandiose delle colonne della filmografia epica.

Lo Scherzo, invece, rivela una vitalità danzante, con accenti che sembrano sfiorare l’eleganza di un valzer, riverberando nella sala del famoso concerto di capodanno.

Nel Finale, il contrappunto bruckneriano, trattato da Thielemann con lucidità quasi architettonica, ha trovato la sua apoteosi nella grande fuga e nel corale conclusivo: un trionfo non dell’esteriorità, ma della fede nel suono come atto spirituale.

Quando l’ultimo accordo è svanito, il silenzio è tornato come un’eco sacra, prolungata dalle mani del direttore, lasciate sospese a mezz’aria come se lo stesso silenzio fosse scritto in partitura. Un silenzio al quale il pubblico si è attenuto rigorosamente sino al momento in cui le mani del direttore si sono liberate dalla tensione dando così il segnale per un caloroso e coinvolto applauso di pubblico.

Il concerto ha mostrato la continuità profonda tra Moussa e Bruckner: due visioni del trascendente attraverso il suono.

English Version

The subscription concerts of the Vienna Philharmonic are among the most coveted events in Vienna’s musical life. Securing a seat is almost impossible: subscribers guard their places jealously, often for decades, and vacancies occur only rarely — sometimes, it is said, only upon the passing of a faithful listener.
It is therefore no surprise that the Golden Hall of the Musikverein was packed and completely sold out for the concert on November 2, conducted by Christian Thielemann at the helm of the orchestra’s illustrious home ensemble, the Vienna Philharmonic.

The program drew an ideal arc between modernity and tradition: from the suspended, almost cosmic sonorities of Elysium by Samy Moussa to the metaphysical solemnity of Anton Bruckner’s Symphony No. 5 in B-flat major.

The work by the Canadian composer Samy Moussa, dedicated to the Vienna Philharmonic and first premiered at the Sagrada Família in 2021, opened the morning as a vast sonic meditation. Moussa conceives the orchestra as a single, mighty instrument — a breathing organism.
The live effect is that of a “cosmic organ,” where strings, winds, and percussion merge into a single essence. The slow, gliding portamenti of the strings intertwine with the winds in a dense, compact sound texture — one that knows no edges, only waves, nuances, vibrations.
Thielemann, with his customary mastery of orchestral color, shaped this sonic architecture with a steady hand and economical gestures. It felt like being immersed in an acoustic bath — a sonic embrace.

After Elysium, Thielemann waited for several long seconds until absolute silence reigned in the hall — a ritual, almost liturgical gesture. In that suspension, the world of Bruckner had already begun to open, where silence itself is part of the sound.
Conducting Symphony No. 5 entirely from memory, Thielemann allowed it to unfold slowly — from the pianissimo pizzicatos of the introduction, compelling the audience to listen intently, to the monumental acoustic power of the Finale. Thielemann, often described as a “priest of music,” shaped the symphony’s vast arc with a sense of inevitability and devotion. Each climax seemed to emerge not through accumulation, but through revelation.

The sound of the brass — majestic and luminous, with six horns, three trumpets, three trombones, and tuba — filled the hall with a pure Brucknerian radiance that only the Vienna Philharmonic can achieve.
The repeated brass figures created a sense of gradual elevation, while the strings provided a chiaroscuro foundation supporting the brass’s solemnity.
Particularly evocative were the voices of the oboe and flute, especially in the second movement, delicately supported by the strings — sometimes in detached notes, sometimes in soft pizzicatos.

Bruckner’s symphonism evokes a vast, almost cinematic breath, capable of recalling the grand and solemn atmospheres of epic film scores.
The Scherzo, on the other hand, revealed a dancing vitality, with accents that at times brushed the elegance of a waltz, resonating in the same hall where the famous New Year’s Concert takes place.

In the Finale, Bruckner’s contrapuntal writing — treated by Thielemann with almost architectural clarity — reached its apotheosis in the great fugue and concluding chorale: a triumph not of outward show, but of faith in sound as a spiritual act.
When the final chord faded, silence returned like a sacred echo, prolonged by the conductor’s hands, which remained suspended in midair as though the silence itself were written into the score. The audience maintained that silence faithfully until Thielemann’s hands finally released the tension — the signal for a warm and deeply engaged ovation.

The concert revealed the profound continuity between Moussa and Bruckner: two visions of the transcendent expressed through sound.

Programma

Direttore Christian Thielemann

Orchestra Wiener Philharmoniker 

Samy Moussa – Elysium 

Anton Bruckner – Sinfonia n. 5 in Si bemolle maggiore (WAB 105)

Introduktion. Adagio – Allegro

Adagio. Sehr langsam

Scherzo. Molto vivace (schnell) – Trio. Im gleichen Tempo

Finale. Adagio – Allegro moderato

Foto Niklas Schnaubelt cortesia dei Wiener Philharmoniker