Spettacoli

Il viaggio a Reims – Haus für Mozart, Salisburgo

Al Salzburger Pfingstfestspiele tutti in carrozza per assistere ad una grande incoronazione.

Il viaggio a Reims ossia L’albergo del Giglio d’oro di Gioachino Rossini è un’opera atipica, che ha avuto un destino alterno. Nasce infatti per una occasione ben precisa, ossia l’incoronazione di Carlo X, re di Francia, nel 1825. Il compositore stesso volle limitarne fin da subito la circolazione benché ne avesse reimpiegato alcune parti per Le Comte Ory. Nel 1848, il Théâtre Italien la ripropose come “Andremo a Parigi?”, per celebrare i moti rivoluzionari e divenne poi, nel 1854, Il viaggio a Vienna, per festeggiare le nozze tra Francesco Giuseppe e Elisabetta di Baviera. Successivamente la partitura scomparve fino al noto ritrovamento, nel 1977, presso la Biblioteca del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Da allora si sono susseguite edizioni memorabili, con grandi interpreti: su tutte ricordiamo quella del Rossini Opera Festival di Pesaro del 1984, con la direzione d’orchestra di Claudio Abbado la regia di Luca Ronconi, le scene di Gae Aulenti ed un cast stellare. Anche al Festival dí Salisburgo questa nuova produzione si configura come un vero evento: intorno alla “Santa” Cecilia Bartoli si è raccolto uno dei migliori cast musicali e vocali possibili, qualcosa di impensabile per molti altri teatri. L’occasione per questa reunion di assoluta eccellenza è la giocosa incoronazione della Diva Bartoli a regina della musica, elemento che viene chiarito fin dall’inizio dello spettacolo grazie ad apposite didascalie.

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Il viaggio a Reims, Salisburgo, 2026

Presupposto fondamentale per godere di questo mirabolante allestimento è accettare la regola imposta: un cambio importante del testo del libretto con buona pace della più intransigente filologia. Accettato quello che potrebbe essere un limite si può partire per un viaggio emozionante ed esaltante. Il noto regista australiano Barrie Kosky ci trasporta in un mondo straniante, dove regna una atmosfera dark e onirica, facile leggervi le influenze del genere comico teatrale slapstick, con le sue strabordanti esagerazioni. Un’estetica che tocca i modi di Tim Burton per usare un riferimento semplice, un mondo sempre sovraccarico in bilico con la follia, dove le energie dei personaggi esplodono in tic e situazioni imprevedibili. Dello spettacolo non possiamo che lodare la meticolosa attenzione del regista per i movimenti dei singoli e delle masse, così come sono degne di nota le scene essenziale di Rufus Didwiszus che con il loro rigore e la estrema funzionalità rispettano sempre i tanti ed energetici movimenti degli artisti.

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Sicuramente una impostazione visiva riuscitissima che però a volte sconfina con il “troppo”, urla in scena, battiti di mani, movimenti ritmici dei piedi, rendono sicuramente bene il clima di nevrosi collettiva ma a volte disturbano anche l’ascolto più “purista” della musica. Si sa, a Salisburgo, con un pubblico perlopiù tedesco e meno intransigente di quello italiano ci si concede qualche lazzo in più, soprattutto nell’opera buffa. Quest’ultima torna così al suo senso originale di spettacolo comico che il pubblico ha apprezzato enormemente con molte risate a scena aperta. Ci resta da dire delle adeguatissime luci di Franck Evin, e dei meravigliosi e rifinitissimi costumi alla moda del vaudeville di Victoria Behr caratterizzati da toni acidi che spiccano sulla scena scura. Come già accennato la drammaturgia di Christian Arseni, ha spostato l’incoronazione di Carlo X a quella del teatro stesso, della musica e della nostra Ceci nazionale, un gioco autoironico e metateatrale che ha coinvolto tutta la sala in una festa bellissima che la diva ha vissuto con un grande sorriso e tanta voglia di divertirsi. 

Eseguire oggi Il viaggio a Reims significa cimentarsi con una partitura complessa e stratificata, nella quale si intreccia un numero straordinario di personaggi, ciascuno con la propria peculiare scrittura vocale e caratteriale.

Questa produzione salisburghese offre l’opportunità di ammirare l’ispirata e trascinante lettura musicale di Gianluca Capuano. Al di là della perizia calligrafica con cui il direttore riesce a sviscerare ogni passaggio della partitura, si rimane sbalorditi dalla sua affinità con il fraseggio rossiniano. Una concertazione da cui sprigiona una indicibile verve teatrale, un profluvio di colori ed armonie che descrivono situazioni e sentimenti in un vortice emotivo sfaccettato e multiforme. Capuano predilige ritmi briosi ed incalzanti e, scena dopo scena, costruisce una narrazione coesa, un fiume in piena di irresistibile follia. Se gli assoli dei protagonisti brillano per la accuratezza e la ricchezza delle soluzioni melodiche, i momenti di insieme evidenziano uno straordinario equilibrio e bilanciamento di volumi ed agogiche. Il podio poggia sulla eccellente prova de Les Musiciens du Prince-Monaco, inarrivabile per fluidità e morbidezza. La celebre compagine strumentale, di cui Capuano è direttore principale da diversi anni, regala un suono trasparente e terso, innestato sulle peculiarità timbriche degli strumenti d’epoca. Particolarmente efficace è anche la scelta di integrare nel tessuto orchestrale l’accompagnamento al fortepiano, suonato da un bravissimo Paolo Spadaro Munitto, ottenendo il giusto bilanciamento tra sperimentazione e tradizione. Innegabile, infine, il costante equilibrio tra buca e palcoscenico, con cui Capuano dialoga con precisione impeccabile e dal quale ricava una straordinaria urgenza espressiva.

Aggiungiamo una piccola nota a margine, il direttore e la straordinaria orchestra hanno presentato, proprio a Salisburgo, nel giorno della prima, il loro nuovo ed ultimo lavoro per Naïve Records: “Vivaldi: Concerti per vari strumenti II”, pagine di musica emozionanti e rare che vi consigliamo di non perdere. 

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Helena Rasker, Mélissa Petit, Rafał Pawnuk, Misha Kiria, Giovanni Romeo, Tara Erraught

Tornando all’opera, la locandina schiera un cast di eccezionale bravura, straordinariamente aderente al progetto registico, e tra i migliori oggi possibile. 

Cecilia Bartoli debutta, in questa occasione, il ruolo di Corinna e si rinnova l’eccellenza del magistero vocale ed interpretativo che ogni volta accompagna ogni sua esibizione. Le frasi musicali vengono ricamate con sorprendente consapevolezza stilistica, unita ad un inossidabile controllo tecnico, e si rimane sbalorditi dalla facilità con cui l’artista riesce ad inanellare messe di voce, filati, trilli e agilità. Sovra ogni altra cosa, però, si impongono il carisma della Bartoli, la profondità e la verità della parola, la pertinenza e la credibilità dell’accento.

Marina Viotti domina il ruolo della Marchesa Melibea con un piglio da autentica femme fatale. Il lussureggiante velluto di una linea di canto dall’emissione solida e generosa, si combina alla eleganza di una presenza scenica statuaria ed ammiccante. Irresistibile, inoltre, il fraseggio, volutamente caricato di un improbabile accento polacco.

Di delicata raffinatezza è la prova di Mélissa Petit, una Contessa di Folleville che sa tratteggiare, con irresistibile ironia, tutte le nevrosi del personaggio. Ineccepibile l’aspetto vocale, sorretto da ottima musicalità, facilità del registro acuto e da disinvolta sicurezza nel canto di agilità.

Tara Erraught è Madama Cortese, una perfetta padrona di casa, pronta ad affrontare, con il giusto mix di sagacia ed arguzia, ogni evento imprevisto in capo agli ospiti del Giglio d’Oro. Ragguardevole anche l’esecuzione, in rilievo per la freschezza dell’emissione e per la pregevole padronanza del canto di coloratura.

In ottima forma appare Edgardo Rocha che, nei panni del Cavalier Belfiore, sfodera tutta la bellezza e la pienezza di un timbro solare. Una prova di indiscutibile valore non solo sotto l’aspetto vocale, dove per altro spicca la facilità del registro superiore, ma altresì per il fascino appassionato dell’interprete.

La luminosità della regione acuta e dei cantabili è le cifre stilistiche anche della prova di Dmitry Korchak, capace di creare un Conte di Libenskof che arde d’amore per la bella Melibea e che si mostra oltremodo tenace nell’affrontarne le ire gelose e sghiribizzose.

Il Lord Sidney di Ildebrando d’Arcangelo, dal seducente impasto timbrico serotino, viene tratteggiato con nostalgico abbandono. Di particolare effetto è, a tal proposito, la cavatina di sortita, ricamata con accenti languidi e pieni di passione. Una prova superata a pieni voti grazie anche all’autorevolezza della presenza scenica.

Florian Sempey è un meraviglioso Don Profondo. Se il canto conquista per la precisione dei sillabati, la compattezza della linea e la proiezione degli acuti, l’interpretazione raggiunge livelli di eccellenza grazie al magnetismo della presenza scenica e alla sottile, quanto raffinata, ironia dell’accento. 

Misha Kiria, dall’emissione salda e voluminosa, sa essere granitico e marziale come giustamente si conviene ad un nobile d’alto rango, nella fattispecie il Barone di Trombonok. Spassosissima la caratterizzazione scenica, che lo vede come una sorta di autorevole moderatore della caotica follia di tutti gli altri personaggi.

Peter Kellner dipinge un Don Alvaro incisivo sulla scena e perentorio nel canto. Godibilissimo, tra l’altro, il confronto tra quest’ultimo e il Conte di Libenskof per la conquista della bella Marchesa Melibea.

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Rafał Pawnuk, Giovanni Romeo, Helena Rasker

Si prosegue, poi, con l’istrionico Giovanni Romeo, un Don Prudenzio dall’emissione rotonda e dal fraseggio autenticamente teatrale.

Molto brava anche Helena Rasker, una Maddalena spigliata e spumeggiante. 

Salvatore Taiello è un Don Luigino di solida professionalità, Galia Bakalov una Delia dalla pregevole musicalità e Federica Spatola una Modestina sempre ben a fuoco vocalmente e scenicamente.

Completano felicemente il cast, Rodolphe Briand, un incontenibile Zefirino, e Rafal Pawnuk, un Antonio vivace ed affidabile.

Di straordinaria levatura, per musicalità e luminosità, la prova del Chœur de l’Opéra de Monte-Carlo, magistralmente diretto da Stefano Visconti.

Successo straripante al termine per questa attesissima serata inaugurale del Festival di Pentecoste edizione 2026, salutata da più di dieci minuti di applausi, un autentico trionfo per tutta la compagnia, per Capuano e per Kosky

IL VIAGGIO A REIMS
Dramma giocoso in un atto
Libretto di Luigi Balocchi
Musica di Gioachino Rossini

Corinna Cecilia Bartoli
Marchesa Melibea Marina Viotti
Contessa di Folleville Mélissa Petit
Madama Cortese Tara Erraught
Cavalier Belfiore Edgardo Rocha
Conte di Libenskof Dmitry Korchak 
Lord Sidney Ildebrando D’Arcangelo 
Don Profondo Florian Sempey
Barone di Trombonok Misha Kiria
Don Alvaro Peter Kellner
Don Prudenzio Giovanni Romeo
Maddalena Helena Rasker
Don Luigino Salvatore Taiello
Delia Galia Bakalov
Modestina Federica Spatola 
Zefirino Rodolphe Briand
Antonio Rafał Pawnuk
Gelsomino Nicolò La Farciola

Les Musiciens du Prince — Monaco
Direttore Gianluca Capuano
Chœur de l’Opéra de Monte-Carlo
Maestro del Coro Stefano Visconti
Regia Barrie Kosky
Scene Rufus Didwiszus
Costumi Victoria Behr
Luci Franck Evin
Drammaturgia Christian Arseni

Foto:SF/Monika Ritterhaus