El Cimarrón – Henze 100, Teatro Nazionale, Roma
El Cimarrón è il secondo pannello del dittico cubano per Hans Werner Henze 100, l’iniziativa promossa dell’Opera di Roma per il centenario della nascita del compositore tedesco. “Cimarrón” nella Cuba coloniale era lo schiavo fuggitivo e lo scrittore Miguel Barnet raccolse la testimonianza di Esteban Montejo, il centotreenne considerato l’ultimo cimarrón. Da questa intervista Hans Magnus Enzesberger, come per La piccola cubana, ricavò un libretto in quindici scene, avvalendosi di un linguaggio conciso e diretto, crudo e penetrante. Su questo testo e in grande aderenza ad esso Werner compose “un recital per quattro musicisti”, indicandolo dunque come forma musicale aperta, tant’è che nel corso degli anni l’opera è stata rappresentata in diverse modalità, da quella dell’allestimento scenico al pezzo da camera. Per questa produzione El Cimarrón-Ensemble & Friends opta per la versione concertistica, prediletta anche dal compositore perché di maggiore tensione drammatica. I tre musicisti sul palco insieme al baritono sono parte integrante dell’azione e la ricerca di particolari sonorità è parte dell’azione teatrale. Una musica che segue fedelmente la parola, anzi la esalta, con frequenti effetti onomatopeici e dove un singolo suono è talora capace di definire da solo l’atmosfera della situazione. Nel susseguirsi delle sezioni i ritmi e i timbri si impongono con forza, creati con rigore da Christina Schorn-Mancinelli alla chitarra, Ivan Mancinelli alle percussioni e Camilla Hoitenga al flauto.

Come voce recitante ritroviamo Robert Koller, già interprete de La piccola cubana. La sua narrazione è vigorosa e incisiva, spesso giocata nell’accostamento di gravi e falsetto, con una dizione precisa e articolata e una recitazione scavata e lacerante. Se il ricordo della schiavitù è grave e drammatico, la vita nel bosco si alleggerisce, stagliandosi lirica e trasparente. Nei successivi episodi e differentemente da La piccola cubana, la questione sociale è vista dal di dentro, dalla prospettiva di un singolo che fa parte degli ultimi e che vive in isolamento il suo disagio. La libertà è un’illusione anche dopo l’abolizione della schiavitù e quest’uomo, che ha suscitato in noi profonda compassione, viene travolto dall’onda della violenza e da vittima diviene carnefice. Sull’immagine evocata del machete si chiude il racconto, a ricordarci che nessun orrore ci immunizza dal successivo. A coordinare la rappresentazione di tutto questo è ancora la regia di Michael Kerstan, che crea un discorso visivo ancora più essenziale rispetto al precedente pannello, con un tavolo e una sedia al centro degli strumenti, un articolato gioco di chiaro-scuri e realizzando una scena in continuo movimento.
Un “recital” quindi di straordinaria intensità, che ci mostra la grande capacità espressiva di Henze, la sua sperimentazione e il valore etico della sua arte, sempre schietta e fruibile anche quando complessa.

EL CIMARRÓN
Biografia dello schiavo fuggitivo Estéban Montejo
Testo tratto dal libro di Miguel Barnet, tradotto e adattato alla musica da Hans Magnus Enzensberger
(Versione spagnola di Berróa e Miguel Barnet)
Recital per quattro musicistida El Cimarrón
El Cimarrón-Ensemble & Friends
Regia, luci, allestimento Michael Kerstan
Baritono Robert Koller
Chitarra Christina Schorn-Mancinelli
Percussioni Ivan Mancinelli
Flauto Camilla Hoitenga
Foto: Fabrizio Sansoni
