Alice’s Adventures in Wonderland – Teatro alla Scala, Milano
È con grande curiosità che OperaLibera ha assistito alla prima nazionale del balletto Alice’s Adventures in Wonderland del coreografo inglese Christopher Wheeldon, su musiche di Joby Talbot, il cui debutto risale al 2011 sul palco della Royal Opera House di Londra.
Ispirato ovviamente al racconto di Lewis Carrol, il balletto ha il dichiarato intento di essere narrativo, classico, ma attuale e moderno. Lo spettacolo, strutturato in tre atti, con una storia d’amore tra Alice e Jack che fa da filo conduttore, unica licenza narrativa di Wheeldon, contrastata, ma a lieto fine, mischia elementi della tradizione con scelte estetiche moderne, sopratutto nella musica, nei costumi e nelle scene.
Così come nel balletto classico si alternano ai solisti i ruoli secondari e i momenti coreografici d’insieme, Wheeldon non manca di evocare celebri maestri ai quali rende omaggio con citazioni più o meno esplicite, o parodiate, di famosi brani di danza.

Lo spettacolo indulge molto alla pantomima e seduce lo spettatore nello stimolare una curiosità visiva quasi bulimica, per cui continua a chiedersi “e ora cosa accadrà?”, in un susseguirsi di effetti speciali e proiezioni che però, per fortuna, restano sempre nell’ambito della teatralità.
Forse nel primo atto tutto ciò avviene un pochino a discapito della danza, che torna a rivendicare i propri spazi nel II e nel III in alcuni felici momenti come il passo a due di Alice (Agnese Di Clemente) e Jack (Navrin Turnbull), nella danza delle carte da gioco o nei pezzi di bravura come il tip tap del Cappellaio matto (Christian Fagetti) o nella danza orientale del Brucaliffo (Mattia Semperboni). Ache qua Wheeldon si rifa a celebri balletti inserendo camei di danze di carattere, mischiando stili diversi per caratterizzare i personaggi.
L’inventiva registica, che trova forma grazie anche ai costumi e scene di Bob Crowley e alle proiezioni di Jon Driscoll e Gemma Carrington, è la vera protagonista, riuscendo a dare forma teatrale e tangibile alla narrazione. Lo stesso Wheeldon del resto afferma che nel suo processo creativo è stimolato dai personaggi che hanno “una presenza fisica sulla pagina, dove io posso percepire come il corpo si muoverebbe in scena. Carrol scrive per immagini piuttosto che per psicologia. Il paese delle meraviglie va vissuto piuttosto che spiegato”. E così restano memorabili lo stregato che ricorda il teatro orientale, le ballerine-fenicottero che ammiccano al genere del varietà, quelle della danza dei fiori che attraversando la platea danzando sono una pioggia di petali di rose.

Ma ovviamente tutto ciò è possibile grazie all’accezionale capacità dei ballerini scaligeri di dare un corpo e un carattere ai personaggi di Caroll. Da Agnese Di Clemente che come un vero bambino cambia repentinamente umore e spinta dalla curiosità piano piano cresce, al carattere un po’ schizoide del Bianconiglio, un magnifico Claudio Coviello, a una superba Nicoletta Manni che interpreta la Regina di cuori con un’autoironia propria di una grande artista.
Se il riferimento visivo al musical anglo-americano ogni tanto “spatina” un po’ l’insieme, per esempio nella scelta dei costumi dai colori fluo o in scene eccessivamente sature di tono, la musica di Talbot estremamente ricercata, dissonante e cinematografica, conferisce al balletto una propria, sofisticata unicità. Il compositore individua nelle sonorità acute e ricorrenti delle percussioni il tema-guida del Bianconiglio, il battere ossessivo del suo orologio, mentre a pochi movimenti che rievocano Čajkovskij sono associati i passaggi più danzati, quasi una pausa nell’incalzare frenetico del viaggio di Alice.
La chiusa del balletto é una felice trovata di Wheeldon che ci consola e rende attuale la fiaba. Ritroviamo Alice e Jack, usciti sani e salvi dal paese delle meraviglie, ai nostri giorni, nella stessa villa vittoriana del primo atto. Alice legge il libro di Caroll, Jack ascolta la musica, arriva un turista in visita (Coviello) al quale chiedono di fargli una foto con il cellulare; soddisfatti i due innamorati se ne vanno, mente lui prende in mano il libro e comincia a leggere la fiaba.
