Macbeth – Teatro Carlo Felice, Genova
Macbeth di Giuseppe Verdi strega il Teatro Carlo Felice.
Era il 1981 quando Maria Lai, celebre artista sarda, legava letteralmente il suo paese natale: Ulassai, in provincia di Nuoro. Ventisette chilometri di nastro che legavano case, storie, oggetti, persone, rendendo visibile quella complessa rete di connessioni che il fato ci assegna. In modo non troppo dissimile un nastro rosso è ciò che lega i personaggi di Macbeth, nell’allestimento proposto dal Teatro Carlo Felice di Genova e coprodotto con i teatri Verdi di Pisa, Alighieri di Ravenna, Galli di Rimini, Pavarotti-Freni di Modena, Goldoni di Livorno, Valli di Reggio Emilia ed il Comunale di Ferrara. All’apertura del palco vediamo tre brillanti danzatrici di Fattoria Vittadini (coreografie di Mattia Agatiello), tessere, come Parche, un gomitolo, un filo che progressivamente tornerà in scena legando fra loro i protagonisti. La regia di Fabio Ceresa è lineare e tradizionale, con qualche interessante idea: ad esempio il morboso rapporto d’amore della Lady con il marito o il famoso brindisi in cui, dai calici, la diabolica protagonista inonda di monete d’oro la folla. Le scene di Tiziano Santi sono costruite su geometrie rigorose, che quasi cercano di comporre e dare una cornice stabile alla cruda follia del dramma; il riuscito colpo d’occhio è assicurato anche dalle belle luci di Cristian Zucaro a volte appena accennate, a volte accecanti. Particolari i costumi di Giuseppe Palella, che guardano ad un mondo orientale, ricchi, ben rifiniti e che creano un effetto volutamente straniante. Una produzione forse pensata per palchi più piccoli rispetto a quello di Genova ma che ha comunque saputo convincere ed affascinare il numeroso pubblico.

L’esecuzione musicale si fonda sulla direzione, incisiva e teatrale, di Sesto Quatrini. Il Maestro scandaglia attentamente le diverse sfaccettature della partitura (eseguita nella “classica” versione Parigi 1865, comprensiva dei ballabili) e, attraverso l’adozione di agogiche piuttosto incalzanti, costruisce una drammaturgia immediata e di sicura presa emotiva. Una concertazione avvolgente, capace di scavare, con la giusta pregnanza, nelle sonorità orchestrali, dalle quali sviluppa una narrazione dalle tinte oscure e misteriose. In tal senso vanno lodate la bravura e la duttilità della orchestra genovese, in uno con la maestria della compagine corale, ottimamente guidata da Claudio Marino Moretti. E proprio tra i momenti più riusciti della serata possiamo annoverare l’accorato struggimento di una pagina come “Patria oppressa”, così come il luciferino e primigenio strepitio degli interventi delle streghe.
Complessivamente di buon valore la compagnia di canto.
Nel ruolo del titolo troviamo George Gagnidze, che il pubblico genovese forse ricorda per la sua interpretazione del sovrano scozzese già nel 2013. Il baritono, in possesso di una vocalità generosa e dal caratteristico colore brunito, offre una interpretazione autorevole, costruita attraverso un canto solido e compatto. Una prova avvalorata, tra l’altro, dall’urgenza e dalla aulicità dell’accento.

Al suo fianco Jennifer Rowley, al suo primo incontro con la Lady, una delle figure più enigmatiche e complesse della letteratura verdiana. La fermezza e la sicurezza dell’emissione consentono al soprano di superare agevolmente tutte le insidie della scrittura, esibendo la giusta omogeneità tra i diversi registri, dai centri, rotondi e ben torniti, agli acuti, luminosi e facilmente proiettati. L’eleganza della figura, combinata con la misurata compostezza del fraseggio, consente di mettere in luce soprattutto la femminilità del personaggio, e di coglierne le sottili inquietudini. Una prova che trova il proprio apice nella “scena del sonnambulismo”, affrontata con allucinato sgomento.
Gianluca Buratto presta a Banco il proprio strumento, dall’emissione morbida e setosa. L’ampiezza della cavata si staglia attraverso un canto imperioso ed altisonante, sottolineando pienamente la nobilità del personaggio. Una prestazione di indiscusso valore, accolta con entusiasmo dal pubblico, specie al termine dell’aria “Come dal ciel precipita”, contrappuntata con sbigottito terrore.
Corretto il Macduff di Giulio Pelligra, cui spetta uno dei momenti più accorati della partitura, “Ah, la paterna mano”, eseguita con sufficiente trasporto.
Di gran lusso il Malcom di Leonardo Cortellazzi, dotato di ottima proiezione e di innegabile squillo.
Musicale ed elegante la Dama di Barbara Massaro; puntuale ed appropriato il Medico di Luciano Leoni, impegnato, tra l’altro, anche nel ruolo di un Sicario.
Efficaci le Apparizioni, ovvero Tiziano Tassi, prima e Lucilla Romano ed Eliana Uscidda, seconda e terza, queste ultime soliste del Coro di voci bianche della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, diretto da Gino Tanasini.

Completano validamente il cast Franco Rios Castro e Matteo Armanino nei panni, rispettivamente, di un Domestico di Macbeth e di un Araldo.
Pubblico piuttosto folto e prodigo di calorosi consensi al termine per tutta la compagnia.
MACBETH
Melodramma in quattro atti
Libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei
Musica di Giuseppe Verdi
Macbeth George Gagnidze
Banco Gianluca Buratto
Lady Macbeth Jennifer Rowley
Dama di Lady Macbeth Barbara Massaro
Macduff Giulio Pelligra
Malcolm Leonardo Cortellazzi
Medico/Sicario Luciano Leoni
Domestico di Macbeth Franco Rios Castro
Araldo Matteo Armanino
Prima Apparizione Tiziano Tassi
Seconda e Terza Apparizione, Lucilla Romano* Eliana Uscidda*
*Soliste del Coro di voci bianche della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Sesto Quatrini
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Maestro del Coro di voci bianche Gino Tanasini
Regia Fabio Ceresa
Scene Tiziano Santi
Costumi Giuseppe Palella
Luci Cristian Zucaro
Foto: Marcello Orselli
