Tristan und Isolde – Teatro Carlo Felice, Genova
Uno stupefacente Tristan und Isolde al Carlo Felice di Genova.
“Due cose belle ha il mondo: amore e morte”, così scriveva Giacomo Leopardi e Richard Wagner ha dedicato, proprio a questa diade, uno dei suoi più grandi capolavori: Tristan und Isolde. L’opera, scritta fra il 1857 ed il 1859, prima di concludere la tetralogia, è nota per essere manifesto del pensiero filosofico di Schopenhauer e primo lavoro al mondo che si avvicina all’atonalità grazie alla tecnica della sospensione armonica. Uno spettacolo che si vede raramente nei teatri per l’intrinseca difficoltà di rappresentazione, vocale e musicale. Un plauso va quindi, a prescindere, al Teatro Carlo Felice per essersi misurato con una grande sfida, assolutamente vinta dato il folto pubblico che ha riempito una sala quasi sempre prossima al sold out. La parte visiva del progetto è affidata per la regia a Laurence Dale e per le scene ed i costumi a Gary McCann. Sul palco,due gigantesche piattaforme ovali, di cui una sospesa, creano uno spazio onirico dove si muovono i protagonisti, queste strutture semoventi sono sapientemente colorate dalle luci di John Bishop e dalle proiezioni di Leandro Summo. In perfetto accordo con quanto suggerito dalla musica, siamo in uno spazio-tempo indefinito ed irrisolto, fugace e metafisico. All’inizio dell’opera vediamo proiettate ombre inquietanti e solo alla fine capiamo che ci suggeriscono, già dall’ouverture, come la morte dei due protagonisti e la loro ascesa metafisica sia la sola possibile soluzione esistenziale e musicale al dramma. Il riuscito progetto registico si completa con le delicate coreografie di Carmine De Amicis, ed i ricchi costumi, di sapore medievale, di Gary McCann.

Come già ricordato, eseguire Tristan und Isolde significa misurarsi con una delle partiture più complesse ed oscure del genio wagneriano; al sommo teatro genovese va il merito di esserci riuscito e, a giudicare dalla qualità del versante musicale, con risultati a dir poco pregevoli.
Gran parte del merito va attribuito a Donato Renzetti che, dal podio, ha offerto una lettura coinvolgente e molto partecipata. Una concertazione che si sviluppa con gesto asciutto e rigoroso, optando per un ritmo narrativo piuttosto incalzante. Un approccio improntato al lirismo e all’involo romantico, di particolare suggestione, in particolare, nel sottolineare l’abbandono amoroso del duetto di secondo atto, l’onirica follia di Tristan in terzo o, ancora, l’estasi trasfigurata del “Liebestod” conclusivo. Una visione di insieme puntale ed efficace, nelle cui trasparenze leggiamo i numerosi dettagli, le infinite sfumature di un tessuto sonoro di iridescente perfezione. Cogliere ogni implicazione di questa partitura è praticamente impossibile, ma il lavoro condotto da Renzetti sull’orchestra ha del prodigioso, specie se si pensa alle sporadiche incursioni della compagine strumentale nel repertorio wagneriano. E proprio in buca abbiamo colto, infatti, un suono duttile e pastoso, piuttosto ben equilibrato, capace di ben sostenere il palco.

Venendo al cast, Tilmann Unger, Tristan, è in possesso di una emissione ben controllata, dimostra di saper dosare le forze per gestire una parte lunga e dispendiosa, che vede il proprio apice proprio nel lungo monologo dell’atto finale. Nulla da eccepire sulla sicurezza tecnica e la buona resa espressiva, ma il tenore deve anche fare i conti con la troppo contenuta proiezione del mezzo, tanto da venire coperto dall’orchestra nei momenti di più segnata concitazione.
Non difetta di volume Marjorie Owens che affronta la scrittura di Isolde con una vocalità complessivamente ben organizzata e rigogliosa, specie nel registro centrale ed acuto. Il soprano sottolinea soprattutto il carattere più tenero e innamorato del personaggio, facendo leva su di un fraseggio curato e adeguatamente coinvolto. Da segnalare, inoltre, il trasporto con cui viene risolto il “Liebestod”, forse la pagina più significativa ed emozionante dell’intera partitura.
Trionfatrice della serata è Daniela Barcellona, una Brangäne da manuale per ampiezza e rotondità del canto, articolato con una emissione morbida e tecnicamente inappuntabile. Oltre allo smalto di una prova vocale encomiabile, va sottolineata anche, e soprattutto, l’incisività del fraseggio, tale da assicurare la costante credibilità del personaggio e della sua evoluzione psicologica nel corso del dramma.

La palma del trionfatore della serata è anche per Nicolò Ceriani, un Kurwenald semplicemente perfetto. Ottimo, infatti, sotto l’aspetto vocale, grazie alla sicurezza di una linea voluminosa e di facile proiezione. Altrettanto magistrale l’interprete, disinvolto sulla scena e carismatico nel fraseggio.
Molto bene anche Evgeny Stavinsky, un Re Marke autorevole nel canto come sulla scena. Significativa, in particolare, l’umanità con cui l’artista dipinge questo sovrano, racchiuso nell’amara consapevolezza del tradimento dell’amico, ma anche capace, subito dopo, di perdonare con fraterna comprensione.
Saverio Fiore conferisce a Melot l’insinuante sfrontatezza che gli compete.
Altrettanto efficace Andrea Schifaudo, impegnato, prima, nel canto malinconicamente nostalgico di un marinaio e, quindi, nella tenera cantilena di un pastore.
Completa la locandina Matteo Peirone, nei panni di un timoniere.
Di pregevole fattura l’intervento del Coro genovese, collocato per l’occasione in buca e sapientemente guidato da Claudio Marino Moretti.
Del caloroso apprezzamento del pubblico già si è detto, ma preme sottolineare nuovamente il giusto riconoscimento agli sforzi di tutte le masse artistiche genovesi, il cui operato, tenace ed armonioso, ha saputo condurre in porto una nave tanto perigliosa, quanto quella di Tristan.
TRISTAN UND ISOLDE
Azione in tre atti
Libretto e musica di Richard Wagner
Tristan Tilmann Unger
König Marke Evgeny Stavinsky
Isolde Marjorie Owens
Kurwenal Nicolò Ceriani
Melot Saverio Fiore
Brangäne Daniela Barcellona
Ein Seemann/Ein Hirt Andrea Schifaudo
Ein Steuermann Matteo Peirone
Orchestra, Coro e Tecnici della
Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
Direttore Donato Renzetti
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia Laurence Dale
Scene e costumi Gary McCann
Luci John Bishop
Video design Leandro Summo
Regista collaboratore e coreografo Carmine De Amicis
Foto: Marcello Orselli
