Teodora Imperatrice – Monteverdi Festival 2026, Cremona
Tra le donne più celebrate, raccontate e chiacchierate della storia antica vi è senza dubbio Teodora, la celebre imperatrice bizantina moglie di Giustiniano I. Una figura complessa, da taluni venerata per l’effetto benefico del suo operato, da altri condannata per la giovinezza dissoluta. Un personaggio che non poteva di certo non destare l’interesse di scrittori, poeti e drammaturghi, come Victorien Sardou che, nel 1884, diede alla luce la “sua” Théodora. Uno spettacolo sontuoso, ambientato a Bisanzio, tra intrighi e passioni e, nel ruolo del titolo, nientemeno che Sarah Bernhardt. Un grande successo per l’epoca, tanto che, nel 1907, il compositore francese Xavier Leroux ne trasse ispirazione per la creazione della sua opera in musica dal titolo Théodora. La vita e le gesta della celebre imperatrice non hanno mai smesso di affascinare il mondo del teatro, anche ai giorni nostri e, più precisamente, nel 2020, quando il Ravenna Festival decise di commissionare una nuova opera incentrata sulla sovrana bizantina. La scelta ricadde su Mauro Montalbetti, uno dei compositori italiani più eseguiti e premiati della sua generazione che, con la collaborazione della drammaturga, attrice e regista Barbara Roganti, portò alla luce l’opera Teodora – Scalata al cielo in cinque movimenti. Un debutto avvenuto nella Basilica di San Vitale nell’ambito della programmazione del Ravenna Festival 2021, salutato da un grande successo di pubblico e accolto dalla critica con grande favore tanto da ricevere il titolo, dalla prestigiosa rivista Wired, di Best performance contemporary opera of the Year 2021.

A cinque anni di distanza il Monteverdi Festival coinvolge Montalbetti per ottenere una riscrittura di quella partitura: nasce così Teodora Imperatrice, opera in forma di mosaico. E per la prima volta nella storia della manifestazione, la musica contemporanea si fa largo in un cartellone da sempre dedicato soltanto alla musica barocca.
La strumentazione prevede un organico barocco; a differenza della prassi della tradizione esecutiva, tiorba, arpa ed organo non si limitano ad accompagnare il “basso continuo”, ma rivestono una precisa funzione espressiva, sottolineando, di volta in volta, parole, emozioni, immagini del testo. La narrazione sonora viene ulteriormente arricchita dalla presenza di cornetti rinascimentali e di flauti dolci, fondamentali per rievocare il fascino della Bisanzio imperiale. E poi vi sono gli archi che, grazie all’uso delle corde di budello, riescono a ricreare trasparenze e dolcezze evanescenti, in alternanza a gestualità aspre e materiche, proprie della musica contemporanea.
Una partitura dei nostri giorni, nella cui scrittura antico e moderno si intersecano armoniosamente, parti complementari di una unità duttile e sinuosa.
Alla qualità del componimento giova anche il libretto di Barbara Roganti, concepito come un insieme di frammenti di un rituale che, movimento dopo movimento, anzi tessera dopo tessera per riprendere il sottotitolo dell’opera, disvela una carica emotiva e teatrale sempre più marcata.
La Roganti si occupa anche della messinscena e, in questo, ottiene man forte della suggestiva cornice della chiesa di Sant’Agostino, sul cui altare vengono posti alcuni elementi di scena, un trono, qualche fronda, una candela, dei libri, alcuni mucchietti di terra, complementi evocativi di una gestualità essenziale e quasi liturgica.
La concertazione di questa partitura viene affidata ad Antonio Greco, capace di cogliere perfettamente le due anime dello spartito. A capo dei complessi di Cremona Antiqua, il direttore sfrutta la sua familiarità con la prassi storicamente informata per evocare le assonanze con il mondo antico. Ad un contempo, trova la giusta coerenza con la narrazione contemporanea, riuscendo egregiamente a calibrare l’espressività di due mondi apparentemente tanto lontani tra loro. L’ottima intesa con l’ensemble strumentale assicura la fluidità al fraseggio musicale che, grazie alla meticolosa attenzione riposta in ogni dettaglio, in ogni pausa, si innesta alla perfezione nelle parole e nei tempi del libretto.
Una concertazione ben rifinita che, nell’attenzione al dosaggio dei volumi e degli impasti timbrici, mostra di sapersi ben adattare alle proporzioni e agli spazi della chiesa di Sant’Agostino.
Nello spartito è prevista un’unica voce solista, quella di Teodora, che, data la lunghezza e la complessità della parte, richiede una grande interprete.

Roberta Mameli, elegantissima nel raffinato costume di scena disegnato da Maria Paolillo, affronta la scrittura di Montalbetti con invidiabile sicurezza, supera ogni scoglio della parte senza il minimo segno di affaticamento, neppure nei passaggi più scabrosi od arroventati. Il soprano sfoggia la bellezza e la preziosità di uno strumento sopraffino, caldo e cremoso nel timbro, morbido e sorvegliato nell’emissione. Facendo leva sulla comprovata omogeneità e compattezza tra i registri, l’artista piega l’esecuzione ai fini espressivi ed assicura al personaggio una teatralità da vera tragedienne. Diversi i momenti da ricordare nel corso della serata, tra questi, non possiamo non porre in evidenza il malinconico struggimento della “canzone per una sorella”, l’ipnotico smarrimento del “madrigale dell’insonnia” o, ancora, la furia indomita del “IV movimento – che sanno mordere – 4.1 Ogni tesoro”. Un personaggio definito a tutto tondo, con un carisma assoluto e con una proprietà di fraseggio che testimonia uno studio molto approfondito del testo. Meritatissima, quindi, la grande ovazione a lei riservata dal pubblico al termine dell’esecuzione.
L’opera viene vissuta come una sorta di continuo dialogo con altri tre personaggi.
In primis un’attrice, impersonata dalla Roganti stessa, con grande profondità e verità drammatica attraverso un accento scavato e ricco di emozione.
Il secondo personaggio è la danzatrice, qui affidata alla brava Alessandra Bortolato, in costante rispondenza con la valenza drammaturgica del momento.
Da ultimo il coro, il già citato ensemble Cremona Antiqua, sempre preciso e attento nel dare voce agli affetti, spesso contrastanti, del popolo. Una menzione particolare va riconosciuta ad Anna Bessi che, con una linea piacevolmente sfogata ricopre il ruolo di una portavoce.
Il pubblico presente segue con grande attenzione e si scioglie in ripetute acclamazioni al termine per tutti i protagonisti dell’esecuzione.
Teodora Imperatrice
Opera in forma di mosaico
Musica di Mauro Montalbetti
Libretto di Barbara Roganti
Teodora Roberta Mameli
Un’attrice Barbara Roganti
Una danzatrice Alessandra Bortolato
Portavoce Anna Bessi
Orchestra e coro Cremona Antiqua
Direttore Antonio Greco
Regia Barbara Roganti
Foto: Paolo Cisi
