Danza

Lo Schiaccianoci – Teatro Massimo Bellini, Catania

La magia del Natale, con il suo clima di festa universale che supera confini e conflitti, prende vita sul palcoscenico del Teatro Massimo Bellini di Catania domenica 21 dicembre con una nuova produzione de Lo Schiaccianoci, il celebre balletto in due atti su musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Fin dalle prime battute dello spettacolo, l’intensità e la bellezza incomparabile delle note del grande compositore russo creano un’atmosfera che dipinge immagini di splendore ed incanto, coinvolgendo il pubblico in un viaggio onirico tra fiaba, danza e musica. Lo Schiaccianoci, titolo notoriamente tra i più amati del repertorio classico, è interpretato dagli artisti del Balletto dell’Opera di Tbilisi, compagnia di fama internazionale, che sa conquistare il pubblico per la perizia tecnica e l’eleganza, offrendo un’esperienza coinvolgente e raffinata.

Le coreografie recano le firme di Aleksej Fadeečev e Nina Ananiashvili, étoile di levatura mondiale e direttrice artistica del Balletto dell’Opera nazionale di Tbilisi, che sa combinare tradizione e desiderio di rinnovamento creativo, rispettando l’iconica rappresentazione e introducendo altresì scene di danza di grande impatto visivo e teatrale. L’episodio iniziale della festa, con i suoi costumi sfavillanti e i movimenti perfetti del gruppo di abili danzatori, apre lo spettacolo con energia contagiosa, mentre la trasformazione dello Schiaccianoci nel bellissimo Principe del sogno di Marie conferma la capacità della compagnia di evocare estasi e fantasia.

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Lo Schiaccianoci Catania Balletto Opera di Tbilisi 2025

Il balletto in due atti è liberamente ispirato al racconto di E. T. A. Hoffmann, Schiaccianoci e il re dei topi, riscritto da Alexandre Dumas padre in toni più fiabeschi, meno violenti rispetto all’originale e adattati in forma di libretto da Marius Petipa. L’Orchestra del Teatro Massimo Bellini è guidata dal maestro georgiano Levan Jagaev , mentre le scene e i costumi, straordinari per grazia e ricchezza cromatica, sono a cura di Simon Virsaladze, maestro della tradizione scenografica georgiana e russa. Tra gli interpreti principali, nelle vesti di Clara/Marie troviamo la leggiadra ed elegante Sesili Guguchia, mentre la Fata Confetto è perfettamente incarnata da Valerie Lin, che si distingue per intensità e grazia; il Principe è il bravissimo Filippo Montanari, intrepido e al tempo stesso delicato nei movimenti, lo Schiaccianoci è un impeccabile, accurato Joshua Nunamaker. Dopo la prima rappresentazione, che si svolse il 18 dicembre 1892 a San Pietroburgo, il balletto è stato eseguito in versioni differenti nei teatri e nelle scuole di ballo di tutto il mondo. L’odierna produzione del Balletto di Tbilisi è di esclusiva qualità esecutiva ed eccellente pregio dal punto di vista tecnico sia nell’assieme che nei passi a due, densi di virtuosismi ed espressione di chiara maestria. Il corpo di ballo, unito ed ispirato, crea una narrazione fluente, capace di avvicendare la nitidezza accademica a una floridezza espressiva mai compiaciuta. I solisti brillano per la perizia tecnica e l’ armoniosità, ma soprattutto per una qualità inusitata: la capacità di raccontare sogni, emozioni, desideri. Nei pas de deux, il gesto è dialogo d’amore, nei grandi quadri d’insieme, la consonanza diventa architettura vivente, composizione formale di rara gradevolezza. Il Valzer dei Fiori si dispiega come in un paradiso notturno incorniciato dallo struggente cadere dei fiocchi di neve, mentre la Danza della Fata Confetto raggiunge una leggerezza quasi irreale, sospesa tra precisione e affascinante seduzione.

Lo_Schiaccianoci_Catania_2025
Lo Schiaccianoci Catania Balletto Opera di Tbilisi 2025

Uno degli elementi più sorprendenti della rappresentazione è la straordinaria sintonia tra l’orchestra e il corpo di ballo. Ogni movimento dei danzatori sembra avere origine direttamente dalla musica, in un dialogo costante e melodioso che rende il racconto naturale e potente. La partitura di Čajkovskij,  sublime, avvolgente, cesellata nella sua perfezione e ricchezza espressiva, risulta valorizzata appieno, rivelando tutta la sua efficacia evocativa. Fondamentale in questo equilibrio è la direzione, appassionata e al tempo stesso estremamente puntuale, di Levan Jagaev. Dal podio il maestro georgiano sa guidare l’encomiabile Orchestra del Teatro Massimo Bellini con energia e sensibilità, accompagnando delicatamente i momenti più sfumati e sostenendo con mano sicura e gesto eloquente quelli più brillanti senza mai perdere coesione. Questa concentrazione e meticolosità contribuisce a creare un’atmosfera avvolgente, capace di emozionare e trasportare lo spettatore nel mondo fiabesco del balletto. Il direttore sa magistralmente centellinare i respiri, accendere i colori, trattenere e liberare le tensioni con un senso teatrale finissimo. Ogni tema musicale emerge nitidamente, ogni dinamica è un richiamo emotivo: il suono non accompagna soltanto la scena, ma la abita, la sostiene, la illumina dall’interno.

Di grande impatto anche la bellezza dei costumi, autentico trionfo visivo della serata; curati nei dettagli e densi di colori, arricchiscono figurativamente lo spettacolo e sottolineano il carattere dei diversi personaggi e delle varie scene. Ogni quadro appare come un dipinto in movimento, capace di esaltare l’eleganza e la tecnica dei danzatori. Fedeli al periodo storico evocato, ricchi di dettagli e cromie, restituiscono con eleganza l’atmosfera ottocentesca senza mai scadere nell’oleografico. Tessuti preziosi, tagli accurati, costituiscono una tavolozza che dialoga con le luci e amplifica il senso di fiaba: ogni abito sembra raccontare una storia, contribuendo a costruire un mondo coerente e profondamente suggestivo.

Il Teatro Massimo Bellini, con la sua prodiga acustica e la platea avvolgente come un abbraccio, è l’eccezionale cassa di risonanza non solo della musica, ma anche delle emozioni collettive. Si avverte, palpabile, una partecipazione del pubblico con attenzione rara, quasi religiosa, la consapevolezza di assistere a qualcosa di speciale. E quando cala il sipario, l’incanto si scioglie in un applauso lungo, caldo, insistente. Un applauso che non è semplicemente consenso, ma gratitudine per una serata capace di ridare senso alla parola “bellezza”, di rammentarci quanto il teatro, quando è genuino e corale, sappia ancora parlare al cuore con una solennità che si addice ai riti laici dell’arte . Questo Schiaccianoci non è soltanto un balletto ben eseguito, bensì un felice incontro tra tradizione e sensibilità contemporanea, tra rigore formale e abbandono emotivo che resterà nella memoria di chi c’era e continuerà a risuonare anche nel silenzio.

Foto di Giacomo Orlando