Don Chisciotte – Teatro alla Scala, Milano
Del Don Chisciotte di Cervantes, nell’adattamento del romanzo in danza, resta ben poco, in realtà un esiguo, singolo, episodio del secondo volume attorno al quale è costruita tutta la narrazione coreografica. Si tratta della storia d’amore tra Basilio, un barbiere povero e Quiteria (poi nel balletto chiamata Kitri), figlia di un oste che vorrebbe darla in sposa al ricco Gamache, ma i giovani innamorati riescono a coronare il loro sogno grazie ad uno stratagemma teatrale che porta a un raro – nella danza – lieto fine. E Don Chisciotte? Don Chisciotte non balla, quasi mai, ma apre il balletto nel prologo portandoci in medias res; l’hidalgo è una sorta di cantore della vicenda, uno dei tanti episodi del suo errare e a un suo intervento si deve l’esito felice della storia d’amore.

Il 15 luglio OperaLibera ha assistito al Teatro alla Scala al Don Chisciotte nella versione coreografata da Rudolf Nureyev che nel 1966 rielaborò la versione di Marius Petipa del 1869, allora il più celebre, ma certo non il primo, adattamento del romanzo al balletto. La versione di Nureyev è stata anche la prima a entrare alla Scala, con lo stesso ballerino interprete del protagonista, Basilio, accanto a Carla Fracci nel ruolo di Kitri.
Forse Don Chisciotte è il balletto di Nureyev che raduna in sé, nella maniera più compiuta, la capacità del grande coreografo di reinterpretare il repertorio classico: preservando la tradizione del balletto russo Nureyev seppe traghettarlo nel Novecento, arricchendolo di difficoltà tecniche, all’altezza delle prestazioni fisiche delle nuove generazioni di ballerini, di ritmo, di gusto per il teatro e di analisi psicologica dei personaggi.
Nureyev diede un’accelerata impressionante alla coreografia di Petipa, rendendola tecnicamente sfidante, ricca di passi che escono dal repertorio strettamente classico per conferire “carattere” a un balletto ricco di danze gitane e fandango, la cui musica è ritmata da nacchere e tamburelli. In questo senso è un piccolo capolavoro nel capolavoro la danza del villaggio del I Atto, in particolare quella dei toreri, con il passo a due di Espada (Marco Agostino) e una Ballerina di strada (Caterina Bianchi) o quella, dai toni più cupi, degli zingari nel II Atto, nella quale Nureyev piega tratti delle danze popolari russe all’ambientazione spagnola: qui un plauso va al giovane Francesco Mascia che interpreta lo Zingaro.
La rapidità dei passi, la ricchezza dei dettagli e delle invenzioni graffianti del grande coreografo rende quasi impossibile osservare tutta la complessità registica messa in scena. Nureyev, con grande capacità registica, satura lo spazio del palco. I ballerini scaligeri non smentiscono la loro eccellente preparazione, anche se la rappresentazione del 15 luglio ha visto un rapido – quasi impercettibile – cambio dell’interprete di Basilio, in seguito a un infortunio di Claudio Coviello, sostituito prontamente da Mattia Semperboni. Martina Arduino, protagonista femminile, non ha avuto un attimo di esitazione e lo spettacolo si è magnificamente concluso: anche nel saper affrontare ogni imprevisto si conferma la grande professionalità del Corpo di Ballo.

Ma Nureyev, da vero artista del Novecento, lavorò anche sulla psicologia dei personaggi e sulla drammaturgia, inserendo molte gag comiche, dando spessore ai ruoli quasi esclusivamente pantomimici, come Don Chisciotte, interpretato egregiamente da Gabriele Corrado o Gamache, un bravissimo Christian Fagetti che pur danzando poco non smentisce mai le sue grandi doti recitative. Nonostante queste licenze, Nureyev non tradisce le sue origini e la fedeltà alla grande tradizione del balletto classico, mantenendo l’atto bianco inserito da Petipa, ossia il sogno delle Driadi di Don Chisciotte che conferisce al balletto una struttura classica. Tuttavia il Tataro volante infarcì il Sogno di iper-tecnicismi negli assoli femminili che, in questa rappresentazione, hanno messo a dura prova l’interprete della Regina delle Diradi.
Per sostenere la velocità dei passi voluta, Nureyev chiese a John Lanchbery un riadattamento della musica di Ludwig Minkus, avvertita come troppo sciatta, per darle un ritmo incalzante, scandito dagli strumenti a percussione, alternata a valzer e romantici passi a due. Così riadattata la musica di Don Chisciotte è qualcosa che appartiene alla memoria di tutti gli appassionati di danza; su tutti il celeberrimo e travolgente ingresso di Kitri. Sul podio Gavriel Heine, per la prima volta con il Balletto scaligero, a dirigere l’Orchestra del Teatro alla Scala.
La musica, le danze di carattere, insieme all’allestimento e ai costumi di Raffaele Del Savio e Anna Anni trasformano il palco in una piazza dal calore mediterraneo pervasa da un’energia che travolge e rapisce il pubblico entusiasta.
Foto: Brescia-Amisano Teatro alla Scala
