Spettacoli

Falstaff – Firenze, Teatro del Maggio

Ultimo titolo operistico dell’85° Maggio Musicale, Falstaff di Giuseppe Verdi con la direzione di Daniele Gatti e la regia di Sven-Eric Bechtolf costituisce a nostro giudizio lo spettacolo complessivamente meglio riuscito di questa travagliata edizione del Festival fiorentino. Pur trattandosi della riproposizione dell’allestimento andato in scena nel novembre 2021, con sir John Eliot Gardiner sul podio, la ripresa di Stefania Grazioli, che a Firenze si è tra l’altro occupata anche di quella dell’ultimo Don Giovanni, realizza una produzione unitaria e brillante, dove abbonda la varietà espressiva e la cura dei dettagli, tanto sul versante registico quanto, e forse ancora di più, su quello musicale. La macchina visiva e sonora è infatti davvero ben congegnata, agile e dinamica, pervasa di vitalità ma anche venata di malinconia.

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Rosalia Cid, Irina Lungu, Adirana Di Paola, Claudia Huckle

La vicenda è verosimilmente collocata nella Windosr shakespeariana, con ambienti e paesaggi stilizzati in chiave moderna e gli abiti ispirati alla foggia del tardo rinascimento inglese. Il largo impiego del legno conferisce agli spazi calore e una certa nitidezza, rimandando a realtà serene e vivaci, tanto la taverna quanto la casa dei Ford. Poetico, da vecchia Inghilterra, il quadro lungo il Tamigi, incantevole quello alla quercia di Henre con atmosfere mendelshoniane e da “Sogno d’una notte di mezza estate”. Validissime dunque le scenografie di Julian Crouch e i costumi di Kevin Pollard; ma a risultare particolarmente efficaci sono i movimenti dei personaggi, sempre minuziosamente studiati e in grande accordo con la musica. Ogni episodio ha un ritmo concitato ed è costruito in un’effervescente complessità – emblematiche in tal senso le scene della cesta e quella nel bosco fatato. La narrazione viene tuttavia sovente e suggestivamente interrotta da effetti da fermo immagine che creano oasi liriche o riflessive. A tali sospensioni contribuiscono in misura determinante le luci di Alex Brok, riprese da Valerio Tiberi, con raffinate variazioni dai colori più caldi a quelli crepuscolari e notturni.

Affiatata e ben assortita la compagnia dei cantanti, con momenti d’insieme ora scoppiettanti ora intrisi di soffusa magia. Bellissimo in tal senso il quintetto al primo atto con il tenore al centro, esuberante la fuga conclusiva, compatto e vigoroso ogni intervento del Coro del Maggio diretto da Lorenzo Fratini.

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Michael Volle

Molto espressivo Michael Volle nel ruolo del protagonista, con dovizia di accenti ed attenzione al singolo partcolare. Anche il gesto è ritmato e pieno di brio, in certuni frangenti addirittura con passi di danza. Il suo è un Falstaff orgoglioso e vanesio, che sembra prendere coscienza di sé soltanto nell’ultimo quadro e che sa mantenersi costantemente in equilibrio tra comicità e malinconia. La dizione non perfettamente scandita indebolisce purtroppo alcune parti, mentre il corpo di voce risulta un po’ altalenante, con alcuni passaggi che tendono eccessivamente al parlato.

Markus Werba è un Ford passionale e brillantissimo. Di grande omogeneità e consistenza vocale, ha una dizione puntuale ed un fraseggio articolato, con una studiata modulazione del volume ed uno stile alquanto solare. Esatto nel tempo e nell’intonazione, nel monologo delle corna ha una linea dinamica ed una morbida emissione, mostrando effetti comici e increspature di tristezza. Con un’ottima recitazione, anche in questo ruolo, dopo il recente Leporello, Werba si conferma artista di notevole valore e completezza.

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Christian Collia e Markus Werba

Molto aggraziata l’Alice di Irina Lungu, di grande agilità e con aperture luminose sulle note più alte. Il personaggio in generale non però risulta troppo brillante, ma è di una spontanea vivacità nel racconto del Cacciatore Nero e in tutto il quadro del finale.

Rosalia Cid è una Nannetta freschissima e delicata, con una recitazione accurata ed un canto cristallino. In “Sul fil d’un soffio etesio” è una Regina delle fate piena di incanto, con amplissimi fiati ed una salda tenuta.

Matthew Swensen è un Fenton impacciato e sognatore, con un bel timbro chiaro e un canto luminoso, benché siano talora sforzate le salite in acuto. Manca tuttavia di volume ed intenzione espressiva nel sonetto al terzo atto e nel complesso il tenore pare poco calato nella parte, cosicché la prova risulta piuttosto distante dall’eccellenza mostrata come Tom Rakewell.

Simpatica ma non proprio grottesca la Mrs. Page di Adriana Di Paola. Convince soprattutto nella concitazione del quadro della cesta, dove esibisce tra l’altro un canto a denti stretti d’effetto drammatico e di bravura tecnica. Meno incisiva nei dialoghi con Falstaff, con il celebre “Reverenza” che difetta un po’ di comicità. Come sopra detto di Swensen, anche questa interpretazione ci appare meno riuscita della splendida Baba The Turk.

Funziona la gustosa e spumeggiante accoppiata Bardolfo-Pistola: Oronzo D’Urso, squillante e ricco di sfumature, e Tigran Martirossian, dalla voce profonda ed un’agile dinamica.

Scura e vellutata Claudia Huckle nel ruolo di Meg, levigata in ogni intervento ma debolmente incisiva; meglio caratterizzato e divertente il Dr Cajus di Christian Collia, luminoso e solidamente impostato.

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La direzione di Daniele Gatti rende con trasparenza ed eleganza la complessa architettura dell’opera, ricreandola nel suo carattere unitario ma straordinariamente screziato, con estrema attenzione ai tempi, alla componente ritmica e agli impasti orchestrali. Il suono si mantiene costantemente ricchissimo, le dinamiche serrate con incisivi rallentamenti e pause di intenso lirismo. Deciso il sostegno ai cantanti con la ricerca di sottigliezze vocali in accordo al virtuosismo degli strumenti. Ben realizzati duetti e quartetti al primo atto, accuratamente differenziati i molteplici piani sonori nella scena dai Ford e di grande delicatezza al secondo atto il passaggio dal quadro iniziale al successivo. Magnifico e sognante tutto l’episodio della mascherata, fino alla fuga rigorosa e travolgente, che si slancia verso l’alto tra disincanto e vitalità.

Pubblico entusiasta. Molto applauditi Werba, Volle e Lungu; ovazioni per l’orchestra e per Gatti che si ripresenta a sipario già chiuso. E ci ricordiamo così come lo spettacolo era iniziato: un violoncello solitario al centro del palco, mentre un comunicato ci aggiorna sulle difficoltà della Fondazione e ci invita a sostenere il Teatro. Lasciamo la sala, malinconici, un po’ come Falstaff, chiedendoci su quale cartellone operistico si aprirà nuovamente il sipario…

FALSTAFF

Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi

Maestro concertatore e direttore Daniele Gatti

 
Regia Sven-Eric Bechtolf Ripresa da Stefania Grazioli
Scene Julian Crouch 
Costumi Kevin Pollard 
Luci Alex Brok Riprese da Valerio Tiberi 
Video Josh Higgason

Sir John Falstaff Michael Volle
Ford, 
marito di Alice Markus Werba
Fenton Matthew Swensen
Dr. Cajus 
Christian Collia
Bardolfo, 
seguace di Falstaff Oronzo D’Urso
Pistola, seguace di Falstaff Tigran Martirossian
Mrs. Alice Ford Irina Lungu
Nannetta, 
figlia di Alice e Ford Rosalia Cíd
Mrs. Quickly Adriana Di Paola
Mrs. Meg Page Claudia Huckle

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Foto:     © Michele Monasta-Maggio Musicale Fiorentino