Spettacoli 2022

Le Maschere

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Marta Leung e Alberto Mastromarino

L’Italia è un paese ricco di tesori tutti da scoprire, vere e proprie gemme della storia dell’arte, della musica o della scienza. A pochi chilometri da Piacenza sorge il borgo medievale di Castell’Arquato che domina la Val d’Arda arroccato su di una collina. Un piccolo complesso di abitazioni che si stringono idealmente attorno al cuore pulsante del borgo: la meravigliosa Piazza del Municipio su cui si affacciano la Rocca Viscontea, la Collegiata di Santa Maria e il Palazzo del Podestà. Passeggiando per i vicoli si respira l’aria del bel tempo che fu, storie d’armi, di tenzoni tra cavalieri intervallate da serenate dei trovatori, un paese che stato anche immortalato nel film fantasy del 1985 “Ladyhawke” con la regia di Richard Donner. Ma Castell’Arquato è conosciuto, soprattutto dagli amanti della musica, anche per avere dato i natali a Luigi Illica, personaggio di spicco nella cultura italiana di metà Ottocento e noto, in particolare, per aver creato i libretti di alcuni titoli immortali della storia del nostro melodramma, in primis i capolavori di Giacomo Puccini (in questo caso con la collaborazione di Giuseppe Giacosa) e di altri grandi esponenti della giovane scuola (Mascagni e Giordano). Ed ecco allora che per le vie del borgo antico ci si imbatte nella casa in cui nacque il “nostro” Illica e nel vicino museo dove è possibile scoprire di più sulla sua vita attraverso lettere, fotografie, cimeli e documenti. Per valorizzare al meglio la figura del celebre librettista,nel 1961 nasce il premio Illica, conferito con cadenza biennale a grandi esponenti della scena Lirica quali, su tutti, Maria Callas, Luciano Pavarotti, Placido Domingo e Montserrat Caballé, o registi come Luchino Visconti e Franco Zeffirelli. Grande attenzione anche ai giovani però con l’istituzione, da una decina d’anni a questa parte, del Concorso lirico internazionale Illica Opera Stage, occasione ideale per far emergere i talenti del domani.

E naturalmente abbiamo anche un Festival dedicato al genius loci, una tradizione che si rinnova di anno in anno e che quest’anno segna l’edizione numero nove (la prima sotto la direzione artistica del Maestro Jacopo Brusa). Concerti, incontri di approfondimento che si sviluppano nel corso di una decina di giorni, sino all’evento conclusivo della manifestazione festivaliera: la messa in scena di un’opera che presenta il libretto, ovviamente, di Luigi Illica. Quest’anno l’occasione è particolarmente ghiotta perché viene allestita un’opera rarissima, ovvero Le maschere di Pietro Mascagni, opera in un prologo e tre atti rappresentata per la prima volta il 17 gennaio 1901 simultaneamente in sei città diverse (Milano, Genova, Torino, Venezia, Roma e Verona). Una partitura che, pur mantenendo l’impronta inconfondibile di Mascagni, sembra volutamente strizzare l’occhio alla grande tradizione del melodramma ottocentesco, in primis alla produzione rossiniana e verdiana (si colgono quà e là nel testo orchestrale citazioni a Falstaff per esempio, o ancora echi del brio di certa melodia tipicamente rossiniana) o all’operetta (l’apertura con il brano parlato affidato a Tartaglia). Tutta l’opera si regge su di un gioco metateatrale; i personaggi si presentano nel prologo, indossano maschere che saranno poi volutamente enfatizzate in più punti: il pianto è evidenziato con eccessiva foga, così come il riso diviene quasi scherno, ma alla fine a trionfare è l’amore e il pubblico se ne va con il sorriso stampato in volto.

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Raffaele Feo

Il Maestro Jacopo Brusa, sul podio, offre una prova di altissimo livello non solo per la cura nell’esecuzione del testo mascagnano, ma, soprattutto, per la capacità di enfatizzare nella misura più consona, il cambio di ritmo e di atmosfera che fa da sfondo alle diverse scene nelle quali si articola il racconto. Un Festival come questo, probabilmente non dispone di ingenti risorse o di lunghe prove di preparazione, eppure l’esecuzione di Brusa appare profondamente meditata e scende in profondità coinvolgendo nel migliore dei modi possibili tutta la resa musicale dello spettacolo. A partire dai professori della Filarmonica Arturo Toscanini, che brillano per coesione e politezza sonora meritando un plauso particolare per l’esecuzione dell’ouverture, dove spicca, in particolare, la grande prova degli archi. Brusa ottiene dalla Toscanini il giusto colore per caratterizzare i singoli personaggi, le singole scene e mantiene sempre sonorità e ritmi che sanno accompagnarsi al meglio con le qualità dei singoli interpreti e della compagine corale.

Di rilievo la compagnia vocale.
Alberto Mastromarino, con voce ben proiettata ed omogenea, affronta con spiccata naturalezza le asperità di un ruolo che nasconde più di una insidia. Ben rifinito il fraseggio così come l’accento con cui riesce a sbalzare ottimamente il doppio personaggio da lui interpretato, Tartaglia e Giocadio. Un plauso anche alla sua interpretazione scenica.

A Matteo Falcier spetta il compito di interpretare il difficile ruolo di Florindo. La voce del tenore “corre” con facilità e risulta sempre ben tornita a tutte le altezze. Nel secondo atto è chiamato ad affrontare un’aria giocata sul passaggio che riesce ad espugnare ottimamente grazie alla limpidezza e alla musicalità di un mezzo dal timbro solare. Notevole, inoltre, lo squillo del registro acuto.

Al suo fianco, Marta Leung è Rosaura. Il colore brunito della voce, conferisce calore e dolcezza al personaggio, così come la ricchezza di armonici suggeriscono il carattere palpitante della ragazza. Un plauso, inoltre, alla presenza scenica dell’artista, sempre aggraziata ed elegante.

Bravissimo Angelo Veccia nei panni del Capitan Spaventa. Il baritono possiede un mezzo sonoro ed ampio, vibrante e timbrato in acuto, rotondo nei centri. Ottima la resa del personaggio, dipinto con verve scenica e varietà d’accento.

Anna Maria Sarra, sfoggia un mezzo dal timbro suadente e dal colore adamantino; una prestazione che colpisce per musicalità e grazia nel porgere la frase musicale.

Raffaele Feo dona al personaggio di Brighella il calore di una linea dal timbro suadente e squillante. Una prestazione vocale di rilievo per innata aderenza alla frase musicale, sempre sfumata e ricca di colori. Altrettanto riuscita è la resa del personaggio, tratteggiato con cura e dovizia di accenti. La naturalezza e la disinvoltura con cui Feo si muove sul placo rendono il suo personaggio godibilissimo.

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Francesco Leone, Angelo Veccia e Roberto Covatta

Riuscito del pari è l’Arlecchino di Roberto Covatta, vero mattatore sulla scena. Promossa a pieni voti anche la sua prestazione vocale in virtù di un mezzo che spicca per intonazione, morbidezza e compattezza. Ricercato e curatissimo il fraseggio.

Un grande plauso va a Francesco Leone, Pantalone, che possiede una linea dal colore vellutato, ampia per volume, naturale e sicura in tutti i registri. A dispetto della giovane età, la sua è una voce davvero interessante, così come la capacità di immergersi totalmente nel personaggio padroneggiandolo sia nel fraseggio che sulla scena.

Completa il cast Lorenzo Liberali che offre una prova efficace nella sua interpretazione, vocalmente ben tornita e scenicamente d’effetto, del Dottor Graziano.

Convincente la prova del KorMalta – Malta National Choir, ben diretto da Riccardo Bianchi, i cui interventi impreziosiscono, in particolare, i finali d’atto.

La regia dello spettacolo è curata da Giulio Ciabatti. Uno spazio scenico semplice, un vero e proprio palco per attori e commedianti, un fondale, impreziosito da due tele a tema astratto. Grandi strisce di velluto rosso regolano le entrate e le uscite di scena dei personaggi e del coro. Pochi elementi sul palco concentrano l’attenzione sulla gestualità dei singoli, che risulta sempre spontanea, naturale e credibile. Un contesto registico semplice ma efficace. A fare sempre da sfondo alla rappresentazione la meravigliosa Torre viscontea, splendidamente illuminata, un nume tutelare di questa bella notte di musica.
La calura di questi giorni non ha impedito al pubblico presente di apprezzare e riscoprire questo titolo mascagnano riservando a tutta la compagnia e al direttore calorosi appalusi.

Festival Illica 2022 IX edizione

Le Maschere
Opera in un prologo e tre atti di Luigi Illica
Musica di Pietro Mascagni

Tartaglia/Giocadio Alberto Mastromarino
Rosaura Marta Leung
Florindo Matteo Falcier
Il Capitan Spaventa Angelo Veccia
Colombina Anna Maria Sarra
Arlecchino Battocchio Roberto Covatta
Pantalone de’ Bisognosi Francesco Leone
Brighella Raffaele Feo
Dottor Graziano Lorenzo Liberali

Filarmonica Arturo Toscani
Direttore Jacopo Brusa
KorMalta- Malta National Choir
Maestro del Coro Riccardo Bianchi
Regia Giulio Ciabatti

FOTO: ASSOCIAZIONE CULTURALE TERRE PIACENTINE