Werther

Il Werther, di Jules Massenet, opera tra le più belle e romantiche del repertorio francese, va in scena al teatro Petruzzelli dopo diverso tempo. L’opera infatti mancava dal palcoscenico barese dal 1971, sebbene se ne ricordi una produzione, nel lontano 2006 al teatro Piccinni, con l’allora giovanissima fondazione Petruzzelli. L’allestimento è firmato da Opera Lombardia, per la regia di Stefano Vizioli, le scene sono di Emanuele Sinisi e i costumi di Anna Maria Heinreich.
Come noto, il Werther, su libretto di Édouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann e musicato da Massenet, è tratto dal celebre romanzo epistolare I dolori del giovane Werther, tra i massimi capolavori del romanticismo tedesco, di Johann Wolfgang von Goethe. La prima rappresentazione avvenne il 16 febbraio del 1892, presso la Hofoper di Vienna. Sul fronte musicale, la direzione del maestro Giampaolo Bisanti, al suo primo Werter, dirige da par suo l’orchestra del teatro Petruzzelli straordinariamente e magnificamente bene, il gesto è sicuro e coinvolgente, ogni dinamica è perfettamente delineata. I cupi accordi iniziali del preludio, che fanno presagire il triste destino dell’eroe romantico innamorato cedono il passo a dolcissime aperture melodiche che perfettamente esprimono il tenue, languido è irresistibile paesaggio sonoro dell’amore tra Werter e la sua Charlotte. Il maestro e estremamente rispettoso di ogni frase e accento e ciascuna sezione dell’orchestra si tinge dei colori richiesti, in special modo nell’ampio interludio tra terzo e quarto atto. La stessa persona del maestro Bisanti, in continua tensione emotiva, sembra trasformarsi, sublimandosi e fondendosi con la partitura. Descrivere le sensazioni provate in sala tramite uno scritto è, a parere di chi scrive, quasi impossibile, l’intesa con il cast vocale è perfetta.

Francesco Demuro è uno splendido Werther. Il colore è tendenzialmente chiaro e la voce gode di un bellissimo timbro. Il suo Werther delinea perfettamente il tormentato animo romantico del giovane protagonista, fedele alla sua amata, il fraseggio è intenso, con morbide mezzevoci e acuti squillanti e sicuri, l’accento è appassionato, l’artista tinge al meglio di tristezza e melanconica nostalgia la sua aria più famosa “Pourquoi me réveiller“, che precede il tragico finale. Ottima la bravissima Ketevan Kemoklidze, anche lei al debutto al Petruzzelli e come Charlotte. Il mezzosoprano georgiano esibisce una voce bronzea, suadente, soave e seducente, dal colore scuro e di notevole tenuta, il fraseggio è ben tornito, dall’accento drammatico, in particolar modo nel potente e tagliente registro grave e gli acuti sono sicuri e ricchi di suono. Il suo canto è costellato di magnifiche mezzevoci di cui la cantante si avvale per delineare una Charlotte chiusa in sé stessa, pensosa, l’aria des lettres è cantata a fior di labbra, quasi intimamente sussurrata, le lettere di Werther si susseguono tra le sue mani e nella sua mente, prigioniera dell’amara consapevolezza di aver promesso il suo cuore ad un altro, contro la sua volontà.

Sara Rossini, soprano lirico tendente al leggero, contrappone alla sorella maggiore Charlotte, una Sophie luminosa, gaia e spensierata. Il soprano possiede un timbro vellutato, il colore è argenteo, brillante e la gamma vocale è omogenea e svettante in acuto. Molto bravo anche l’Albert di Biagio Pizzuti il quale impersona perfettamente il giovane sposo di Charlotte, il baritono fraseggia con disinvoltura, ottima pronuncia e il vellutato timbro possiede squillo e freschezza giovanile. Bene anche Le Bailli di Francesco Verna, insieme allo Schmidt di Valentino Buzza e allo Johann di Stefano Marchisio. Completano il cast Carmine Giordano come Brühlmann e Angelica Disanto come Kätchen . La regia di Stefano Vizioli, purtroppo pensata nel mortificante periodo covid, presenta pochi, ma molto efficaci elementi in scena, la sua regia è volta a raccontare il dramma interiore dei due giovani amanti, attraverso il ricordo di Charlotte, ormai anziana e invalida. Nell’ultimo atto siede infatti su una sedia a rotelle ed è separata da un telo da Werther, ormai morente. Una particolare lode va al coro di voci bianche Vox Juvenes, musicale e partecipe, guidato da Emanuela Aimone. Il pubblico tributa all’opera il giusto e caloroso successo per tutti.
La recensione si riferisce alla prima del 19 aprile. Lo spettacolo si replica fino al 24.

Jules Massenet
Dramma lirico in quattro atti, su libretto di
Édouard Blau, Paul Milliet, Georges Hartmann,
tratto da “I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang von Goethe, del 1774

INTERPRETATO DA

Charlotte
Ketevan Kemoklidze [19/21/24 apr]
Caterina Dellaere [20/23 apr] 

Sophie
Sara Rossini [19/21/24 apr]
Veronica Granatiero [20/23 apr] 

Werther
Francesco Demuro [19/21/24 apr]
Valerio Borgioni [20/23 apr] 

Albert
Biagio Pizzuti [19/21/24 apr]
Pierluigi Dilengite [20/23 apr] 

Le Bailli
Francesco Verna 

Schmidt
Valentino Buzza
Johann
Stefano Marchisio

Brühlmann
Carmine Giordano

Kätchen
Angelica Disanto

direttore Giampaolo Bisanti
regia Stefano Vizioli
scene Emanuele Sinisi
costumi Anna Maria Heinreich
disegno luci Vincenzo Raponi
visual Imaginarium Creative studio

ORCHESTRA DEL TEATRO PETRUZZELLI

Coro di voci bianche “Vox Juvenes”
maestro del coro Emanuela Aymone

Allestimento scenico | OperaLombardia