Carmen

Ci rivediamo adesso dopo quasi cinque anni: per approfondire la “Carmen” andata in scena alle Terme di Caracalla non c’è citazione migliore da scomodare di quella dei Tiromancino e della canzone “La descrizione di un attimo”. Per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma si è infatti deciso di rispolverare uno spettacolo di un lustro fa, il discusso allestimento di Valentina Carrasco che vide la luce proprio nella stessa location. La regia convenzionale ha spiazzato più di uno spettatore nel 2017, che cosa si può dire invece nel 2022? Il primo giudizio che viene in mente è che la “Carmen” in questione è invecchiata un po’ male. Questa recensione si riferisce alla replica di sabato 23 luglio 2022.

Il capolavoro di Georges Bizet è stato riproposto senza alcun riferimento al 1830 e alla città di Siviglia, come vorrebbe il libretto: si è deciso di dare spazio invece alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, con la protagonista del titolo che è ospite di alcuni immigrati illegali. Gli allestimenti moderni e provocatori di questo titolo non mancano mai e spesso il fascino non è venuto comunque meno, ma questa constatazione è valida per il 2017 e non per la stagione estiva in corso. Cinque anni fa, infatti, Donald Trump si era appena insediato alla Casa Bianca e il suo proposito di creare un muro tra USA e Messico aveva indignato il mondo.

Valentina Carrasco aveva dunque colto la palla al balzo per proporre una “Carmen” moderna e al passo con i tempi. I dettagli gratuiti e che si potevano evitare sono rimasti, a partire dall’osteria di Lillas Pastia, un vero e proprio bordello con tanto di rapporti occasionali alla luce del giorno. Gli smartphone, poi, sono stati ancora una volta una presenza fissa, come anche l’ape-car che spesso faceva capolino sul palco e che ha dominato l’intero terzo atto. Nel quarto atto, invece, la celebrazione del “Dia de Muertos”, il giorno dei morti che in Messico è tra i più sentiti in assoluto,  è stata presentata in maniera azzeccata e sgargiante. 

È invecchiata bene, al contrario di altre scelte registiche, l’alta struttura in cui è spuntato Escamillo con il toro completamene dorato da decapitare nel momento più importante dell’opera. La trasposizione moderna della Carrasco ha avuto come obiettivo quello di presentarci Carmen come una donna libera ed emancipata nonostante la bassa estrazione sociale, con una bambina che le si avvicinava nei punti cruciali del racconto per renderlo ancora più avvincente. L’intento è senza dubbio nobile, rimane il fatto che assistere a una versione del genere quando ormai Trump non c’è più e quando si potrebbero eliminare molti elementi superflui può confondere il pubblico.

Le Terme di Caracalla non premiano l’acustica, è un dato di fatto, ma l’impegno di Jordi Bernacer alla guida dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma va sicuramente premiato. Il direttore spagnolo ha cercato di non dimenticare mai che la musica di Bizet non è soltanto “malvagia” e piena di fatalismo, ma anche piena di raffinatezze. Le sonorità non sono state fortunatamente eccessive e nemmeno sopra le righe, al pubblico romano non sono stati negati i contrasti dinamici tipici di questo capolavoro.

Veronica Simeoni si è ben disimpegnata nel ruolo più importante dell’opera di Bizet. Seducente al punto giusto scenicamente, ha dosato la voce con cura per non penalizzare il timbro e le belle intenzioni del fraseggio hanno restituito una Carmen pregevole. Le sfumature di Saimir Pirgu sono state quelle di un Don Josè vocalmente attendibile e dalla linea di canto accurata. Piacevole è stato anche l’ascolto di Mariangela Sicilia, una Micaela timbricamente gradevole e in grado di mostrare alla perfezione la tenera ingenuità del suo personaggio.

L’Escamillo di Luca Micheletti ha dato il giusto spolvero a un ruolo che viene spesso e colpevolmente messo in secondo piano: si è mostrato a suo agio in Votre toast, je peux vous le rendre, la “canzone del toreador” che lo ha presentato in maniera degna. Brillante e piacevole, inoltre, è stato il cosiddetto “quartetto dei contrabbandieri”, formato da Giulia Mazzola (Frasquita), Anna Pennisi (Mercedes), Michele Patti (Dancairo) e Marcello Nardis (Remendado). Il cast vocale era completato dal corretto Zuniga di Alessandro Delle Morte e dal Morales di Arturo Espinosa. Moderna o classica che sia, di questa musica rimane ancora oggi valido come non mai il giudizio di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, grande ammiratore di Georges Bizet: “Da qui a dieci anni sarà l’opera più famosa di tutto il pianeta”.

CARMEN

Opera in 4 atti

Musica di Georges Bizet

Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy

Direttore: Jordi Bernàcer 

Regia: Valentina Carrasco

Scene: Samal Blak

Costumi: Luis Carvalho

Maestro del coro: Roberto Gabbiani

Luci: Peter Van Praet

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carmen: Veronica Simeoni

Don Josè: Saimir Pirgu

Escamillo: Luca Micheletti

Micaela: Mariangela Sicilia

Frasquita: Giulia Mazzola

Mercedes: Anna Pennisi

Dancairo: Michele Patti

Remendado: Marcello Nardis

Zuniga: Alessandro Della Morte

Morales: Arturo Espinosa

Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma

Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma

Foto Fabrizio Sansoni (Teatro Opera Roma)