Aida – Festival Verdi 2026, Busseto
Aida torna a Busseto.
Era il 2001 quando, in occasione del centenario verdiano, la Fondazione Arturo Toscanini chiese a Franco Zeffirelli un nuovo allestimento per il piccolo palco bussetano. Il regista fiorentino visse questa occasione come una sfida intellettuale: quella di fare uscire il lato più intimistico di Aida, destrutturandola dal suo essere grand opéra. Una produzione che rimase nel cuore del suo creatore che lo definì “il più riuscito e più felice spettacolo d’opera che abbia mai creato. Il miglior rimedio ai miei malanni”.

A distanza di venticinque anni dalla prima, e a sette dall’ultima ripresa, Aida torna, centrata nel contesto dei “mondi lontani”, tema del Festival Verdi 2026. Dal punto di vista scenico possiamo solo continuare ad elogiare un allestimento pressoché perfetto. Un “mondo”, quello di Aida e dell’antico Egitto, capace di stare senza sforzo in un proscenio di sette metri. Un miracolo visivo che solo un grande regista ed artista poteva pensare, una preziosa eredità che è sempre emozionante rivedere. Ricordiamo che la regia è stata qui ripresa, con grande rispetto ed attenzione da Stefano Trespidi, ed i costumi originali di Anna Anni sono ripensati da Lorena Marin. Le garbate coreografie di Luc Bouy vengono riprese da Gaetano Bouy Petrosino.
Il versante musicale dello spettacolo si affida, per il cast vocale e per la direzione, a giovani, ma già affermati, artisti.
A Giuseppe Mengoli, al suo primo confronto con il capolavoro verdiano, tocca il compito non semplice di individuare l’equilibrio dinamico e sonoro più adatto alle peculiarità della sala del teatro bussetano. Il direttore propone una lettura coesa e sfaccettata, capace di restituire, di volta in volta, un’atmosfera coerente con l’evoluzione drammaturgica dell’opera: accenti impetuosi prevalgono nelle scene di massa, mentre nelle pagine di più intenso raccoglimento emergono rifrazioni sonore delicate, a tratti sognanti.
La concertazione, vibrante e appassionata, sottopone l’orchestra, la Filarmonica Arturo Toscanini, a continui stimoli, con l’obiettivo di costruire una tensione costante e avvolgente. Al netto di qualche sfasamento tra buca e palcoscenico, si tratta di una lettura di rilievo, giustamente apprezzata dal pubblico.
Venendo ai solisti, è d’uopo cominciare dalla prova di Federica Vitali che, sin dal suo ingresso in scena, desta un’ottima impressione. In primis per la qualità del mezzo, cremoso e piacevolmente timbrato. Pregevole il controllo dell’emissione, piuttosto compatta in tutti i registri: sonora nei gravi, piena nei centri e potente in acuto. Ciò che colpisce maggiormente nella sua prova sono la determinazione e la consapevolezza del fraseggio, articolato in tutte le sfumature espressive necessarie per tratteggiare un personaggio autentico e palpitante. Nella sua lettura della principessa etiope, convivono dignità, regalità, passione, dolore e malinconia, per un ritratto compiuto e di sicuro effetto. Una prova distintiva: e siamo certi che, anche se si tratta di un debutto, se continuerà su questa strada avrà ancora molto da dire in questo personaggio.

Serata non facile per Vincenzo Costanzo che, a giudicare dall’importanza e dalla solidità dello strumento, avrebbe tutte le carte in regola per essere un pregevole Radamès. Nonostante l’annuncio di una sua indisposizione poco prima dell’inizio, il tenore supera lo scoglio dell’aria iniziale, “Celeste Aida”, con adeguata sicurezza, sfruttando la morbidezza e la naturale proiezione dell’emissione. Dopo i primi due atti, affrontati con esiti più che soddisfacenti, la stanchezza comincia però a farsi sentire, fino al punto da dover tacere alcuni passaggi. Onore al merito, in ogni caso, per aver portato a termine la recita con energica convinzione, mostrando, attraverso la cura dell’accento e l’incisività della presenza scenica, un costante impegno nella definizione del personaggio. Auguriamo all’artista una pronta guarigione, affinché possa affrontare le restanti recite della produzione nel migliore dei modi possibili.
Il terzetto dei protagonisti si completa con Teresa Iervolino, Amneris di notevole spessore. La sua formazione belcantista le consente un controllo tecnico sicuro, da cui deriva una linea di canto omogenea e ben proiettata in tutti i registri. Il timbro ambrato e vellutato risulta particolarmente adatto all’ardore della principessa egizia, la cui lettura viene ulteriormente impreziosita da un fraseggio misurato e raffinato. L’intesa con la Vitali, tra l’altro, rende il duetto del secondo atto uno dei momenti più incisivi e coinvolgenti della serata.
Sorprende positivamente l’Amonasro di Hae Kang, dalla vocalità poderosa e brunita, in evidenza soprattutto nello struggente confronto con la figlia nel terzo atto.
Funziona con efficacia anche il Ramfis di Alberto Comes, costruito su una linea di canto pulita e saldamente controllata, abbinata ad un fraseggio accurato. Solenne e imperioso il Re di Adriano Gramigni, sonoro quanto basta negli interventi assegnati. Francesco Congiu conferisce al Messaggero uno spessore vocale e interpretativo non scontato; musicalmente convincente anche la Sacerdotessa di Nicoletta Brigulio.
Il Coro del Teatro Regio, preparato con cura da Martino Faggiani, conferma la consueta affidabilità, anche nella gestione degli spazi scenici. Serata da tutto esaurito, conclusa tra ovazioni entusiastiche di un pubblico internazionale.
AIDA
Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Aida Federica Vitali
Radamès Vincenzo Costanzo
Amneris Teresa Iervolino
Amonasro Hae Kang
Ramfis Alberto Comes
Il Re Adriano Gramigni
Un Messaggero Francesco Congiu
Una Sacerdotessa Nicoletta Briguglio
Filarmonica Arturo Toscanini
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Giuseppe Mengoli
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Franco Zeffirelli
Ripresa della regia Stefano Trespidi
Luci Andrea Borelli
Coreografie Luc Bouy
Ripresa delle coreografie Gaetano Bouy Petrosino
Costumi Anna Anni
Ripresa costumi Lorena Marin
Foto: Roberto Ricci – Festival Verdi
