Spettacoli

Nabucodonosor – Festival Verdi 2026, Parma

Nabucodonosor al Regio di Parma.

“Là, presso i fiumi di Babilonia, sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion.
Ai salici delle sponde avevamo appeso le nostre cetre.
Là ci chiedevano delle canzoni quelli che ci avevano deportati, dei canti di gioia quelli che ci opprimevano, dicendo: «Cantateci canzoni di Sion!”

Queste parole del Salmo 137 sono state sicuramente fonte di ispirazione per Temistocle Solera nel creare il testo di “Va pensiero”, uno dei canti risorgimentali più famosi e nodali nella storia verdiana. Nabucco è sicuramente l’opera con cui il cigno di Busseto ha incontrato il suo primo successo ma non solo questo, è un racconto potente che, in qualche modo, riesce a toccare il nostro (solitamente) latente senso di patria. Nel contesto dei “mondi lontani”, a cui questo Festival Verdi è dedicato, dopo il Perù di Alzira e l’antico Egitto di Aida, irrompe appunto Nabucco, o meglio Nabucodonosor, come leggiamo sul libretto. Un nuovo allestimento, in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna ed il Teatro Carlo Felice di Genova, affidata per regia, scene e costumi a Pier Luigi Pizzi.

Il noto regista lavora con le cifre a cui ci ha abituato negli ultimi anni: minimalismo e rigore. In scena solo nero, bianco, rosso e qualche nota di viola. Un colpo d’occhio elegante che nel corso dello spettacolo si rivela però privo di idee, non capace di comunicare alcunché se non una certa nobiltà stilistica. Lo spettacolo, quasi totalmente privo di elementi scenici, è costruito sulle movenze dei personaggi, invero abbastanza banali e stereotipate, (movimenti di scena Marco Berriel). Abbiamo apprezzato solo i costumi vagamente sadomaso dalla linea sinuosa e sensuale, particolarmente bello quello di Lidia Fridman e lo splendido comparto luci, affidato a Massimo Pizzi Gasparon Contarini. Nelle note di regia, che lo stesso autore ritiene “superflue”, si parla di questa continua sottrazione, forse in tal senso si potrebbe abbandonare del tutto ogni progetto registico e passare ad una forma concertata forse più consona all’attuale spirito crepuscolare del regista. 

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Nabucco, Festival Verdi 2026

Serata particolarmente felice, invece, dal punto di vista musicale.

Il condottiero di Babilonia è affidato ad Ariunbaatar Ganbaatar, dalla vocalità poderosa e facilmente proiettata in sala. L’entrata in scena si accompagna a un’emissione esuberante, efficace rappresentazione della ferocia e baldanza del conquistatore. Nel corso della rappresentazione il baritono sfrutta le potenzialità di una linea di canto preziosa e ricca di armonici per delineare anche il lato più umano del personaggio, specie nel duetto con Abigaille e nella grande scena del quarto atto. Si tratta di una lettura piuttosto centrata che, col tempo, potrebbe maturare ulteriormente, guadagnando in sfaccettature e in approfondimento della figura del re babilonese.

Lo affianca Lidia Fridman, un’Abigaille semplicemente splendida. Conturbante ed elegantissima in scena, l’artista dispiega una linea di canto sicurissima, saggiamente controllata a tutte le altezze. Il peculiare colore di un timbro scuro come la notte calza a pennello alla raffigurazione di un’eroina costantemente divisa tra la brama del potere e lo struggimento per un sentimento non corrisposto (l’amore del padre e quello di Ismaele). Prova di grande carisma, di cui resta impressa soprattutto la bellissima esecuzione della scena che apre il secondo atto: allo slancio del recitativo segue la dolcezza del ricordo, per poi arroventarsi in un canto di coloratura dominato con eroica potenza. Bravissima!

E poi c’è Michele Pertusi, di cui non si può che ammirare, ancora una volta, la raffinatezza del legato e la morbidezza di un canto a fior di labbro. Stilisticamente impeccabile, il basso parmigiano articola l’accento con dovizia di colori, scegliendo la tinta più appropriata per ogni intervento. In tal senso la preghiera del secondo atto diventa un autentico pezzo di bravura per intensità e autorevolezza espressiva.

Nella coppia degli innamorati Andrés Moreno García delinea un Ismaele dalla linea vocale misurata e composta, mentre Laura Verrecchia, grazie al timbro setoso, dipinge una Fenena appassionata e fremente; particolarmente struggente risulta l’esecuzione di «Oh dischiuso è il firmamento», affidata a un fraseggio emozionato.

Squillo e musicalità contraddistinguono Maria Cristina Bellantuono nel ruolo di Anna. Completano la locandina Adriano Gramigni, Gran Sacerdote di Belo preciso e puntuale, e Simone Fenotti, Abdallo sonoro ed espressivo.

Sul podio, Francesco Lanzillotta tiene saldamente le redini del fraseggio verdiano, racchiudendolo in una narrazione misurata e libera da certe intemperanze della tradizione. La sua lettura mira a far emergere la scrittura nella sua espressività più intima e autentica: un affresco sonoro che, grazie a ritmi incalzanti, trasuda una teatralità viva e palpitante. Di particolare rilievo, in questo contesto, risulta l’apporto dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, precisa e duttile nel seguire l’evoluzione del dramma, in continua alternanza tra l’irruenza delle scene di massa e il patetismo delle pagine più liriche.

Chiudiamo con una componente fondamentale dello spettacolo: il Coro del Teatro Regio di Parma che, sotto la guida di Martino Faggiani, raggiunge in quest’opera uno dei vertici più alti della propria cifra esecutiva. Un canto capace di essere ora tonante, ora carico di disperazione, ora eroico, ora commosso e malinconico. Una tavolozza di sfumature che si intrecciano continuamente, scavando nella scrittura verdiana e sbalzandone la tinta originaria. Non c’è da stupirsi, dunque, se l’esecuzione del “Va, pensiero” resti impressa come uno dei momenti più alti della serata.

Al termine, un pubblico stipato come raramente si è visto in sala ha tributato un’accoglienza festosa a tutti gli artefici della serata.

NABUCODONOSOR
Dramma lirico in quattro parti di Temistocle Solera
Musica di Giuseppe Verdi

Nabucodonosor Ariunbaatar Ganbaatar
Ismaele Andrés Moreno García
Zaccaria Michele Pertusi
Abigaille Lidia Fridman
Fenena Laura Verrecchia
Il Gran Sacerdote di Belo Adriano Gramigni
Abdallo Simone Fenotti
Anna Maria Cristina Bellantuono

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Francesco Lanzillotta
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Regista collaboratore e luci Massimo Pizzi Gasparon Contarini
Movimenti di scena Marco Berriel

Foto: Roberto Ricci – Festival Verdi