Spettacoli

Francesca da Rimini – Teatro Regio, Torino

12.10.2025. Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai torna dopo trent’anni sul palcoscenico di quel Teatro Regio di Torino che ne aveva visto la prima rappresentazione nel 1914 e lo fa in grande spolvero per inaugurare la stagione 2025/2026 del teatro subalpino. La Francesca da Polenta ed il Paolo Malatesta di dantesca memoria rivivono nel sontuoso libretto di Tito Ricordi adattato dall’omonimo dramma dannunziano – chi non ricorda i versi del quinto canto dell’inferno che hanno reso celebre la vicenda dei due sfortunati amanti? – in un allestimento curato da Andrea Bernard e con Andrea Battistoni sul podio. Alla sua prima inaugurazione come direttore musicale del teatro Andrea Battistoni incanta con una lettura vivida, scrupolosa e raffinatissima per colori e intenzioni espressive di una partitura così cangiante e suggestiva ponendo solide fondamenta per la riuscita di questa splendida inaugurazione di stagione. Orchestra e Coro sono in forma smagliante, quest’ultimo preparato da Ulisse Trabacchin, e lo seguono con cura dando vita egregiamente sia ai momenti più intensi e tumultuosi che a quei passaggi di estasi struggente – indimenticabile il finale del primo atto per citarne solo uno – in un’esecuzione di grande pregio.  

Francesca_Torino_6
Barno Ismatullaeva

Ben assortito il nutrito cast a partire dalla protagonista: Barno Ismatullaeva, già conosciuta dal pubblico torinese in occasione di una apprezzata Madama Butterfly, conferma le ottime impressioni: un timbro avvolgente caratterizza la voce del soprano uzbeko dalla sonorità piena e rotonda che attraversa senza sforzo l’intera sala e Ismatullaeva affronta con sicurezza la prova di un ruolo lungo e impegnativo e convince in ogni passaggio. Benissimo anche Roberto Alagna che conquista per l’inossidabile solarità del timbro e per l’emissione generosa così come sempre elegante e magnetico è l’interprete anche in virtù di un fraseggio esemplare. Il suo Paolo, così come la Francesca di Barno Ismatullaeva nella grande scena del terzo atto che li vede protagonisti ma non solo, pare invero materializzatosi dal tempo lontano in cui i fatti ebbero luogo o apparso dalle pagine più amate dei romanzi cavallereschi.  

Francesca_Torino_7
Valentina Mastrangelo, Martina Myskohlid, Barno Ismatullaeva, Albina Tonkikh, Sofia Koberidze

George Gagnidze e Matteo Mezzaro completano il trio d’assi della famiglia Malatesta, e che fratelli! Il tonante Gianciotto di Gagnidze convince per l’impeto dell’interpretazione ed una valida organizzazione vocale e con il notevolissimo Malatestino dallo squillo brillante e dai modi insinuanti come uno Jago di Mezzaro sigla uno dei momenti clou dell’intera serata nel brutale confronto tra i due fratelli del quarto atto. ben caratterizzati anche i Da Polenta con l’eccellente Ostasio di Devid Cecconi e la toccante Samaritana di Valentina Boi efficaci pur nella brevità dei loro ruoli. Spicca nell’entourage di Francesca la Smaragdi di lusso di Silvia Beltrami cui pochi momenti bastano a lasciare il segno e molto bene anche le soavi Biancofiore e Garsenda di Valentina Mastrangelo e Albina Tonkikh e le graziose Altichiara e Donella di Martina Myskohlid e Sofia Koberidze. Completano il cast il memorabile giullare di Janusz Nosek e gli ottimi Enzo Peroni, Daniel UmbelinoEduardo Martinez e Bekir Serbest, rispettivamente Ser Toldo, il balestriere e il torrigiano.  

Francesca_Torino_4
Barno Ismatullaeva, Roberto Alagna

La riuscitissima parte musicale è corredata da un allestimento di grande impatto e altamente poetico ideato da Andrea Bernard; allestimento che ha le proprie radici nella vicenda originaria ed è allo stesso tempo fortemente connesso con la tradizione teatrale oltre che con tematiche e istanze contemporanee. La vicenda, spostata in una casa borghese primo novecentesca dalle scene di Alberto Beltrame, ricche anche se a tinte fredde, e dai deliziosi costumi di Elena Beccaro, sembra svolgersi in realtà in un non tempo, o meglio, qualsiasi tempo, ed è presto chiaro che si voglia raccontare una universale e ancora troppo comune vicenda di femminicidio. Certo quello in cui vive la Francesca da Polenta originale è un mondo nel quale un marito ha il diritto di uccidere una moglie infedele ed il suo amante, specie se colti in flagrante, cosa che nell’Italia di oggi fortunatamente non è più legale – anche se solo dal 1981! – ma la violenza, l’oppressività nelle quali la protagonista è immersa ed il controllo cui è sottoposta sono situazioni fin troppo familiari anche al giorno d’oggi che dal medioevo siamo ben lontani, come testimoniano le scarpe rosse poste accanto al letto di Francesca nella scena finale.

In questo scenario nel quale la sala da pranzo di Francesca e Gianciotto è decorata con ganci da macellaio, il cognato Malatestino tortura brutalmente un prigioniero ed il fratello Ostasio accoltella il giullare (fuori scena ma lo si vede rientrare con il coltello insanguinato ed il costume) semplicemente per aver parlato con Francesca, Samaritana (qui costretta su una sedia a rotelle, dettaglio interessante) e le loro dame di compagnia ecco che Paolo è l’uomo dei sogni di Francesca in carne ed ossa, l’uomo che sogna addirittura fin dall’infanzia ci dicono i poeticissimi flashback, ed è la sua oasi e la sua rivendicazione di indipendenza in mezzo a quella violenza, in quella “Casa di bambola” che brucia e che la soffoca. Francesca sceglie coraggiosamente di perseguire ciò che desidera veramente e i due si incontrano in un prato fiorito, trasportati dall’estasi amorosa in una sfera tutta loro (lui e le giovani dame potrebbero essere compagni fittizi della triste quotidianità di Francesca?) fino al momento in cui la realtà li raggiunge, ed è in quel mondo reale che vengono brutalmente assassinati da Gianciotto, uniti ormai nell’ultimo abbraccio terreno e nell’eterno abbraccio immortale del mito. Ricca di suggestioni tanto quanto la splendida musica di Zandonai la regia di Andrea Bernard accompagna la vicenda con grande efficacia risultando sia tecnicamente interessante che emotivamente pregnante e ricopre solidamente l’ottima impalcatura musicale fornita da Battistoni costruendo insieme al cast solistico e a tutte le masse artistiche del teatro una delle più belle inaugurazioni di stagione degli ultimi anni. Il successo della serata è suggellato dai calorosi applausi tributati lungamente dal pubblico presente in sala e non resta che attendere i prossimi titoli di una stagione 2025/2026 che si prospetta davvero molto promettente. 

Margherita Panarelli

14.10.2025. “Dice quel Libro, là dove tu non leggesti: ‘Siamo stati una vita, e degna cosa è che noi siamo una morte.’” È Francesca, nel terzo atto della tragedia dannunziana, a pronunciare queste parole che simboleggiano, più di tutte, l’unione fra amore e morte, chiave di lettura del dramma. Un tragico racconto che dalla presunta storia medievale passa alla poetica dantesca e poi a quella di Silvio Pellico e del Vate. La storia dei due amanti non ha affascinato però solo scrittori ma anche musicisti come Charles Gounod, Thomas, Rachmaninovo e Prokof’ev, e per l’inaugurazione della stagione d’opera del teatro Regio di Torino la scelta quest’anno è caduta sul capolavoro di Riccardo Zandonai che debuttò proprio al Regio nel 1914. Il regista Andrea Bernard e lo scenografo Alberto Beltrame ci portano in un mondo dai colori delicati, un interno borghese dei primi del Novecento che evoca l’atmosfera delle opere di John Singer Sargent. Nella scena, sempre in primo piano, una casa di bambola simbolo di un mondo chiuso e soffocante che trova sfogo solo nella natura, luogo idilliaco e spazio ideale dell’amore che inonda il palco quando i due amanti si incontrano. I costumi di Elena Beccaro, ampi e vaporosi per le protagoniste, seguono la moda dei primi del Novecento, particolarmente suggestive e riuscite le luci di Marco Alba che conferiscono a tutto lo spettacolo una atmosfera spirituale ed ultraterrena. 

Il versante musicale dello spettacolo può contare, in primis, sulla bellissima concertazione di Andrea Battistoni, protagonista di una prova superlativa per efficacia teatrale, oltre che per perizia esecutiva. Nella lettura del direttore si colgono la frenesia e le inquietudini amorose dei protagonisti, un intricato groviglio di sentimenti contrastanti che, dopo essere stati trattenuti a lungo, esplodono con una irruenza inaudita. Nella concertazione di Battistoni troviamo anche una cura meticolosa per i dettagli, caratterizzati con innumerevoli sfumature, per meglio evidenziare la tinta di ogni momento drammaturgico. In tal senso appare encomiabile il lavoro svolto sulla compagine orchestrale, rigorosa nel rispetto delle indicazioni provenienti dal podio ed intensa nel rappresentare i momenti salienti della vicenda.

Molto bene fa anche il cast vocale.

Francesca_Torino_5
Barno Ismatullaeva, Roberto Alagna

Ekaterina Sannikova è una Francesca aggraziata ed affascinante che si impone, innanzitutto, per pertinenza e padronanza scenica. La voce, dal piacevole colore brunito, percorre il pentagramma con sicurezza e mostra una buona compattezza in tutti i registri. Il fraseggio musicale viene inoltre sviluppato con la giusta espressività, trovando accenti di frenetica palpitazione, come nel finale primo, languido abbandono, nel duetto di terzo atto, o, ancora, di inquieto smarrimento, specie nei momenti che preludono alla tragedia finale.

Al suo fianco, Roberto Alagna, nel ruolo di Paolo il bello, si conferma un artista straordinario. Si coglie il bagliore di una vocalità privilegiata per morbidezza ed ampiezza; la luminosità timbrica si combina con la generosità dell’emissione dando luogo ad un canto naturalmente appassionato ed emozionante. Il carisma scenico, l’intensità del fraseggio e del declamato completano, poi, il quadro di una prestazione davvero eccezionale che tocca il proprio apice nel duetto di terzo atto con Francesca (con quale dolente struggimento vengono pronunciate le parole “Nemica ebbi la luce, amica ebbi la notte”).

Simone Piazzola tratteggia un Gianciotto veemente, come da copione, e lo fa con una vocalità possente e dispiegata con buona facilità in acuto. La credibilità gli viene assicurata da una presenza scenica autoritaria (e forse fin troppo elegante per il tipo di personaggio). Da sottolineare, per altro, il magnetismo, con cui risolve la prima scena di quarto atto, ovvero quella in cui Gianciotto viene a conoscenza del tradimento della moglie con il cognato. 

Alla buona riuscita di questa scena contribuisce, tra l’altro, l’ottima prova di Matteo Mezzaro, un Malatestino vocalmente ineccepibile grazie alla sonorità di una linea ben proiettata e dal facile squillo. Agli indubbi meriti vocali si somma una interpretazione travolgente che passa attraverso un accento quantomai insinuante ed arcigno, perfetto specchio dell’animo cupo e malvagio del personaggio.

Tra le numerose parti di fianco spicca la Smaragdi di Silvia Beltrami, vocalmente avvolgente ed enigmatica nell’accento.

Devid Cecconi è un lusso nei panni di un Ostasio caratterizzato a regola d’arte, nel canto come sul palcoscenico.

Di toccante intensità vocale e scenica è, poi, la Samaritana di Valentina Boi

Ben calibrato e delizioso, all’ascolto come alla vista, il quartetto delle ancelle di Francesca composto dalla musicalissima Valentina Mastrangelo, Biancofiore, la delicata Albina Tonkikh, Garsenda, la soave Martina Myskohlid, Altichiara e la ben tornita Sofio Koberidze, Donella.

E, ancora, ricordiamo il mercuriale Enzo Peroni, Ser Toldo Berardengo, l’istrionico Janusz Nosek, il giullare, i puntuali Eduardo Martínez e Bekir Serbest, rispettivamente Il torrigiano e Un prigioniero.

Bene, anzi benissimo, infine, il Coro torinese che, sotto la guida di Ulisse Trabacchin riesce a far rivivere, con pari intensità, l’estasi dei momenti amorosi e la virulenza dello scontro bellico.

Vivo successo al termine tributato da una sala gremita e visibilmente soddisfatta per questa riuscitissima proposta musicale.

Marco Faverzani | Giorgio Panigati

FRANCESCA DA RIMINI
Tragedia in quattro atti di Gabriele D’Annunzio
ridotta da Tito Ricordi
Musica di Riccardo Zandonai

Francesca Barno IsmatullaevaEkaterina Sannikova 14.10
Paolo Roberto Alagna
Gianciotto George GagnidzeSimone Piazzola 14.10
Samaritana Valentina Boi
Ostasio Devid Cecconi
Malatestino Matteo Mezzaro
Biancofiore Valentina Mastrangelo
Garsenda Albina Tonkikh*
Altichiara Martina Myskohlid*
Donella Sofia Koberidze
La schiava Smaragdi Silvia Beltrami
Ser Toldo Berardengo Enzo Peroni
Il giullare Janusz Nosek
Il balestriere Daniel Umbelino*
Il torrigiano Eduardo Martínez*
Un prigioniero Bekir Serbest


Samaritana Valentina Boi
Ostasio Devid Cecconi
Malatestino Matteo Mezzaro
Biancofiore Valentina Mastrangelo
Garsenda Albina Tonkikh*
Altichiara Martina Myskohlid*
Donella Sofia Koberidze
La schiava Smaragdi Silvia Beltrami
Ser Toldo Berardengo Enzo Peroni
Il giullare Janusz Nosek
Il balestriere Daniel Umbelino*
Il torrigiano Eduardo Martínez*
Un prigioniero Bekir Serbest

*Artista del Regio Ensemble

Orchestra e Coro Teatro Regio di Torino
Direttore d’orchestra Andrea Battistoni
Maestro del coro Ulisse Trabacchin
Regia Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Coreografia Marta Negrini
Luci Marco Alba
Direttore dell’allestimento Antonio Stallone

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

Foto di Mattia Gaido e Daniele Ratti