Concerti

Daniele Gatti, ciclo Beethoven III – Teatro del Maggio, Firenze

Nel terzo concerto del ciclo Beethoven, è l’esecuzione dell’Eroica ad imporsi come punta di diamante delle prime sette sinfonie fino ad ora delineate. In un quadro di assoluta eccellenza, se il primo e il quarto movimento della quinta sono stati vigorosi ma senza scuotere l’Olimpo e l’Allegro conclusivo della Settima è stato danzante ed energico ma non travolgente, è nella Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 che lo slancio appassionato trova la sua espressione più eloquente, in perfetto bilanciamento con la fragilità e con la grazia. L’interpretazione di Gatti con l’Orchestra del Maggio mantiene infatti in continuo dialogo il dolore con la forza, l’espansione con il raccoglimento, articolando con ampio respiro e saldo equilibrio un percorso che è di lotta e di perdita, di trasformazione e di riconquista.

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Il primo movimento viene tracciato all’insegna del contrasto, nel procedere tra il forte e il piano, tra maestosi crescendo e contrazioni ad un flebile suono. La concertazione è nitida e puntuale e mantiene il racconto in costante tensione, con frasi delicate e trasparenti che si avvicendano con i passi più drammatici e vigorosi.
La Marcia funebre è nobile e introspettiva, rigorosamente scolpita in ogni suo tema e vibrante del proprio dolore, in un’energia trattenuta che esplode poi nel fugato in tutta la sua solenne tragicità. I tremolii e gli effetti dinamici ci dicono della morte e dell’instabilità, mentre una radura sospesa e debolmente luminosa ci lascia intravedere qualcosa di diverso. Tocca allo Scherzo esplicitare un nuovo vitalismo luminoso, ancora secondo un’accuratissima modulazione dinamica e con l’eccellenza dei corni, che creano un momento affettuoso e rigenerante dove la forza rinasce dall’intimo. Un accordo preciso e marcato apre il quarto movimento, esplorato da Gatti in tutta la sua complessità, dal tema ritmico costruito con trasparenza, cesellato con finezza prima di imporsi nella sua forma appassionata ed eroica, alla tensione accumulata che si scioglie nella celebrazione degli archi. In chiusura, prima dello slancio finale, le perorazioni sbalzate restano comunque in dialogo con l’elemento oscuro e con la precarietà del suono, secondo un eroismo che nasce dall’interiorità lacerata ma che diviene canto assoluto di forza e di grazia.

Nel programma del concerto anche la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36, eseguita prima dell’Eroica e che per quanto diversa, nasce come quest’ultima in risposta all’esperienza del dolore. Se in quest’opera infatti non entrano le cannonate della storia, è la bellezza dell’arte a interloquire con l’oscurità di una vita che parrebbe votata al fallimento. Beethoven la compose infatti all’indomani della tragedia della sua sordità e nel momento in cui vide nell’alto valore etico della sua arte una ragione per continuare vivere e lavorare.
La lettura è nel suo complesso nitida ed energica, di raffinata eleganza. L’Adagio molto è meditativo e sbalzato e sfocia nell’Allegro con brio concertato con precisione e interamente pervaso da una vitalità assertiva e luminosa. Il Larghetto è poi trasparente e palpitante, incanto ineffabile di grazia e delicatezza. Ha tratti ironici ed energici lo Scherzo, mentre il Finale si impone per la varietà prodotta da rallentamenti e accelerazioni e per l’equilibrio tra le famiglie degli strumenti.

In tripudio la sala per Gatti e l’Orchestra, connessi per l’intero concerto in una modalità davvero simbiotica.

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36
Adagio molto – Allegro con brio
Larghetto
Scherzo. Allegro
Allegro molto

Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55, Eroica
Allegro con brio
Marcia funebre. Adagio assai
Scherzo. Allegro vivace
Allegro molto

Direttore 
 Daniele Gatti

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino