Recital di canto Marina Rebeka – Teatro alla Scala, Milano
Marina Rebeka torna alla Scala di Milano.
Un recital di canto ispiratissimo e per nulla scontato quello di Marina Rebeka, accompagnata dal Quartetto d’archi del Teatro alla Scala. Come leggiamo nel libretto di sala, il programma propone un percorso unitario sul tragico femminile nell’opera francese fra Ancien régime, Rivoluzione e Impero, in dialogo con il classicismo strumentale viennese.
Arie e brani che coprono un arco cronologico di oltre trent’anni, dalla versione francese dell’Alceste di Gluck (1776) alla Mort d’Adam et son Apothéose di Le Sueur (1809), passando per un quartetto giovanile di Mozart (1772‑73) e per il Quartetto D 703 di Schubert (1820). Il periodo storico toccato è uno dei più complessi per la Francia: Ancien régime, Rivoluzione, epoca napoleonica e imperiale. Prendono vita, in quegli anni, sui palchi parigini, eroine del mito classico come Medea, Fedra ed Alceste, Didone e la vestale Julia: donne forti ed emblematiche, messe in musica da Piccinni, Gluck, Lemoyne, Cherubini, Spontini e Le Sueur. Inoltre, quasi a pendant del concerto, nelle vicinissime Gallerie d’Italia, è possibile visitare la mostra: “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”, un viaggio nella cultura visiva fra il 1796, anno della discesa di Napoleone in Italia, ed il 1815, anno del Congresso di Vienna, due modi complementari e ugualmente interessanti per rivivere i fasti del Neoclassicismo.
Protagonista della serata, come ricordato poc’anzi, è una delle primedonne più acclamate della scena lirica internazionale, il soprano lettone Marina Rebeka. Una artista di fama indiscussa, particolarmente apprezzata dal pubblico scaligero per le sue recenti interpretazioni di Médée di Luigi Cherubini e Norma di Vincenzo Bellini.
E proprio da Médéee di Cherubini è tratto il primo brano vocale della serata, “Vous voye de vos fils la mère infortunée”. Un brano ottimamente eseguito dal soprano che, con l’ampiezza e l’espansione del cantabile, riesce a trovare accenti di tragica aulicità e a ben rappresentare l’orgoglio di un personaggio ferito in cerca di una premeditata vendetta. Luigi Cherubini tornerà nel corso del programma con ”Jeunes filles aux regards doux”, da Anacréon: una canzone-rondò ricamata da Rebeka con la disinvolta leggerezza di un legato impeccabile.
Attraverso la musica di Jean-Baptiste Lemoyne rivive un’altra grande eroina, quella Fedra che nell’aria ”Il va venir… c’est Phèdre qui l’attend”, trasmette tutta la febbrile irrequietudine della giovane in attesa dell’imminente incontro con l’amato. Quella stessa angoscia di cui si ammanta il canto del soprano lettone, qui in evidenza per una sottolineata urgenza espressiva.
Anche Niccolò Piccinni ha reso omaggio alla figura di Didone che, oramai presaga del suo ineluttabile destino, ovvero l’abbandono da parte dell’amato, intona ”Non, ce n’est plus pour moi”, una pagina di straziante realismo, qui impreziosita dalla solennità e dalla fermezza del declamato della Rebeka.
In questo programma non può mancare Alceste, eroina tragica per eccellenza, cui Christoph Willibald Gluck regala ”Divinités du Styx”. Una pagina nella quale l’artista, forte di una emissione salda e sicura, riesce ad intessere una espressività livida e, a tratti, esasperata.
Autentica rarità è, poi, l’aria di Sélime da La Mort d’Adam et son Apothéose di Jean-François Le Sueur. ”Il lira dans mon cœur le plus tendre retour” è costruita su di un andante vivacemente ritmato che Rebeka domina con un fraseggio incalzante e sfumato.
Particolarmente attese sono, a conclusione del programma, le pagine tratte da La vestale di Gaspare Spontini. Nella prima,” Toi que je laisse sur la terre”, il soprano ricorre ad un canto accorato, teneramente impreziosito da accenti di sospirata malinconia. L’ultimo brano è ”Toi que j’implore avec effroi… Impitoyables dieux!”, la grande scena del secondo atto, nella quale Julia vive i turbamenti e le inquietudini di un animo dilaniato dai dubbi e dalle incertezze. Dopo questa prima sezione, dominata dalla duttilità e dalla rotondità del cantabile, Rebeka affronta il concitato finale e spicca per la luminosità di un registro acuto penetrante e naturalmente proiettato, sino a riservare, in chiusura, una puntatura squillante di sicuro effetto.
L’esecuzione del soprano è magnificamente accompagnata dal Quartetto d’archi composto da prime parti dell’Orchestra del Teatro alla Scala, ovvero Francesco Manara e Daniele Pascoletti ai violini, Simonide Braconi alla viola e Massimo Polidori al violoncello. Nel corso della serata, la compagine strumentale risulta impegnata, in alternanza alle pagine operistiche, anche in alcuni brani strumentali.
Il primo è il Quartettsatz in do min. D 703, composto da Franz Schubert nel 1820 e rappresentativo di una tragicità interiore e dolorosa, perfettamente percepibile dall’intensità esecutiva degli strumentisti. A seguire uno splendido omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart che, con il suo Quartetto per archi in do magg. K. 157, mette in evidenza un dolente patetismo contrappuntato, con struggente malinconia dagli archi. Il Quartetto per archi in do min. op. 18 n. 4 diLudwig van Beethoven con il suo ritmo concitato e vivace, offre l’occasione per apprezzare la precisione e l’equilibrio timbrico e sonoro tra i solisti. La carrellata dei brani strumentali si conclude con il Quartetto per archi in re magg. op. 64 n. 5 “L’allodola” Joseph Haydn che, nella prova di questa eccellenza strumentale scaligera, trova una narrazione fluida e brillante.
A coronamento di questa bella, e davvero riuscita, serata di gande musica, gli artisti regalano ben tre bis. Si comincia con l’aria “Ô des infortunés déesse tutélaire”, dalla già citata Vestale di Spontini, con il suo delicato patetismo, per poi proseguire con l’impervia “D’Oreste, d’Aiace” dall’Idomeneo di Mozart. Particolarmente toccante la scelta di chiudere la serata con l’”Ave Maria” dall’Otello diVerdi, una pagina di indiscussa bellezza, dipinta dal canto di Rebeka con accenti di intimo raccoglimento e pensata dall’artista come una richiesta di pace.
Successo festoso al termine.
Marina Rebeka soprano
Quartetto d’archi del Teatro alla Scala
Francesco Manara, Daniele Pascoletti, violini
Simonide Braconi, viola
Massimo Polidori, violoncello
Musiche di Franz Schubert, Luigi Cherubini, Jean-Baptiste Lemoyne, Wolfgang Amadeus Mozart, Niccolò Piccinni, Christoph Willibald Gluck, Ludwig van Beethoven, Gaspare Spontini, Jean-François Le Sueur e Joseph Haydn
Foto: Brescia Amisano – Teatro alla Scala
