Ariadne auf Naxos – Teatro dell’Opera, Roma
Scherzare diverte ma è cosa serissima. Tant’è che il gioco ideato dal misterioso padrone di casa dell’Ariadne auf Naxos – ovvero far rappresentare simultaneamente un’opera seria e un’opera buffa -porta con sé una sagace riflessione di estetica, con l’invito a ripercorrere con arguta ironia la storia del teatro e della musica. Se tragedia e commedia si fronteggiano dall’Atene di Sofocle e Aristofane, la commistione dei generi appartiene sin da Monteverdi al mondo del melodramma e realizza in quest’opera di Strauss-Hofmannstahl un singolare viaggio tra forme e figure teatrali. Ci appare dunque pertinente ambientare il Prologo nel corridoio dei camerini come fa David Hermann all’Opera di Roma, dove il capolavoro ritorna in scena dopo trentacinque anni. Il regista franco- tedesco, impegnato nella città capitolina anche con Inferno di Lucia Ronchetti, recensito su queste pagine il 28/02/2026, ci introduce da subito nel cantiere dell’arte, con una serie di porte che ci mostrano le diverse facce del mondo teatrale, evidenziando visivamente la contrapposizione tra chi aspira al sublime e chi invece crede di più nel valore del divertimento. Qui i costumi di Michaela Barth definiscono una coralità multiforme e policroma, con accappatoi e mise stravaganti affiancati a giacche e cravatte, mentre le luci di Fabrice Kebour già ci preannunciano un possibile incontro tra i due aspetti dell’opera, immergendo il duetto di Zerbinetta e del Compositore in atmosfere notturne che anticipano quelle del quadro successivo. L’ atto in cui avviene la curiosa rappresentazione è infatti in penombra, con la scena divisa in due parti: a destra un paesaggio rupestre che è l’isola per il lamento di Arianna, a sinistra un boschetto stilizzato e lezioso da cui escono le maschere con i loro tradizionali abiti settecenteschi. Una ripartizione degli spazi, disegnati da Jo Schramm, che è il corrispettivo visivo della drammaturgia, in un processo di progressivo avvicinamento e integrazione, con le Ninfe che finiscono ad amoreggiare con le maschere.

Va però detto che la realtà della tragedia viene caratterizzata in una modalità fin troppo primitiva e selvaggia, ponendosi in contrapposizione alla urbana misura e alla civile razionalità della commedia. Così declinata la dicotomia non ci pare tematica dell’opera, dove lo scontro-incontro è semmai tra due dimensioni costitutive dell’anima, tra la leggerezza e la pesantezza, eros creativo e amore assoluto, e in misura assai minore tra oscurità primigenia e ragione illuministica.
E’ originale ed efficace che il Compositore torni in scena per ammirare l’aria di Zerbinetta e tenti di fissare sul pentagramma le sue improvvisazioni: si compiace quindi di quel non desiderato pasticcio, vedendo che ciò che era opposto e pareva inconciliabile nell’arte si trasforma e produce bellezza e armonia, anche nella vita. Alla fine, tutto trova il suo posto, tranne Bacco, che entra in scena vestito ordinariamente, in cerca di un’identità che però non riesce a conquistare e quindi se ne esce dal coro. Certamente un’immagine dell’uomo contemporaneo, ma la musica di Strauss ci sta raccontando un’altra storia. Di metamorfosi e trasfigurazione.
La varietà della partitura prende forma nel racconto fluido e coeso di Maxime Pascal, che ci offre una lettura luminosa e delicata, nel continuo alternarsi di momenti lirici e passaggi brillanti. I tempi adottati producono ritmo e tensione, la frase è ampia ed elegante e le sezioni orchestrali sono precise e compatte. Nel complesso eloquenti gli effetti dinamici, con un finale che però non presenta una significativa differenziazione dei piani sonori.

Tra comicità e lirismo, il cast degli interpreti dà vita a un insieme vivace e variegato.
Axelle Fanyo, già all’Opera di Roma nella recente Adriana mater della Saariaho, è una Primadonna smaniosa e un’Arianna dolente e vigorosa. L’emissione è piena, tornita e di salda estensione, declinata in un canto legato e dalla linea sinuosa, il quale, in sintonia con le scelte registiche, è sempre di grande forza ma dà al personaggio poco fascino e incanto.
Omogeneo e melodico il Tenore/Bacco di Tuomas Katajala, che traccia le frasi con chiarezza ed eleganza. L’intervento fuori scena al momento del suo arrivo manca tuttavia di brillantezza, mentre nel duetto con Arianna esibisce smalto e trasparenza. Vi è ironia nel Tenore del Prologo ma non nel dio alla ricerca di sé, che, come sopra detto, rimane abbozzato e sospeso.
Angela Brower delinea un Compositore enfatico e idealista, la cui inquietudine si risolve alfine nell’amore e nell’arte. Il canto è vario ed espressivo, pur con qualche perdita di volume, di particolare intensità nel duetto con Zerbinetta.
Quest’ultima è interpretata da Ziyi Dai, che plasma una figura di grande leggerezza e luminosità, impiegando un fraseggio fluido e naturale, anche se talora di moderata consistenza. E’ limpida e toccante la sua grande aria di coloratura, resa con vocalizzi precisi e sicuri.
Ha un canto rotondo e solare l’Arlecchino di Äneas Humm, di garbata comicità in ogni dialogo e alquanto melodico nella sua serenata.
Brillanti anche le altre maschere, che spiccano soprattutto nel vivace e accurato quintetto insieme a Zerbinetta, con il nitido Scaramuccio di Matteo Ivan Rašić, il Truffaldino di Karl Huml, compatto e modulato, e il chiaro e puntuale Brighella di Manuel Günther.
E’ ben assortito e amalgamato il trio delle ninfe, dove è intensa la Naiade di Jessica Ricci, morbida e piena la Driade di Michela Guarrera e agile e definita la Eco di Sofia Barbashova.
Adrian Eröd è un Maestro di musica dalla dizione scandita e dallo stile molto accorato; alquanto espressivo anche se di moderato volume il Maestro di ballo di Dan Karlström.
Ha una voce omogenea e rotonda il Lacchè di Dayu Xu ed è originale e sbalzato il Parrucchiere di Lukáš Zeman. Ben definito l’Ufficiale di Giovanni Di Deo ed è alquanto ironico ed elegante il Maggiordomo di Charles Morillon.
Alla fine l’entusiasmo del pubblico è soprattutto per la Brower, la Dai e la Fanyio. Fragorosi consensi per il maestro Pascal e tra i molti applausi qualche contestazione per Hermann e il suo team.

ARIADNE AUF NAXOS
Musica di Richard Strauss
Opera in un prologo e un atto
Libretto di Hugo von Hofmannsthal
Direttore Maxime Pascal
Regia David Hermann
Scene Jo Schramm
Costumi Michaela Barth
Luci Fabrice Kebour
PERSONAGGI e INTERPRETI
Der Haushofmeister Charles Morillon
Ein Musiklehrer Adrian Eröd
Der Komponist Angela Brower
Primadonna (Ariadne) Axelle Fanyo
Tenor (Bacchus) Tuomas Katajala
Zerbinetta Ziyi Dai
Harlekin Äneas Humm
Scaramuccio Matteo Ivan Rašić
Truffaldino Karl Huml
Brighella Manuel Günther
Najade Jessica Ricci*
Dryade Michela Guarrera
Echo Sofia Barbashova*
Ein Perückenmacher Lukáš Zeman
Ein Tanzmeister Dan Karlström
Ein Lakai Dayu Xu*
Ein Offizier Giovanni Di Deo
*dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma
Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma
Foto: Fabrizio Sansoni – Opera di Roma
