Spettacoli

Inferno – Teatro dell’Opera, Roma

L’Inferno è la casa, la nostra casa. A tenerci prigionieri è proprio ciò che ci è più familiare. Il troppo noto è pieno di insidie giacché il quotidiano è luogo arcano e terribile. Ritenuto da Jung un’immagine dell’inconscio, l’ambiente domestico, nell’allestimento dell’ Inferno di Lucia Ronchetti, realizzato da David Hermann e in prima assoluta nella versione italiana al Teatro dell’Opera di Roma, definisce l’orizzonte dell’oltremondo dantesco, laddove la discesa agli inferi si configura come un viaggio tra camere e cantine, in una struttura a tre piani collegati da un ascensore centrale, che riporta alla mente quello di Angel Heart, appunto, come recitava il sottotitolo dell’edizione italiana, Ascensore per l’inferno. Incontriamo così Francesca da Rimini nella stanza da letto e Cavalcante de’ Cavalcanti nel deposito delle immondizie, Vanni Fucci a rubare in salotto e Filippo Argenti nascosto nel garage. Tra lirismo e ironia prendono forma gli episodi più celebri della prima cantica, con quadri di grande originalità anche se non tutti della medesima forza. Un poco posticci appaiono infatti l’effeminato Brunetto Latini dentro la sauna o il conte Ugolino in abiti medievali e per questo estraneo a un contesto che è invece nel complesso coerente e attuale nelle scene di Jo Schramm e i costumi di Maria Grazia Chiuri L’esplorazione avviene in un’atmosfera sospesa e notturna, secondo il suggestivo disegno di luci e di ombre di Fabrice Kebour ed ha come suo centro e filo d’Arianna l’endecasillabo, scolpito, penetrante, musicale, che è lo stesso Poeta, interpretato dall’attore Tommaso Ragno, a porgerci in uno stile incisivo e accorato, delineando con la spietata vividezza dell’antico volgare una nuova catabasi nell’anima contemporanea.

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Patrizio Cigliano e Tommaso Ragno

Un’opera, quella di Lucia Ronchetti, realizzata con la consulenza drammaturgica di Mareke Wink, che non solo mostra un assoluto rispetto per il testo della Commedia, ma da cui la parola dantesca esce potenziata, tagliente e vitale, dispiegata in tutta la sua musicalità e in tutta la sua ricchezza immaginifica. Una parola che viene sostenuta e incorniciata dalla musica, e talora in essa avvolta e sprofondata, in un percorso che però non intona puntualmente ogni terzina ma che crea perlopiù momenti che raccordano e saldano i gli episodi via via declamati. Una musica che spesso sorge da suggestioni onomatopeiche e che porta in sé numerose memorie, con insiemi vocali di grande omogeneità, tra ricerca di armonia e effetti di contrasto, levigatezza da mottetto rinascimentale e moderne dissonanze. Molti brani strumentali impiegano ottoni realizzando momenti solenni e maestosi; altri si configurano invece più ritmici con largo impiego delle percussioni, mentre certuni passaggi sembrano evocare cellule melodiche di Wagner e Bach, sonorità del Rinascimento inglese e perfino la pesantezza dei controfagotti del Don Carlo. Una visione eterogenea ma unitaria, affidata alla direzione di Tito Ceccherini che plasma un suono preciso, voluminoso e accuratamente differenziato nella dinamica. Alcuni momenti vengono sottolineati dal Coro diretto da Ciro Visco, ma la maggior parte degli interventi vocali sono affidati al Ensemble Neue Vocalsolisten, gruppo di ottima coesione e trasparenza, con Guillermo Anzorena, Martin Nagy, Daniel Gloger e Andreas Fisher. Quest’ultimo con ieratica severità interpreta anche il declamato conclusivo di Lucifero, simile ad un Commendatore in abiti contemporanei, che ci conduce sui versanti scoscesi della parola-carne e del vuoto abissale da essa cui scaturisce. Un interrogarsi sul nulla che dal mondo dantesco ci riporta al contemporaneo, nell’Epilogo di Tiziano Scarpa, enigmatico e affascinante ma che tanto nello stile quanto nella tematica produce una lieve cesura con quanto lo ha fino ad allora preceduto.

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Tommaso Ragno e Laura Catrani

Come Francesca troviamo Laura Catrani, con un canto legato e ben modulato nella dinamica, dal sussurrato iniziale alla parte centrale spiegata, con vocalizzi e melodie da madrigale o canzone cortese. Leonardo Cortellazzi nel ruolo di Ulisse alterna canto e parlato, mostrando grande duttilità in un racconto assai ritmico che non manca però di punte auliche e melodiche.
Oltre alla prova di Ragno nella parte di Dante, si stagliano potenti e visionarie le interpretazioni degli attori, con il Caronte di Fabio Ulleri, il Brunetto Latini di Eugenio Krauss e il Vanni Fucci di Francesco Kolijas ironici ma non per questo di minore solennità. Grottesco il Minosse di Carlo Guglielminetti e tonante il Cavalcante di Ignazio de Ruvo, mentre sono oscuri e tormentati il Filippo Argenti di Alessandro Onorati e l’Alessio Interminei di Matteo Magatti, di nobile drammaticità il Pier delle Vigne di Aurelio Mandraffino e il conte Ugolino di Patrizio Cigliano. Un’articolata coralità che, in una forma quasi rituale, mette in dialogo il moderno con l’antico, realizzando una metamorfosi del quotidiano che ce lo mostra in trasparenza.

INFERNO

Musica di Lucia Ronchetti
Opera per soli, attori, ensemble vocale maschile, coro misto, quartetto d’archi, ensemble di ottoni, ensemble di percussioni
Libretto da Inferno di Dante con un epilogo di Tiziano Scarpa

Direttore Tito Ceccherini
Regia David Hermann

Maestro del Coro Ciro Visco
Scene Jo Schramm
Costumi Maria Grazia Chiuri
Luci Fabrice Kebour
Drammaturga Mareike Wink

 PERSONAGGI e INTERPRETI
Dante Tommaso Ragno

Francesca da Rimini Laura Catrani
Ulisse Leonardo Cortellazzi
Lucifero Andreas Fischer

Caronte Fabio Ulleri
Minosse Carlo Guglielminetti
Filippo Argenti Alessandro Onorati
Cavalcante de Cavalcanti Ignazio de Ruvo
Pier delle Vigne Aurelio Mandraffino
Brunetto Latini Eugenio Krauss
Alessio Interminei Matteo Magatti
Vanni Fucci Francesco Kolijas
Ugolino della Gherardesca Patrizio Cigliano

Ensemble Neue Vocalsolisten
Andreas Fischer
Guillermo Anzorena
Martin Nagy
Daniel Gloger

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma

Foto: Fabrizio Sansoni – Opera di Roma