Spettacoli

Tosca – Teatro Regio, Torino

Giunge al termine con un titolo che ha bisogno di ben poche presentazioni la riuscitissima stagione 2025/26 del Teatro Regio di Torino: Tosca di Giacomo Puccini.

Confermando l’eccellente intesa creatasi con l’orchestra del Regio, Andrea Battistoni guida la compagine in una concertazione di grande fascino dalle sonorità piene e robuste, avvolgenti e solenni, ma anche più sfumate naturalmente, quando necessario. Risaltano una cura certosina per il dettaglio e una grande attenzione all’insieme con i solisti, seguiti meticolosamente. Nelle scelte mai banali o routinarie dei tempi e delle dinamiche si nota inoltre una completa dedizione all’azione scenica, per una narrazione musicale, come dovrebbe essere, vera co-protagonista di un racconto coeso e sempre vibrante. Da sottolineare le ottime prove del coro e del coro di voci bianche.

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Chiara Isotton

Chiara Isotton possiede uno strumento corposo, dallo splendido timbro e affronta con sicurezza il ruolo della protagonista, da segnalare un “Vissi d’arte” di grande pregio. La sua è una Tosca orgogliosa, volitiva e molto coraggiosa, poco frivola, consapevole di tutto ciò che accade e non in balia degli eventi, seppure paia mossa da una certa fiducia verso il prossimo. Al suo fianco il vigoroso Cavaradossi di Martin Muehle, personaggio che, al contrario di Tosca, sembra caratterizzato in questo allestimento da un certo pessimismo. Muehle offre una prova di solido mestiere ma che risulta purtroppo generica nel fraseggio, cui manca un tocco di morbidezza.

Roberto Frontali è uno Scarpia algido e spietato, pericolosissimo nella sua meticolosa crudeltà e completa indifferenza al dolore altrui. Frontali controlla in maniera eccellente il proprio strumento e, con un fraseggio curatissimo, sigla un’interpretazione di grande valore, senz’altro la più completa della serata. Matteo Torcaso è un eccellente Sacrestano (seppure incongruamente abbigliato da Cardinale) e, in linea con la solennità dell’intero allestimento, mai macchiettistico. Molto bene anche lo squillante Spoletta di Cristiano Olivieri ed il dolente Angelotti di Igor Durlovski. Completano il cast Eduardo Martìnez, tonante Sciarrone, e Lorenzo Battagion, convincente carceriere. Dolcissimo l’intervento del piccolo Jacopo Gallo in apertura del terzo atto.

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Roberto Frontali, Chiara Isotton

L’allestimento di cui come suo solito Stefano Poda è unico architetto non risulta completamente riuscito al contrario di altre occasioni. Nel programma di sala Poda sostiene la necessità di rendere la regia astratta accompagnatrice della vicenda al pari della musica, suggestione e non didascalia, e sottolinea l’importanza che in questo processo possono avere le nuove tecnologie. In questa sua Tosca troviamo infatti un uso estensivo di una nuova tecnica di proiezione 3D piuttosto suggestiva ma purtroppo, al contrario di quanto auspicato da Poda, utilizzate in maniera piuttosto didascalica (cannoni, ventagli e splendide statue romane ne sono protagoniste). La scena è fissa e riproduce pareti marmoree. Il primo atto si svolge nel segno dell’opulenza: la chiesa di Sant’Andrea della Valle è suggerita da diverse figuranti riccamente abbigliate nei panni di varie iterazioni della figura di Maria, ferme su piattaforme semoventi bordate di luci al neon e simili a teche trasparenti. Il “Te Deum” è affollato da artisti del coro che vengono trasportati in scena sulle stesse piattaforme simili a teche nei panni di alcuni tra i Papi più famosi della storia della Chiesa a partire da Pietro.

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Atto primo

Sulla scena ballerini, dame in crinolina, ma anche guardie svizzere con elmi piumati simili a marionette o pupi, insomma sempre troppo e spesso in momenti non adeguati, come ad esempio durante l’ingresso del sacrestano che si trova così a dover fare lo slalom tra diversi di questi figuranti. Fortunatamente più sobri il secondo ed il terzo atto dove è anche maggiore la cura per i rapporti tra i personaggi. Fulcro centrale dell’allestimento sembrano essere il potere e i suoi soprusi ed il volgere della fine dell’ancien regime (emblematici di questo i costumi), cui lo Stato della Chiesa con i suoi secoli di storia oppone fiera resistenza ma non sempre quello che avviene in scena sembra funzionale all’obiettivo anzi sembra talvolta soffocare una carica espressiva già contenute nella vicenda e nella musica di Puccini. Vengono infine inspiegabilmente mostrate scene che dovrebbero svolgersi fuori scena- come, ad esempio, la cantata di inizio secondo atto (la presenza del coro in scena scombina tra l’altro gli equilibri sonori) e la tortura – e nascoste altre come la fucilazione di Mario. Lo scontro tra “vecchio e nuovo” ha il suo culmine nel finale quando Tosca viene avvolta da un fascio di luci abbaglianti ed il muro marmoreo le crolla intorno rivelando l’ala di un angelo sopra la sua testa, simbolo del suo sacrificio e del crollo ineluttabile dell’ancien regime. Calorosi i consensi per tutti al termine della rappresentazione di quest’ultimo titolo di una stagione di grande successo. Non resta che sperare altrettanto per la prossima!

TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Chiara Isotton 
Mario Cavaradossi Martin Muehle
Barone Scarpia Roberto Frontali 
Il sagrestano Matteo Torcaso
Spoletta Cristiano Olivieri / Daniel Umbelino*
Cesare Angelotti Igor Durlovski
Sciarrone Eduardo Martínez*
Un carceriere Lorenzo Battagion
Un pastorello Jacopo Gallo
*Artista del Regio Ensemble

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Teatro Regio Torino
Direttore Andrea Battistoni
Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Maestro del coro di voci bianche Claudio Fenoglio

Regia, scene, costumi, coreografia e luci Stefano Poda

Nuovo allestimento del Teatro Regio Torino
in coproduzione con Аbау Kazakh National Ореrа

Foto di Mattia Gaido e Daniele Ratti cortesia del Teatro Regio.