Spettacoli

L’Olimpiade – Teatro Ristori, Verona

A Verona le Olimpiadi diventano musica. 

“I Giochi Olimpici sono stati creati per l’esaltazione dell’atleta individuale, ma la loro missione è quella di unire l’umanità in una comprensione reciproca che superi i confini delle nazioni.” Così scriveva Pierre de Coubertin, fondatore delle moderne Olimpiadi, un messaggio di pace e speranza che oggi, purtoppo, risuona tristemente a vuoto. I Giochi invernali appena conclusi hanno coinvolto Milano, Cortina e molte località venete fra cui Verona che, nella sua celeberrima Arena, ha ospitato la Cerimonia di Chiusura Olimpica, il 22 febbraio 2026, e, a breve, la Cerimonia di Apertura Paralimpica.

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Benedetta Mazzucato

Queste grandi feste popolari hanno celebrato lo sport ma anche la musica classica, e c’è un ulteriore omaggio che la Fondazione Arena di Verona offre alla città, un titolo oggettivamente perfetto per questa occasione: L’Olimpiade di Antonio Vivaldi. L’allestimento scelto è quello già visto al parigino Théâtre des Champs Elysées  con la regia di Emmanuel Daumas e le scene di Alban Ho Van. La sala che ospita l’evento non è però il consueto Filarmonico ma il piccolo e delizioso teatro Ristori, che accoglie circa cinquecento spettatori ed è stato inaugurato nel 1844. Un luogo raccolto, sicuramente adatto alla musica barocca, ma che offre anche una bella occasione per conoscere una sala storica che ha avuto fra i suoi spettatori illustri perfino Richard e Cosima Wagner,  e sul palco gradi artisti come Sarah Bernhardt e Beniamino Gigli.

Tornando all’allestimento proposto, lo spettacolo si apre su una polverosa palestra contemporanea: dove giovani atleti sono intenti ad allenarsi e si esibiscono in belle coreografie di Raphaëlle Delaunay. Questa sorta di ginnasio è animato dall’arrivo dei molti personaggi che indossano costumi (di Marie La Rocca), ora contemporanei e pop, ora alla moda del Settecento, ora nello stile dell’antica Grecia. Questa allegrissima confusione di stili e modi progressivamente irrompe anche sul palco che, con l’ingresso di colonne e capitelli, ci trasporta nella classicità. Uno spettacolo che ci ha convinto, pur nella sua semplicità con la sua carica di colore, allegria  e spensieratezza, e che ha offerto ol pubblico una visione sempre soddisfacente grazie anche alle efficaci luci di Bruno Marsol

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Ana Maria Labin

L’esecuzione musicale si giova della bella direzione di Giulio Prandi. Una lettura dai ritmi sostenuti e briosi, votata ad una narrazione scorrevole ed incalzante. Una concertazione animata da una certa urgenza teatrale, ottenuta dall’alternanza di tinte accese e vibranti, per le pagine emotivamente più ardenti, e di sonorità più liquide e trasparenti, riservate ai momenti di maggiore introspezione. Una prova segnata da un fraseggio equilibrato, grazie, tra l’altro, al nobile supporto del basso continuo, ovvero Sara Airoldi, al violoncello, Daniel Perer, al clavicembalo, e Francesco Tomasi, alla tiorba. Di notevole bravura anche l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona che, alle prese con un repertorio poco frequente sui palcoscenici cittadini, riesce a trovare una innegabile brillantezza e leggerezza timbrica.

Ben assortito ed affiatato il cast.

In evidenza, per rigore e morbidezza vocale, il Megacle di Nicolò Balducci. L’artista sfoggia la giusta cura nel legato, la sapiente padronanza del canto di coloratura e, soprattutto, dimostra di saper dosare le dinamiche ai fini espressivi. Ecco, allora, come il suo personaggio risulti sempre autentico e partecipe, valoroso e sprezzante nella gara, fedele e riconoscente verso l’amico, malinconico e dolente nel congedarsi dal proprio sogno d’amore. Una prova maiuscola, meritatamente apprezzata dal pubblico.

Bene anche il Licida di Josè Maria Lo Monaco, dalla vocalità brunita ed omogenea. Musicalità e controllo del canto sul fiato sono i punti di forza di questa esecuzione, che raggiunge il proprio vertice nella dolcissima, a tratti ipnotica, aria di primo atto “Mentre dormi”.

Aristea è impreziosita dal velluto e dalla intensità espressiva di Loriana Castellano, capace di dare vita ad un personaggio moderno e carismatico, scevro da facili affettazioni ed animato da una emotività viscerale e trascinante. Le peculiari caratteristiche di uno strumento saldo e generoso assicurano la giusta disinvoltura esecutiva in ogni passaggio della partitura.

Anche Benedetta Mazzucato, nei panni di Argene, compie un ottimo lavoro. Coadiuvata dal prezioso impasto di una vocalità vibrante e sonora, l’artista supera ogni ostacolo della scrittura e conferisce all’emissione una espressività puntata e adeguatamente sfumata. Lodevole anche la resa scenica del personaggio.

Di notevole spessore è la prova di Ana Maria Labin, la cui souplesse vocale consente di superare l’ardita scrittura del personaggio di Aminta (comprese le numerose volatine nel registro sovracuto, specie nella celebre “Siam navi all’onde algendi”), brillando nel canto più disteso come in quello più vivace. Di sicuro effetto anche la caratterizzazione scenica.

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Benedetta Mazzucato

In rilievo la prestazione di Christian Senn, capace di sottolineare l’autorevolezza di Clistene grazie all’ampiezza di uno strumento granitico. Una prova sempre a fuoco e scenicamente partecipe e coinvolgente.

Completa la locandina l’Alcandro di Roberto Lorenzi, vocalmente irreprensibile (specie nel meraviglioso assolo “Sciagurato, in faccia a morte”) ma anche gustosissimo nel delineare un personaggio volutamente sopra le righe.

Sala gremita e partecipe, prodiga di applausi a chiusura dei numeri principali e accesa da vivo entusiasmo, al termine, per gli interpreti e direttore.

L’OLIMPIADE
Dramma per musica su libretto di Pietro Metastasio
Musica di Antonio Vivaldi

Clistene Christian Senn
Aristea Loriana Castellano
Licida Josè Maria Lo Monaco
Megacle Nicolò Balducci
Argene Benedetta Mazzucato
Aminta Ana Maria Labin
Alcandro Roberto Lorenzi

Direttore Giulio Prandi
Regia Emmanuel Daumas
Scenografia Alban Ho Van
Costumi Marie La Rocca
Luci Bruno Marsol
Coreografia Raphaëlle Delaunay
Direttore allestimenti scenici Michele Olcese

Orchestra e Tecnici della Fondazione Arena di Verona

Foto: Ennevi