Concerti

Daniele Rustioni – Teatro del Maggio, Firenze

Wagner e Brahms l’un contro l’altro armati? Nell’idea di una contrapposizione che è da tempo passata anche nella comune opinione, il concerto di Daniele Rustioni al Teatro del Maggio è invece un invito a cercare i fili comuni dei due più significativi eredi di Beethoven. E il primo elemento di affinità sta proprio nel loro confronto, forse perfino ossessivo ma ineludibile, con la Nona sinfonia, da una parte con l’invenzione del Wort-Ton-Drama, dall’altra con la ripresa e l’evoluzione del sinfonismo viennese. Il programma del concerto fiorentino ci consente di vedere in atto quell’elaborazione di cellule melodiche secondo il principio di una continua trasformazione che è, pur in forme assai diverse, procedimento che avvicina i due compositori.
L’overture di Tannhäuser ci presenta infatti una serie di temi che si ripresentano in forma ciclica ma trasformati, in un percorso che riflette e racchiude l’intero sviluppo dell’opera. L’esecuzione si distingue per la trasparenza del suono e per l’omogeneità delle masse orchestrali, in un crescendo di tensione, pur nel succedersi di momenti più turgidi e passaggi distesi. Trascinante il tema di Venere affidato alla forza degli archi, mentre quello dei pellegrini, se si presenta all’inizio con piani sonori poco differenziati, nel finale ritorna vibrante in una forma maestosa e monumentale.

Daniele_Rustioni_Firenze_2026_2

Il secondo brano in programma ci mostra poi Brahms alle prese con il testo dall’Hyperion di Hölderlin, che viene intonato da un potente apparato strumentale e quindi in analogia all’Ode di Schiller e ai versi wagneriani. Il Canto del destino, Das Schicksalslied  per coro e orchestra op. 54, si snoda infatti in una grande aderenza alla parola e nella compattezza dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il quale, diretto da Lorenzo Fratini, traccia in una modalità alquanto limpida e delicata le prime due strofe, a cui tuttavia tempi un poco più lenti e una dinamica più modulata avrebbero conferito maggiore solennità. Molto drammatica la terza strofa, impetuosa, quasi violenta, a rimarcare rispetto al Divino l’umana tragicità, con una chiusura però che si staglia diafana, dove il Coro esibisce controllo e politezza.
A mettere in evidenza la metamorfosi del materiale tematico è soprattutto la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73, di cui Rustioni ci offre una lettura molto energica che pone l’accento più sugli aspetti strutturali e luminosi che su quelli umbratili e nostalgici. Il primo movimento è delineato con volume e rotondità, precisione e grande forza nel punto di massima tensione. A colpire maggiormente è comunque il secondo movimento, reso in una forma più introspettiva, con marcati contrasti. Vivace lo Scherzo, anche se non troppo incisivo, e puntualmente tracciato con potenza e rigore il movimento conclusivo.
Molto applauditi tutti e tre gli ampi brani del programma, in un concerto che ha comunicato grande energia e che ci ha mostrato l’arte costruttiva dei due sommi compositori.

RICHARD WAGNER
Tannhäuser, ouverture

JOHANNES BRAHMS
Das Schicksalslied (Canto del destino) per coro e orchestra op. 54

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Allegro non troppo / Adagio non troppo /Allegretto grazioso (quasi Andantino) /Presto ma non assai

Direttore Daniele Rustioni

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Foto: Miche Monasta – Maggio Musicale Fiorentino