Spettacoli

Cavalleria rusticana/Pagliacci – Teatro Fraschini, Pavia

Al Fraschini di Pavia la stagione d’opera prosegue nel segno del Verismo. 

Era il 22 dicembre 1893 quando, per la prima volta, come registrano gli archivi del Met, avvenne: “the first performance at the Metropolitan Opera of Cavalleria Rusticana and Pagliacci on the same bill”. Un dittico, per noi consueto e classicissimo, che esordì, in questa forma, in America e solo due giorni dopo al Politeama di Parma. La definitiva consacrazione di questa unione musicale avvenne, due anni dopo, alla Scala di Milano, nel 1926, quando lo stesso Mascagni diresse entrambe le opere nella stessa serata. 

Nello splendido Teatro Fraschini di Pavia, pensato da Antonio Luigi Galli da Bibbiena negli anni settanta del diciottesimo secolo, debutta questa nuova produzione, frutto della collaborazione fra i Teatri di OperaLombardia. 

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Cavalleria rusticana, Teatro Fraschini, Pavia

Lo spettacolo si apre sulle note di Cavalleria rusticana, il regista Davide Marranchelli e la scenografa Francesca Sgariboldi ci portano, almeno inizialmente, in un contesto che ben conosciamo: un paesino della Sicilia nel giorno di Pasqua. Progressivamente però compaiono luminose strisce rosse, fulmini, che ci trascinano nel mondo pittorico metafisico di Alberto Savinio. In una celebre serie di dipinti degli anni trenta, il pittore era solito raffigurare questo elemento dirompente di forza e devastazione. Con Pagliacci ci ritroviamo a cento anni di distanza, nella nostra contemporaneità. La vicenda di Cavalleria è diventata oggetto di rappresentazione, depotenziata però dalla sua tragicità, ripulita forse, ma, quel dolore e la violenza, negate nella finzione, dilagheranno sul palco.

Abbiamo sicuramente apprezzato, in questo allestimento, un’idea di fondo interessante che riesce a legare le due opere in modo funzionale, con meritevoli tentativi di creare immagini forti, ad esempio Santuzza “percossa” con i  rami d’ulivo. Grande attenzione è stata posta ai personaggi, alle loro movenze e alle interazioni, peccato che, nel complesso, molte scelte risultino un po’ goffe e forzate. Inoltre lo stacco fra il mondo paesano, l’estetica metafisica prima e il mondo contemporaneo poi risulta molto brusco e poco fluido. Ci resta da dire dei costumi di Gianluca Carrozza, che spaziano fra la fine dell’Ottocento e la contemporaneità, risultando sempre curati e rifiniti. Riuscite anche le luci di Giulia Bandera, enigmatiche ed inquietanti nei momenti ispirati a Savinio. 

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Cavalleria rusticana, Teatro Fraschini, Pavia

Sul versante musicale, Biagio Micciulla garantisce la continuità tra i due titoli con una concertazione calibrata e attenta, capace di valorizzare le specificità di ciascuna partitura. In Cavalleria rusticana predilige sonorità ruvide ed asciutte, che accentuano il contrasto tra l’austera solennità delle celebrazioni pasquali e la violenza dei drammi individuali. In Pagliacci, la stessa ricerca timbrica si arricchisce di tinte più vivaci e contrastanti, volte a sottolineare tanto il registro della commedia quanto la profonda desolazione che avvolge il tragico destino dei protagonisti.

Una direzione vigorosa, capace di perseguire la giusta intensità narrativa attraverso volumi pulsanti e ritmi incalzanti.
Merito anche dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, particolarmente efficace nei momenti di più ampio respiro sinfonico.

Venendo alla locandina, in Cavalleria rusticana troviamo Clarissa Costanzo, chiamata a dare vita al personaggio di Santuzza. Il soprano possiede uno strumento dal timbro screziato che, per fascino e densità, lo rende piuttosto adatto a fronteggiare la scrittura di Mascagni. La rotondità dei centri, si accompagna ad un buono slancio verso la regione acuta; spiace tuttavia notare come la linea tenda a perdere controllo nelle vette più estreme del pentagramma, forse per un eccesso di trasporto emotivo nell’interpretazione. Adeguatamente centrato il fraseggio, coerente con l’intenzione del progetto visivo.

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Pagliacci, Teatro Fraschini, Pavia

Al suo fianco, Max Jota mette lo squillo e il vigore di un’emissione muscolare al servizio di una linea di canto generosa e naturalmente proiettata. La caratteristica limpidezza del timbro favorisce inoltre un’espressività diretta, sottolineando il lato più appassionato del personaggio.

Marta Leung sfoggia una pregevole freschezza vocale e riesce a trovare nell’accento le inflessioni più adatte a rappresentare una Lola più concreta e meno evanescente del solito.

Di notevole spessore è la Mamma Lucia di Carlotta Vichi, che unisce la raffinatezza della linea di canto alla sapienza di un fraseggio autorevole.

Lasciamo per ultimo Sebastian Catana, unico artista in locandina a prendere parte a entrambi gli atti unici. Nel ruolo di Compar Alfio, il baritono fa leva sulla potenza di una voce granitica e solida, e nella stessa direzione si muove l’interprete, capace di cogliere con efficacia la durezza e il rancore del personaggio.
Come anticipato, l’artista indossa anche i panni di Tonio in Pagliacci: a differenza di Alfio, qui può attingere a una più ampia varietà espressiva, costruendo un carattere convincentemente perfido e insinuante.

Mikheil Sheshaberidze dispone di una vocalità brunita e di buon volume, dimostra una sicura conoscenza dello stile di Leoncavallo e si trova pienamente a proprio agio nei panni del geloso Canio. La sua prova è condotta con convinzione e con una spiccata intensità espressiva; è proprio questa intensità, tuttavia, a mettere a rischio l’emissione nella regione più acuta, dove in un paio di occasioni perde di controllo. Al netto di ciò, rimane comunque un’interpretazione di tutto rispetto.

In Laura Brasò apprezziamo una linea di canto sorretta da una buona musicalità, piacevolmente timbrata e complessivamente ben organizzata a tutte le altezze. Il soprano si mostra attento nel delineare il personaggio di Nedda, sottolineandone con cura la femminilità, il palpito interiore, i tormenti e la determinazione. Particolarmente disinvolta, inoltre, la presenza scenica.

Molto bene Lorenzo Martelli nei panni di Beppe: la morbidezza dell’emissione, sorretta da un timbro cremoso, gli consente di affrontare con risultati pregevoli la serenata di Arlecchino durante la commedia.

Altrettanto bravo è il Silvio di William Allione, appassionato e seducente grazie alla suggestione del canto a fior di labbra e allo slancio espressivo; carismatica anche la sua presenza scenica.

Funzionale il supporto del Coro di OperaLombardia, diretto da Diego Maccagnola, affiancato dai bravi piccoli cantori del Coro di Voci Bianche di Milano, istruiti da Arianna Lodi. 

Il pubblico, piuttosto parco di applausi durante l’esecuzione, si è sciolto alla fine in calorose acclamazioni per tutti gli artisti.

CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto
Musica di Pietro Mascagni
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga

Santuzza Clarissa Costanzo
Turiddu Max Jota
Alfio Sebastian Catana
Lola Marta Leung
Mamma Lucia Carlotta Vichi 

PAGLIACCI
Dramma in due atti
Parole e Musica di Ruggero Leoncavallo

Nedda, nella commedia Colombina  Laura Brasó
Canio, nella commedia Pagliaccio Mikheil Sheshaberidze
Tonio, nella commedia Taddeo Sebastian Catana
Beppe, nella commedia Arlecchino Lorenzo Martelli
Silvio William Allione

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Direttore Biagio Micciulla
Coro OperaLombardia
Maestro del Coro Diego Maccagnola
Coro di Voci Bianche di Milano
Maestro del Coro di voci bianche Arianna Lodi


Regia Davide Marranchelli
Scene Francesca Sgariboldi
Costumi Gianluca Carrozza
Light designer Giulia Bandera