Spettacoli

I quatro rusteghi – Teatro Comunale, Modena

Nel centocinquantesimo della nascita di un compositore poco frequentato come Ermanno Wolf-Ferrari, il Teatro Comunale di Modena ha il merito di averne rappresentato I quatro rusteghi, sua prima opera in veneziano che inaugura una singolare esperienza di teatro musicale, ispirato alla commedia di Goldoni e capace di unire l’opera buffa italiana con il sinfonismo tedesco. L’edizione, proposta a conclusione del tempo di Carnevale, elemento centrale della vicenda, si distingue per limpidezza e vivacità e costituisce il punto di arrivo del Corso di Alto Perfezionamento per cantanti lirici, nato nel 2016 intorno alla figura di Mirella Freni e organizzato quest’anno dal Teatro modenese con il sostegno del Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale, che ha assegnato due borse di studio agli allievi di questo laboratorio artistico che ha da tempo acquisito un prestigio internazionale.

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Annalisa Soli, Anna Trotta, Ludovica Casilli, Filiberto Bruno, Andrei Miclea

La regia di Aldo Tarabella, che, coadiuvato da Camilla Digito, rielabora un allestimento prodotto dal Teatro del Giglio, delinea un affresco nitido e colorato, in grande accordo con la leggerezza della partitura, riproducendo la sua garbata eleganza e la sua solida trasparenza. Un Settecento veneziano che è più che altro un luogo dell’immaginazione, ben al di là della razionalità di Carlo Goldoni e di Giovanni Pizzolato, autore del libretto. Il mondo descritto da Tarabella è infatti al contempo storico e fantastico, uno spazio sereno e perfino idealizzato, efficacemente caratterizzato dalle luci terse e modulate di Andrea Ricci e soprattutto dai costumi di Luca Antonucci. Questi ultimi riprendono puntualmente le fogge del secolo decimottavo, ma, inserendo elementi che imitano il piumaggio degli uccelli, trasformano i personaggi in ibridi pennuti. Una mascherata che riflette peraltro la loro condizione di prigionieri, laddove tutta scena è occupata da una grande e bella voliera, eppur sempre una gabbia, che è la casa di Lunardo e poi degli altri rusteghi, ma che si impone anche come l’immagine emblematica dell’intera società veneziana. La solare comicità, avvolta in grazia rococò e pur intrisa di malinconia, non rinuncia dunque a parlarci di contrasti, dello scontro tra uomini e donne, giovani e vecchi, leggerezza e pesantezza, vitalità e convenzioni. Il Carnevale pertanto, oltre a definire un’atmosfera lagunare e nostalgica, è la metafora dell’anelito ad assecondare la spontaneità e la fantasia e viene per questo fortemente osteggiato dai rusteghi, cantori del buon tempo andato e custodi di un ordine sociale rigido e repressivo. Ma proprio chi voleva imprigionare gli altri resterà alla fine intrappolato dentro la voliera e per di più senza esserne consapevole, incapace di seguire liberamente le proprie energie e non riuscendo ad aprirsi alla novità della vita.

Improntata a grande leggerezza e trasparenza è anche la direzione di Giuseppe Grazioli, il quale, in linea con il carattere fortemente unitario dell’opera, traccia un racconto fluido e coeso, che mette in costante evidenza una cantabilità luminosa e avvolgente e non di rado screziata di malinconica dolcezza. Non mancano tuttavia momenti di spiccato vigore, mentre nei concertati viene esaltata la complessità della costruzione musicale. L’intermezzo si staglia da parte sua con incantevole delicatezza, in un’accurata differenziazione dei piani sonori. Definiti inoltre con precisione gli impasti timbrici dell’Orchestra Filarmonica Italiana, in un saldo e continuo rapporto con il palco.

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Ludovica Casilli, Annalisa Soli, Seonjin Ko, Anna Trotta

Da parte loro, gli allievi del corso di alto perfezionamento realizzano una coralità compatta e articolata, con figure ben definite nella loro singolarità e che superano brillantemente la sfida di cantare in dialetto veneziano.
Lunardo, il primo dei rusteghi è interpretato con forza e incisività da Andrei Miclea, molto espressivo pur con un moderato volume nei gravi. Sua moglie Margarita è Anna Trotta, voce morbida e piena, con un canto modulato e ricco di accenti. Di notevole grazia e salda estensione è Annalisa Soli nel ruolo della figlia Lucetta, con una aria piena di incanto al secondo atto. Il suo innamorato Filipeto è Yukang Zheng, con una linea ampia e melodica e uno stile alquanto aggraziato. Molto vivace e puntualmente scandita la Marina di Ludovica Casilli, mentre ha un articolato fraseggio il suo burbero marito Simon, interpretato da Filiberto Bruno. Omogenea e luminosa la comare Felice di Seonjin Ko, con una sortita di grande eleganza e brillantezza. Suo marito Cancian è un altro dei rusteghi, che Geatano Triscari rende con simpatia e duttilità, mentre Carlo Lipreri, che insieme a Triscari sono gli unici esterni al corso, completa il quartetto con un’originale e grottesco Maurizio, anche se di contenuto volume. Rotondo e melodico il Cavalier Riccardo di Timoteo Bene Junior ed è solare e sbalzata la giovane Serva di Baia Saganelidze.

Molto applauditi tutti gli interpreti e speciali tributi per Grazioli e Tarabella, nel generale apprezzamento per uno spettacolo che nel suo raffinato equilibrio è un invito a cercare leggerezza e armonia.

I QUATRO RUSTEGHI
Musica di Ermanno Wolf-Ferrari

Libretto Giuseppe Pizzolato

Interpreti del Corso di alto perfezionamento 2025/2026 per cantanti lirici del Teatro Comunale di Modena
Lunardo Andrei Miclea
Margarita Anna Trotta 
Lucieta Annalisa Soli
Maurizio Carlo Lipreri
Filipeto Yukang Zheng
Marina Ludovica Casilli
Simon Filiberto Bruno
Cancian Gaetano Triscari
Felice Seonjin Ko
Conte Riccardo Timoteo Bene Junior
Giovane serva Baia Saganelidze

Direttore Giuseppe Grazioli

Regia Aldo Tarabella
Assistente alla regia Camilla Digito
Scene e costumi Luca Antonucci
Luci Andrea Ricci

Orchestra Filarmonica Italiana

Foto: Rolando Paolo Guerzoni