Recital Opera e Cinema – Teatro Massimo Bellini, Catania
In una domenica pomeriggio che sembra annunciare già la primavera, il recital Opera e Cinema del Quintetto di fiati di Santa Cecilia e della Tonhalle di Zurigo al Teatro Massimo Bellini di Catania offre una luminosa occasione per ascoltare una formazione strumentale i cui componenti condividono la passione per la musica da camera e la lunga esperienza professionale nelle più prestigiose orchestre internazionali: un bagaglio ampio che sa coniugare virtuosismo, eleganza interpretativa, maestria esecutiva e una profonda intesa umana tra i musicisti.
Il quintetto di fiati, composto da Andrea Oliva al flauto, Francesco Di Rosa all’oboe, Calogero Palermo al clarinetto, Guglielmo Pellarin al corno e Andrea Zucco al fagotto, rappresenta la formazione più completa a livello sonoro e più ricca di repertorio. Il programma scelto per Opera e Cinema è un elemento determinante che rende la serata molto interessante e piacevole.
Il dialogo tra pagine operistiche e celebri colonne sonore crea un percorso avvincente ed evocativo, dove trascrizioni curate con intelligenza si alternano a brani molto noti che richiamano scene di capolavori dell’arte cinematografica come Amarcord e C’era una volta in America. Il pubblico si ritrova ad essere guidato in un viaggio musicale che sa unire tradizione e contemporaneità, leggerezza narrativa e complessità melodica, sempre con armonia, equilibrio e grande gusto.

Fin dalle prime battute è evidente il livello altissimo della compagine. Ogni musicista mostra un controllo perfetto del proprio strumento: suono sempre pieno e calibrato, fraseggio cesellato con nitidezza, dinamiche raffinate, perfetta misura e proporzione tra le voci. La pulizia tecnica tuttavia non sacrifica mai l’espressività, in quanto ogni brano viene eseguito con un’attenzione quasi cameristica ai dettagli, capace di valorizzare timbri, colori e contrasti propri dell’organico. L’intesa tra i cinque strumentisti, alimentata da anni di amicizia, concerti e tournée nei principali teatri internazionali, appare evidente in ogni gesto; i respiri sono condivisi con una tale naturalezza da divenire un unico, prezioso ed esclusivo afflato sonoro, con cambi di tempo e sfumature dinamiche perfettamente sincronizzati, con sguardi rapidi, quasi impercettibili, capaci di coordinare passaggi virtuosistici eseguiti con sorprendente spontaneità. Questa empatia profonda conferisce al concerto una fluidità rara, trasformando ogni brano in una conversazione musicale vibrante e autentica.
L’apertura è dedicata alla Fantasia su Il barbiere di Siviglia di Rossini nella trascrizione di Giulio Briccialdi, flautista e compositore italiano nato a Terni nel 1818, autore di molte variazioni per flauto e pianoforte su opere famose. A lui è dedicato un asteroide e dal 1904 gli è intitolato il conservatorio della sua città natale. Nel panorama delle fantasie ottocentesche su temi d’opera, quella rossiniana si colloca come esempio rappresentativo di interpretazione virtuosistica che trasfigura il dettato teatrale di Gioachino Rossini in chiave strumentale. L’originaria brillantezza ritmica e la vivacità dell’opera buffa vengono rielaborate attraverso una scrittura che esalta la competenza solistica e il dialogo timbrico, sostituendo alla vocalità rossiniana una cantabilità strumentale fitta di ornamentazioni, variazioni e passaggi di agilità. L’esecuzione odierna evidenzia la natura cameristica della fantasia come spazio di reinvenzione tematica e di elegante equilibrio fra le parti. La scrittura di Briccialdi, pur fondata su temi celeberrimi de Il barbiere di Siviglia, si rivela così laboratorio di timbri e articolazioni, in cui l’eredità rossiniana viene rielaborata per quintetto di fiati.
Si prosegue con la Carmen Fantasy di Georges Bizet nell’arrangiamento di Bill Holcombe, che rimaneggia i temi più celebri dell’opera con chiarezza esecutiva e grande perizia tecnica. L’orchestrazione esalta i contrasti ritmici e i colori iberici, valorizzando dinamiche incisive e ampia varietà timbrica. Ne risulta una fantasia trascinante, tecnicamente impegnativa, che unisce fedeltà melodica e gusto moderno nell’elaborazione. Ancora Bill Holcombe arrangia i brani più noti e amati di George Gershwin, come Summertime e It Ain’t Necessarily So, che concludono brillantemente la prima parte del concerto.

La seconda parte, dedicata ad un’appassionato viaggio nel mondo della settima arte, inizia con un emozionante ricordo di Ezio Bosso, noto non solo per la grandezza del musicista e del compositore, ma anche per la straordinaria umanità dell’uomo. La sua sensibilità, unita a un talento raro e a una profonda gentilezza, lo ha reso una figura unica, un artista capace di ricordarci che la musica è in primo luogo un atto d’amore verso gli altri. Con l’esecuzione della sua musica intensa e luminosa, tra i brani in programma citiamo Quo Vadis, Baby? scritta per il film di Gabriele Salvatores, il Quintetto di Santa Cecilia parla al cuore del numeroso pubblico in sala, che risponde con generosi applausi. L’omaggio ai grandi compositori di colonne sonore prosegue con un gigante come Ennio Morricone, anche lui accademico di Santa Cecilia, di cui ascoltiamo una struggente versione di The Mission e di C’era una volta in America. Il finale è affidato ad un altro grandissimo nome, Nino Rota, con l’esecuzione del tema di Amarcord, capolavoro felliniano, ripetuto poi come secondo bis, e della celebre traccia da Il padrino di Francis Ford Coppola. L’immancabile acclamazione degli spettatori a conclusione del recital richiama sul palcoscenico i musicisti, che fanno un apprezzato omaggio alla Sicilia con il gran valzer Verdi orchestrato da Nino Rota per Il Gattopardo di Luchino Visconti.

Foto di Giacomo Orlando
