Spettacoli

Der fliegende Holländer – Grimaldi Forum, Monte-Carlo

Un evento speciale inaugura la stagione operistica monegasca. 

“Immerso nei tuoi pensieri stai in mezzo agli scogli, su cui si frange l’onda del mare, non lontano scivola via, davanti a te, la spettrale muta bellezza di un grande veliero”

Friedrich Nietzsche evoca con le sue parole il sentire che in tutti noi provocano le grandi imbarcazioni: quel leggero senso di inquietudine che, probabilmente, ha generato tante storie e leggende marinare. La più famosa è senza dubbio quella dell’Olandese volante, il pirata con il suo vascello fantasma che trova la sua prima fissazione scritta solo nel 1795, in Voyage to Botany Bay, di George Barrington. 

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Asmik Grigorian

Richard Wagner conosceva sicuramente questa leggenda tanto che, come racconta in “Mein Leben”, fu proprio un viaggio tempestoso vissuto nel 1839 a convincerlo a mettere in musica la storia dell’olandese ed il suo incontro con Senta. E con Der fliegende Holländer  l’Opéra di Monte-Carlo decide di aprire la sua stagione operistica, una sola data per una versione semi scenica, ma con un cast che probabilmente oggi è il migliore possibile, capeggiato dalle superstar Asmik Grigorian e Bryn Terfel. La scena  è incentrata su un grande parallelepipedo nero animato da splendide proiezioni dei sempre bravi D-Wok. Acqua tempestosa e poi calma, nuvole, teschi pirateschi, squarci di rosso, si susseguono senza soluzione di continuità dando vita ad un racconto per immagini altamente suggestivo, proiezioni circondate dai colori della notte. I cantanti, in abiti da concerto, agiscono sul palco con intenzione scenica: veramente un ottimo compromesso fra una rappresentazione tradizionale e la più povera forma concertata. Se visivamente lo spettacolo ci ha affascinato e soddisfatto, a lasciarci letteralmente stupefatti è stato il versante musicale dello spettacolo. 

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Sir Bryn Terfel e Albert Dohmen

A partire dalla buca dove Gianluca Marcianò riesce a costruire un flusso narrativo iridescente potendo far leva, tra l’altro, sulla eccezionale bravura dei complessi monegaschi. Una lettura precisissima e potente che ci accompagna in un viaggio emotivo dai contorni frenetici e tumultuosi. Un affresco complesso e stratificato, costruito attraverso dinamiche cangianti dal cui incastro perfetto nasce questo racconto di amore e dannazione. Una prova che rivela un gesto direttoriale calibrato e dosato con cura, per meglio sottolineare il pathos drammaturgico della vicenda (vincente appare, in tal senso, la scelta di eseguire l’opera senza intervalli come per altro previsto dall’autore). Le intenzioni del podio vengono raccolte magnificamente, come si accennava poc’anzi, dall’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, in stato di grazia per compattezza e duttilità. Un tappeto sonoro di vibrante intensità, dal quale prende forma un fraseggio permeato di accesa teatralità. Altrettanto incisivo è, poi, il Coro dell’Opéra, magnificamente guidato da Stefano Visconti. Potremmo lodare, ad esempio, l’intensità con cui vengono caratterizzate la trepida impazienza del canto dei marinai in primo atto, la civettuola spensieratezza delle fanciulle nel secondo o, ancora, l’improvviso sgomento dei naviganti nel trovarsi di fronte all’equipaggio spettrale.

Il valore di questa produzione trova la propria ragion d’essere anche, e soprattutto, nella eccellenza del cast vocale.

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Sopra tutti trionfa Asmik Grigorian, protagonista di una prova fuori di ordinanza per il magnetismo di un carisma scenico e vocale che oggi teme ben pochi confronti. Il soprano possiede, infatti, una vocalità salda e sicura, perfettamente omogenea a tutte le altezze, che rifulge nei centri, pieni e vibranti, come negli acuti, squillanti e luminosi. Va da sé che una tale organizzazione vocale, dal controllo sopraffino, non mostri la minima crepa in alcun passaggio della partitura, neppure nel temibile finale. Si resta impressionati dalla facilità con cui Grigorian riesce a dominare il fraseggio wagneriano e a proiettare il suono superando il muro orchestrale con la più totale naturalezza. Al di là del magistero vocale, poi, si rimane esterrefatti dalla levatura dell’interprete che nulla lascia al caso, ma fa del canto e del gesto strumenti per vestire il personaggio di una teatralità autentica e mai scontata. Nella sua Senta, infatti, vive una inquietudine onirica, cresce un amore sincero ed incondizionato, si compie il sacrificio catartico della redenzione finale. Un’artista di tale levatura non poteva che conquistare la platea che le riserva un meritatissimo successo personale al termine.

Non le è da meno l’Olandese di Bryn Terfel, interprete raffinato e cantante di grande esperienza. Il caratteristico colore bronzeo di una vocalità salda e sonora, specie nei centri, ben si presta a rappresentare il tormento interiore che divora l’animo e la mente del personaggio. Dinanzi ad un canto tanto sapiente e cesellato, poco importa se l’emissione risente di qualche occasionale tensione in acuto. E, ancor meno, se si pensa alla profondità di una caratterizzazione tanto meditata e ponderata di un uomo racchiuso nel suo eterno dolore e lacerato da una irreparabile mestizia.

Nel cast si staglia, poi, l’ottima prova di Albert Dohmen, storico interprete wagneriano. Il suo Daland beneficia di una emissione sicura e ben condotta attraverso un canto misurato ed equilibrato. Sempre pertinente ed efficace anche l’interprete, in rilievo tanto nella sua anima più paterna, quanto in quella più scaltra ed ottenebrata da bieca avidità.

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Daniel Behle

Altrettanto notevole è Daniel Behle che, attraverso la preziosità di una organizzazione vocale di raffinata eleganza, tratteggia al meglio l’involo romantico di Erik. L’afflato amoroso del personaggio rivive, inoltre, attraverso la misurata compostezza del fraseggio.

Squillante il Timoniere di Trystan Llýr Griffiths che, con vocalità luminosa e ben sfogata, impreziosisce la ballata di primo atto.

Completa la locandina Angharad Lyddon, una Mary ottima nel canto come sulla scena. 

Successo strepitoso al termine con un autentico boato di approvazioni all’apparire in proscenio di Asmik Grigorian. Un inizio strepitoso per una stagione teatrale che si annuncia ricchissima ed imperdibile. 

Stagione dell’Opéra di Monte-Carlo 2025/2026
DER FLIEGENDE HOLLÄNDER
Opera romantica
Musica e libretto di Richard Wagner

Der Holländer (L’Olandese) Sir Bryn Terfel
Senta Asmik Grigorian
Daland Albert Dohmen
Erik Daniel Behle
Il timoniere di Daland Trystan Llŷr Griffiths
Mary Angharad Lyddon

Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo
Choeur de l’Opéra de Monte-Carlo
Direttore Gianluca Marcianò
Maestro del coro Stefano Visconti
Proiezioni D-Wok

Opéra mis en espace

Foto: Marco Borrelli