Spettacoli

Tosca – 71° Festival Puccini 2025

Tosca, di cui quest’anno ricorre il 125° dal debutto assoluto, è il titolo scelto per inaugurare il 71° Festival Puccini, con un nuovo allestimento firmato da Alfonso Signorini che ha destato alcuni dissensi alla prima rappresentazione e che nella seconda recita, quella a cui abbiamo assistito, viene riproposto nella medesima veste di sontuosa eleganza ma alleggerita di alcune di quelle trovate che al terzo atto ne complicavano la drammaturgia e che appunto sono state duramente criticate. Un gigantesco frammento della cornice dell’interno di Sant’Andrea della Valle domina in ogni atto la scena, con la scritta centrale “praevaricationem” che ci introduce immediatamente nel tragico scontro tra individuo e potere politico. Un fregio solenne, nero e dorato, che evoca i fasti della Roma papale così come il dominio e la decadenza dell’impero romano e che si apre durante il Te Deum a mostrare un altare che è una vera e propria macchina della meraviglia barocca. Il corteo del Santissimo, per quanto simbolicamente rilevante, non ha tuttavia la stessa magnificenza delle scenografie di Juan Guillermo Nova e in generale i movimenti, specialmente se rapportati agli ambienti, appaiono troppo essenziali e scarsamente eloquenti. Di grande fascino anche la sala di Palazzo Farnese con torce fiammeggianti che con le luci di Valerio Alfieri creano effetti caravaggeschi; la scena però viene poi divisa in due con la sala della tortura, chiaramente in vista, che distrae dal centro principale dell’episodio e ne indebolisce il pathos tutto decadente. Il cadavere di Scarpia per suo conto resta a lungo in primo piano, con una troppo tempestiva uscita di Tosca e senza che nel quadro avvenga alcun cambiamento. Del resto un po’ tutti gli ingressi e le uscite dei personaggi sono piuttosto lenti e prende forma in una gestualità modestamente incisiva anche la fucilazione di Mario, legato ad una croce di Sant’Andrea a cui rimane saldamente in piedi anche dopo aver spirato. E’ in linea con la tradizione il lancio di Tosca dagli spalti di Castel Sant’Angelo, a cui si aggiunge però il suicidio dalla sommità della cornice dorata di un’altra figura femminile, probabilmente una delle concubine di Scarpia durante la cena, a evocare gli esiti nefandi della brutalità maschile contro le donne.
Se i vari quadri si ispirano ad una sensualità tardo rinascimentale e seicentesca, i costumi ancora di Alfonso Signorini riprendono le fogge del primo Ottocento, ricreando una Roma tra stile impero e Ancien Régime. Di taglio elegante e dalle affascinanti tonalità soprattutto i tre abiti di Tosca, di cui particolarmente colpisce ed ammalia l’entrata in chiesa velata di bianco.

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Claudio Ottino e Michael Fabiano

E appunto di grande eleganza è l’interpretazione di Eleonora Buratto, che fin dal suo ingresso esprime garbo e freschezza, con una dizione trasparente e un fraseggio puntuale e articolato, con intensità d’accento e varietà di modulazione. E’ una Tosca delicatamente appassionata nel primo duetto con Mario, con un contegno misurato e pieno di brio e leggerezza, ma è irruenta nella scenata di gelosia, con affondi drammatici e ricchezza di espressioni. Nell’incontro con Scarpia, manifesta invece una dolcezza ferita, con un canto morbido e introspettivo che prefigura il “Vissi d’arte”. Tra frasi tendenti al parlato e saldi acuti laceranti, rappresenta con verità l’inquietudine a Palazzo Farnese, facendo emergere la genuina semplicità di una donna travolta dalla storia. Come un sussurro dalle profondità dell’anima, diafano e interrogativo, è l’attacco della romanza, in una fermissima tenuta delle note; la voce prende poi forza nella melodia e plasma una luminosissima cantabilità, per ripiegare di nuovo nell’interiorità, ancora nella preghiera affidata a una nota lunghissima che rimane sospesa e attende risposta. E con entusiasmo viene applauditissima dall’intero teatro.
Molto accorato il racconto dell’omicidio e particolarmente levigato il duetto conclusivo senza orchestra, seguito da un epilogo dove l’eleganza acquisisce un carattere più austero e solenne.

Michael Fabiano è Mario Cavaradossi, di cui meglio ritrae il vigore dell’eroe piuttosto che la sensibilità dell’artista. “Recondita armonia” prende infatti forma in un canto staccato e poco coinvolgente, mentre è di maggiore efficacia con l’Angelotti ed ha un fraseggio più modellato nel dialogo con Tosca. Riesce poco incisivo nel confronto con Scarpia, non convincono i lamenti durante la tortura ed è di contenuto vigore l’esultanza di “Vittoria”. Sbalzata con cura “E lucevan le stelle”, di moderato afflato emotivo ma comunque molto applaudita, così come risulta più modulato e trascinante l’estremo duetto con Tosca.

Mikolaj Zalasinski interpreta il Barone Scarpia con grande energia ma con uno stile sommariamente scandito e penetrante. Il suo ingresso manca di forza e carisma e il fraseggio risulta piuttosto uniforme; la linea si fa più mossa con Tosca, pur con molte disomogeneità e forzature. La sua romanza è di notevole vigore ma di modesta rotondità e in tutta la sequenza a palazzo molte espressioni, per quanto appropriatamente aggressive, riescono eccessivamente grossolane.

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Mikolaj Zalasinski e Eleonora Buratto

Di notevole spessore drammatico l’Angelotti di Luciano Leoni, con una linea articolata e validi effetti di forte e di piano.
Omogeneo e rotondo il Sagrestano di Claudio Ottino, che con una chiara dizione e con varietà di espressioni esprime la rigidità e l’umanissima fragilità del personaggio.
Ben timbrato e melodico, Francesco Napoleoni è uno Spoletta dallo stile narrativo e dalla accurata recitazione.
Ha una proiezione diretta e definita lo Sciarrone di Paolo Pecchioli e frasi compatte e sbalzate il Carceriere di Omar Cepparolli. Con un canto variato e di sognante delicatezza Francesca Presepi è il Pastorello innamorato.

La direzione di Giorgio Croci ha un carattere decisamente garbato che fa emergere soprattutto le parti più liriche e delicate. L’attacco manca però di energia e in generale non si impongono con rilievo gli aspetti terribili e sinistri; la narrazione d’altra parte è piuttosto discontinua e segmentata, con punti di arresto e sezioni debolmente raccordate le une alle altre. Anche per questo risulta talora problematico il rapporto con il palco, soprattutto al primo atto, benché il Coro diretto da Marco Faelli sia comunque di grande vigore e le Voci bianche guidate da Viviana Apicella si dimostrino ben integrate all’insieme. Maggiore sincronia e cura della dinamica vi sono al secondo e al terzo atto, dove tra l’altro a spiccare è soprattutto il suono dell’Orchestra, preciso, definito e di ottimo volume.

Applausi vigorosi per tutti gli interpreti, con particolari consensi per Eleonora Buratto.

TOSCA

Melodramma in tre atti
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal dramma omonimo di Victorien Sardou

Musica di Giacomo Puccini

Maestro concertatore e direttore d’orchestra Giorgio Croci

Regia e costumi Alfonso Signorini

Scene Juan Guillermo Nova
Luci Valerio Alfieri
Assistente alla regia Andrea Tocchio

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini

Maestro del coro Marco Faelli

Maestro del coro di voci bianche Viviana Apicella

Floria Tosca Eleonora Buratto
Mario Cavaradossi Michael Fabiano
Il Barone Scarpia Mikolaj Zalasinski
Cesare Angelotti Luciano Leoni
Il Sagrestano Claudio Ottino
Spoletta Francesco Napoleoni
Sciarrone Paolo Pecchioli
Un carcieriere Omar Cepparolli
Un pastore Francesca Presepi

Foto: Giorgio Andreuccetti