Spettacoli

Il Ciro – Teatro Goldoni, Firenze

Il giovane Elcino, nella Persia contemporanea o forse gitano o immigrato irregolare senza diritti civili, quasi ci si presenta come una sorta di Aladino, privo della lampada magica ma dotato di una fervida immaginazione e sospinto da una forte volontà di riscatto. Fantasia e desiderio, ricerca dei sé e fame di futuro animano una vicenda che si snoda come un romanzo di formazione e che allo stesso tempo è teatro nel teatro, opera in costruzione come l’identità del protagonista che scopre di essere re o che forse soltanto sogna di essere tale. E’ in questa complessa cornice ideata dalla regia di Maria Paola Viano che prende forma Il Ciro con la direzione di Chiara Cattani, in un’iniziativa che intende celebrare il terzo centenario della morte di Alessandro Scarlatti e che scaturisce dalla collaborazione del Maggio Musicale Fiorentino con l’Academia Montis Regalis, fondazione di eccellenza per lo studio e l’esecuzione del repertorio barocco. L’opera, rappresentata nel 1712 al Palazzo della Cancelleria di Roma per la colta e ristretta cerchia del cardinale Pietro Ottoboni, autore del libretto, ritorna oggi in scena dopo quell’unica esecuzione grazie al lavoro del professor Nicola Badolato, che ne ha curato l’edizione critica, ricostruendone anche la genesi e le circostanze della prima romana. Uno studio che ha consentito tra l’altro a Darko Petrovic di riadattare in un allestimento moderno le scenografie originarie di Filippo Juvarra, che evocano una Roma classica e fantastica, ponte tra Oriente e Occidente. Il Teatro Goldoni riproduce l’atmosfera intima e raffinata della rappresentazione di corte, ma acquista profondità nelle scene suddivise dai sipari di frange trasparenti, che creano un effetto di sovrapposizione dei piani temporali o addirittura dei diversi strati della mente.

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Dennis Orellana

Ricercare il passato per trovare il presente, come fa l’irruento pastore insieme agli altri personaggi, che nei travestimenti realizzati dai costumi di Giovanna Fiorentini, che mischiano contemporaneo e fiabesco, si muovono tutti tra finzione e realtà, memoria e attualità, nel perseguimento delle proprie aspirazioni e nella tensione verso la felicità. Soltanto il cattivo, l’usurpatore menzognero, rimane prigioniero del passato e pare confinato nella sola dimensione fantastica, in una prospettiva chiaramente moralizzante che riprende gli intenti del cardinale Ottoboni e che ricorda da vicino Il re pastore di Mozart- Metastasio e l’ideale del principe illuminato, mito dell’Arcadia come dell’intero Settecento riformista. In questa produzione gli spunti di riflessione sono quindi davvero molteplici, talora sovrapposti e perfino intricati, cosicché il discorso che ne risulta ci appare spesso non troppo legato e coerente; e tuttavia l’insieme procede con fluidità ed eleganza, con movimenti organizzati con cura e in stretto rapporto alla musica. Le luci di Nevio Cavina da parte loro realizzano sequenze per lo più terse e serene, ma rendono efficacemente anche le perturbazioni prodotte dalle arie più drammatiche, mentre il finale si fa addirittura abbagliante, con il progresso dei buoni grazie a costanza e virtù, nell’affermarsi delle nobili passioni amorose e nell’esaltazione della razionalità politica.

Chiara Cattani, al cembalo e alla guida dell’Orchestra Barocca Academia Montis Regalis, ci restituisce con forza ed eleganza il nitore e l’inventiva melodica della scrittura di Scarlatti, stendendo un racconto unitario e continuo in stretto collegamento con il palco. La tensione si mantiene infatti costante ed ogni episodio viene accuratamente definito nella sua specificità e raccordato all’insieme con uno spiccato senso del ritmo narrativo. Malgrado qualche incertezza iniziale, l’insieme riesce comunque di notevole precisione e soprattutto di appassionata vivacità, nelle arie energiche ed eroiche come anche in quelle più meste e riflessive; di puntuale espressività sono poi i numerosi recitativi accompagnati, resi con un’accurata modulazione dinamica e nell’evidenza dei singoli timbri.

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Margherita Maria Sala, Rémy Brès Feuillet, Giuseppe Valentino Buzza

L’opera antica riprende una forma fresca e attuale grazie anche ad un cast affiatato e di notevole qualità vocale.
Dennis Orellana con voce di soprano rigogliosa e omogenea, dal colore chiaro e delicato, delinea un Ciro-Elcino esuberante e orgoglioso, ma al contempo sensibile e sognatore. Un canto legato e modulato con naturalezza conferisce ad ogni aria vigore ed ampiezza melodica.
Con un’emissione brunita, rotonda e potente, l’antagonista Astiage, usurpatore del trono, è interpretato da Margherita Maria Sala che definisce ogni passaggio in forme sbalzate e penetranti. Particolarmente scolpita riesce “Numi dell’arsa Dite, seguita dai più mesti recitativi del terzo atto, a raffigurare un cattivo comunque tormentato e alle prese con il dramma dell’ambizione e del potere.
Di ottimo volume e grande omogeneità è l’Arsace del controtenore Rémy Brès Feuillet, i cui vocalizzi si impongono per agilità e nitidezza. Assai ben articolata la sua aria che chiude il primo atto mentre ogni intervento, sempre terso e vigoroso, è accompagnato da una gestualità attenta e coinvolgente.
Esibisce vocalizzi potenti e definiti anche Giuseppe Valentino Buzza, che con fraseggio saldo e strutturato delinea un Arpago ambiguo e spietato, ma infine capace di volgersi al bene e di riscattarsi.
Con una scavata espressività Anita Giovanna Rosati rende con palpitante inquietudine la figura di Erenia, nella gelosia per il presunto fratello Elcino e nell’amore agitato per Arsace. Personaggio nervoso e quasi isterico, eppure di grande dolcezza e incanto melodico nel duetto con il padre Mitridate.
Sandane, l’innamorata di Elcino, è interpretata da Mathilde Legrand, che esprime un’intensa passionalità grazie ad una ricca varietà di accenti e inflessioni.
Ha una dizione scandita e rotonda Christian Senn che traccia con solidità la paterna e luminosa figura di Mitridate.
Uno spettacolo seguito con grande attenzione, in un clima composto da Arcadia novella. Alla fine però prevale l’entusiasmo dei moderni, che a tutti tributa applausi fragorosi, nella sentita gratitudine per questa riscoperta.

IL CIRO

Dramma di Pietro Ottoboni
Musica di Alessandro Scarlatti
Edizione critica a cura di Nicola Badolato

Prima esecuzione in tempi moderni

Maestra concertatrice al cembalo e direttrice 
Chiara Cattani

Regia Maria Paola Viano

Orchestra Barocca dell’ Academia Montis Regalis

Scene Darko Petrovic ispirato a Filippo Juvarra
Costumi Giovanna Fiorentini
Luci e video Nevio Cavina
Realizzazione fondali Piet Hoevenaars Sign Industries
Assistente scenografia Camilla Chellini
Assistente alle luci e ai costumi Alessia Sibilla

Astiage Margherita Maria Sala
Arpago Giuseppe Valentino Buzza
Mitridate Christian Senn
Erenia Anita Giovanna Rosati
Ciro Dennis Orellana
Arsace Rémy Brès Feuillet
Sandane Mathilde Legrand
Bambino Matteo Quaranta

Foto: Michele Monasta – Maggio Musicale Fiorentino