Pagliacci/Edipo re – Teatro Verdi, Montecatini Terme
Pagliacci, insieme a Cavalleria rusticana, ebbe in Italia un successo immediato e popolare. Eppure l’opera si apre con un Prologo che è un vero e proprio manifesto di estetica filosofica ed ha un’orchestrazione riferibile a modelli tedeschi e wagneriani. Quanto basta per farci comprendere il respiro europeo e il calibro intellettuale dell’arte di Ruggero Leoncavallo, che per tutta la vita tentò, senza riuscirci, di eguagliare quel suo primo successo. Una ricerca segnata da progetti ambiziosi e da sperimentazione, che lo porteranno alle radici della tragedia e del mito, con il progetto di Edipo re, rimasto incompiuto. L’opera, che per volere della vedova fu completata dall’amico Giovanni Pennacchio, è stata presentata unitamente a Pagliacci nell’ambito di Montecatini Terme Città della Musica 2025, manifestazione promossa dall’Amministrazione comunale e che lo scorso anno , ancora con la direzione di Fabrizio Moschini, aveva proposto in un’unica serata i due finali di Berio e Alfano per Turandot.
L’abbinamento è alquanto interessante e felice e si pone come possibile ed originale alternativa a quello consueto con Cavalleria, creando un nuovo dittico che congiunge l’inizio e la fine della parabola artistica di Leoncavallo, consentendoci pertanto di vederne in sintesi l’evoluzione dello stile e della poetica. Del resto l’evento si inserisce in una serie di altre iniziative – un concerto, una conferenza e un convegno- volti a far conoscere e ad approfondire l’opera del compositore napoletano, che proprio a Montecatini ebbe a morire il 19 agosto del 1919, durante uno dei suoi tanti soggiorni termali. L’occasione è quindi preziosa anche per ricostruire l’atmosfera della città toscana tra Otto e Novecento – si pensi solo che vi si recava Verdi e che Puccini la frequentò dalla vicina Torre del Lago – e per riconsiderarne il ruolo di crocevia di artisti e intellettuali.

La direzione di Pagliacci è affidata a Pietro Mazzetti, che, alla guida dell’Orchestra Cupiditas, formata da musicisti assai giovani, anima la partitura con grinta e precisione, valorizzandone la cantabilità e la ricchezza dei timbri. Con un suono compatto e voluminoso e tempi moderatamente sostenuti, ci offre così una lettura vigorosa e passionale e al contempo cinica e disincantata, in buona coesione con i cantanti e con il Coro Harmonia Cantata. Quest’ultimo, diretto da Raffaele Puccianti, ha interventi puntuali e coesi, ma, collocato nel fondo della scena, fatica talora a raggiungere adeguatamente la grande sala del Teatro Verdi. Simile difficoltà incontrano le Voci bianche dell’Accademia Musicale della Valdinievole, delicate e vivaci sotto la guida di Michela Masini.
Samuele Simoncini è un Canio assai energico e drammatico, dal timbro solare e un’ampia linea melodica. Con un accurato fraseggio sbalza “Vesti la giubba” in una forma dolente e vibrante ed ha un’espressività intensa e scavata in “No, Pagliaccio non son”.
Fresca ed elegante la Nedda di Elisa Balbo, con una dizione puntuale e luminose aperture in acuto. E’ delicata e sognante nella canzone e interpreta il duetto con slancio lirico e definite agilità. Ben articolato poi l’intero atto della commedia in cui si divide tragicamente tra se stessa e Colombina.
Molto incisivo anche se non troppo scandito il Tonio di Giuseppe Altomare, che dispiega il Prologo con precisione e varietà e mantiene per tutta l’opera un’intenzione irruenta e coinvolgente.
Nicolò Ayroldi è un Silvio garbato e luminoso, con modi appassionai nel duetto e tragicamente inquieto nel secondo atto.
Ha scambi nitidi e diretti il Peppe di Didier Pieri, che delinea poi la serenata di Arlecchino in una forma tersa e rotonda, con ampiezza melodica e in perfetta intonazione.
La rappresentazione in forma semiscenica è realizzata da Lorenzo Lenzi, che, pur nella difficoltà di un palco occupato da coro e orchestra, ci mostra il dramma nella sua tagliente essenzialità, ponendo i personaggi in prossimità della ribalta e sfruttando efficacemente la balconata e la platea per differenziare i piani della scena e conferire particolare rilievo a certi momenti, come il Prologo e la Commedia. La dimensione corale è dunque rilegata sullo sfondo e la vicenda emerge così nel suo aspetto intimo e penetrante, con pochi oggetti che definiscono gli ambienti, le proiezioni e i costumi che evocano malinconiche atmosfere circensi e in una minuziosa attenzione ai movimenti. Nel finale poi con le scarpette rosse e tutti i personaggi che puntano il dito in direzione del pubblico un drammatico riferimento alla nostra attualità e forse la chiave di lettura della tragedia.

L’esecuzione di Edipo re avviene invece nella modalità della cantata, con la proiezione di semplici cartigli da film muto che illustrano sinteticamente il progredire della vicenda. In realtà il libretto di Giovacchino Forzano ripercorre fedelmente la tragedia di Sofocle, eliminando molti interventi del coro e riducendo sostanzialmente il dramma ai dialoghi tra i personaggi, laddove ad imporsi è soprattutto il tormento dell’uomo, la sua moderna e lacerata interiorità più che l’implacabile Necessità del mondo classico; e tuttavia vi è grande consonanza con lo spirito greco nella ricerca della perduta unità di musica e parola.
A dirigere l’Orchestra Cupiditas è qui Valerio Galli che plasma un suono pieno e vigoroso , in un racconto che si snoda però poco differenziato. Potente e drammatico l’Edipo di Vittorio Vitelli, con un declamato grave e marcato, che rende tuttavia l’ampio monologo “Oh, notte orrenda! Oh, notte eterna!” in una forma poco variata nell’accento e nella dinamica.
Ha un fraseggio lirico e trasparente la Giocasta di Maria Billeri, che ben rappresenta l’iniziale sconnessione della regina dalla verità del dramma.
Nobile ed autorevole il Creonte di Samuele Simoncini, con un canto luminoso e sbalzato in chiave antieroica.
Tiresia è Paolo Pecchioli con una vocalità compatta e un’accorata espressività. Ha frasi definite e rotonde il Corintio di Nicolò Ayroldi ed è puntuale e melodico il Pastore di Didier Pieri.
Ben amalgamati e di discreta forza gli interventi del Coro Archè diretti da Marco Bargagna.
Uno spettacolo accolto con entusiasmo da un pubblico vario e numeroso, nella gratitudine per questa rara ed originale occasione di ascolto.
PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Musica e libretto di Ruggero Leoncavallo
Nedda (Colombina) Elisa Balbo
Canio (Pagliaccio) Samuele Simoncini
Tonio (Taddeo) Giuseppe Altomare
Beppe (Arlecchino) Didier Pieri
Silvio Nicolò Ayroldi
Orchestra Cupiditas
Direttore Pietro Mazzetti
Coro Harmonia Cantata
Direttore del coro Raffaele Puccianti
Coro di voci bianche dell’Accademia Musicale della Valdinievole
Direttrice del coro di voci bianche Michela Masini
Esecuzione in forma semiscenica a cura di Lorenzo Lenzi
Costumi Arte Scenica Reggio Emilia
EDIPO RE
Opera in un atto
Musica di Ruggero Leoncavallo
Libretto di Giovacchino Forzano
Edipo Vittorio Vitelli
Giocasta Maria Billeri
Creonte Samuele Simoncini
Tiresia Paolo Pecchioli
Un corinzio Nicolò Ayroldi
Un pastore Didier Pieri
Orchestra Cupiditas
Direttore Valerio Galli
Coro Arché
Direttore del coro Marco Bargagna
Foto di Saverio Langianni
