Aida – Arena di Verona Opera Festival 2025, Verona
L’Aida “di cristallo” anche quest’anno incanta Verona.
“L’anatra egiziana è un animale pericoloso: basta uno schiocco del suo becco e si è contagiati dall’egittologia per tutta la vita”. Così sosteneva il famoso pioniere dell’egittologia Auguste Mariette che ha passato a tutti noi un po’ di quel magico veleno anche per merito di un racconto, scritto di suo pugno, e diventato poi, grazie al libretto di Antonio Ghislanzoni e alla musica di Giuseppe Verdi, quel capolavoro noto a tutti che è Aida. La grande opera commissionata per l’apertura del canale di Suez è oggi lo spettacolo areniano per antonomasia, quello che da tanti anni non manca mai nel cartellone estivo veronese e che, dal 2023, ha conosciuto una nuova e splendida veste pensata da Stefano Poda. A questo link potrete trovate le nostre impressioni del 2023 che, a dire il vero, si confermano assolutamente tutte ancora oggi. In questi tre anni lo spettacolo ha subito pochi cambiamenti, si sono persi ad esempio alcuni elementi scenici posti in passato sulle gradinate. In un certo senso, forse, l’allestimento divenuto ancora più essenziale prova ad emozionare il pubblico solo con la luce, usata in modo magistrale, con i riflessi, i colori e i bagliori della grande civiltà egizia qui estremizzata a simboli, resa geroglifico di sé stessa. Un plauso incondizionato quindi alla mente unica che ha pensato questo allestimento: Stefano Poda, regista, scenografo, costumista, coreografo e light designer. Una Aida che sicuramente sa tratteggiare, e lo conferma ogni anno, una linea netta da seguire per il futuro degli spettacoli areniani: un nuovo lessico del kolossal.

Di buon livello complessivo il versante musicale.
A vestire i panni della principessa etiope è Maria Josè Siri, beniamina del pubblico areniano e veterana del ruolo (oltre che di questa produzione). Il soprano uruguayano si fa apprezzare, anche in questa occasione, per la morbidezza di un timbro pastoso e la compattezza di una vocalità solida e ben proiettata in acuto. Punto di forza della sua prestazione sono, senza dubbio, il legato e l’uso dei filati, grazie ai quali l’artista sottolinea al meglio la femminilità e la dolcezza del personaggio. Una Aida racchiusa nella sua più intima fragilità, uno spirito puro che, nonostante la barbarie della guerra che la circonda, persegue il proprio sogno d’amore sino alla catarsi del sacrificio finale.
Al suo fianco si impone la prova del tenore azero Yusif Eyvazov. La naturalezza dell’emissione e l’ottima intonazione si combinano in una linea di canto facilmente proiettata nella regione superiore, che svetta per squillo e penetrazione. Ragguardevole il controllo tecnico complessivo, grazie al quale l’artista riesce a risolvere, ad esempio, la chiusa in acuto della celebre (e temibile) aria di ingresso con una smorzatura di sicuro effetto o, ancora, a prodigarsi in amorevoli mezze voci nel duetto finale dell’opera. La proprietà del fraseggio e la cura dell’accento sottolineano, poi, l’innegabile familiarità del tenore con il personaggio del condottiero egizio.

Agnieszka Rehlis conferisce ad Amneris l’importanza di uno strumento voluminoso e dal suggestivo colore screziato. La linea appare adeguatamente sorvegliata e brilla, in particolare, nel registro centrale che suona pieno e rigoglioso. Temperamento ed incisività nel fraseggio si combinano, inoltre, per dare vita al ritratto di una donna energica e ferina.
Di notevole spessore l’Amonasro di Youngjun Park, dall’emissione ampia e generosa. La consapevolezza stilistica si intreccia alla veridicità di un fraseggio scolpito ed immediato, rendendo così piena giustizia alla figura di un re sconfitto e in cerca di vendetta per il proprio popolo.
Altrettando ben riuscito il Ramfis di Simon Lim che, con il caratteristico velluto di un timbro setoso, restituisce tutta la ieraticità e la solennità del sacerdote egizio. Una prova di rilievo che si pone in particolare evidenza nella scena del Tempio di Vulcano in primo atto.
Ruvido e piuttosto monocorde il Re di Ramaz Chikviladze.
Squillante e sonoro il Messaggero di Riccardo Rados, delicata ed adamantina la Sacerdotessa di Francesca Maionchi.
Sul podio dell’orchestra areniana, il Maestro Daniel Oren offre una lettura ispirata ed emozionante del capolavoro verdiano. Il direttore conosce questo repertorio alla perfezione e prova ne è la sensibilità con cui riesce ad intessere il fraseggio musicale, sviluppato attraverso arcate sonore vibranti ed avvolgenti. Un tripudio di colori e di intenzioni in grado di restituire tutta la complessità della partitura, ove la solennità dei grandi affreschi corali lascia il posto al sussurro delle emozioni più intime, in un equilibrio di rara perfezione. Una prova direttoriale di grande valore, che si realizza grazie al bellissimo dialogo con la compagine strumentale scaligera, in ottima forma per duttilità e cesello del suono. Altrettanto riuscito è, anche, il dialogo con il palco, un flusso di energia reciproco che, scena dopo scena, appare incessante e sempre più incalzante.

Notevole, infine, l’apporto del coro areniano che, sotto la guida di Roberto Gabbiani, sigla una prova di rilievo per intensità e compattezza.
Al termine, il pubblico presente dimostra un convinto apprezzamento nei confronti dello spettacolo e distribuisce convinti consensi a tutta la compagnia e direttore, registrando punte di più acceso entusiasmo nei confronti dei protagonisti e di Oren.
AIDA
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Il Re Ramaz Chikviladze
Amneris Agnieszka Rehlis
Aida Maria Josè Siri
Radames Yusif Eyvazov
Ramfis Simon Lim
Amonasro Youngjun Park
Un messaggero Riccardo Rados
Gran Sacerdotessa Francesca Maionchi
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
Direttore Daniel Oren
Maestro del coro Roberto Gabbiani
Regia, scene, costumi, luci, coreografia Stefano Poda
Assistente a regia, scene, costumi, luci, coreografia Paolo Giani Cei
Foto: ENNEVI
