Trittico Weill – Teatro alla Scala, Milano
Il Teatro alla Scala di Milano celebra l’incontro tra il genio musicale di Kurt Weill e la vena creativa di Bertolt Brecht.
Marzo 2021. Nella magnifica sala del Piermarini, desolatamente vuota a causa delle tristemente note misure per il contenimento della pandemia Covid, risuonano le melodie di Kurt Weill. Va in scena, per il solo favore delle telecamere, un dittico composto da Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel. Uno spettacolo nuovo di zecca curato per la regia da Irina Brook, mentre la parte musicale viene affidata alla bacchetta di Riccardo Chailly. A distanza di quattro anni, il Teatro alla Scala decide di riproporre questo allestimento, ma in una versione arricchita rispetto all’originale. Con l’aggiunta della commedia musicale Happy End, infatti, il dittico diventa trittico, in una serata che offre al pubblico la possibilità di vivere un emozionante excursus nella poetica compositiva di uno degli autori di riferimento del Novecento. In poco più di due ore sono racchiuse melodie e soluzioni armoniche che Kurt Weill portò sulle scene in un periodo compreso tra il 1927 e il 1933; tre piccoli gioielli che assumono ancor più valore grazie ai testi del drammaturgo Bertolt Brecht.
Lo spettacolo di Irina Brook, che firma regia, scene, costumi e video, si svolge come un unico racconto suddiviso in tre pannelli. In uno scenario post-apocalittico, si muovono i diversi personaggi, uomini e donne alla ricerca di se stessi, incapaci di relazionarsi gli uni agli altri e senza un reale scopo nella propria vita.

In Die sieben Todsünden, l’azione si concentra in proscenio, su di una ampia pedana ricca di cianfrusaglie che ci rimandano ad un qualunque backstage teatrale. E mentre le due sorelle Anna I e Anna II vivono il loro improbabile viaggio tra le principali città d’America, nella speranza di far fortuna, sullo sfondo vengono proiettati video che ritraggono la grottesca quotidianità della “famiglia” che le aspetta in una fatiscente roulotte in Louisiana.
La scena si mantiene identica anche per la successiva Mahagonny Songspiel, con l’aggiunta, tutt’intorno alla pedana ove agiscono i personaggi, di due ampi tappeti realizzati con numerose bottiglie riciclate. Un colpo d’occhio efficace che suggerisce l’idea della mitica Mahagonny come una sorta di isola dove tutto è possibile. D’effetto è anche, e soprattutto, l’interpretazione del bravissimo attore Geoffrey Carey, nei panni di un Dio severo che caccia all’inferno i malcapitati abitanti della città.
Nella seconda parte, occupata dalla commedia musicale Happy End (qui proposta come una sequela di “songs” che si susseguono l’un l’altra senza soluzione di continuità), il palco è vuoto. Gli artisti si esibiscono in numeri solistici, un crescendo emotivo che culmina nel travolgente “Hosiannah Rockefeller”, per poi chiudersi con “Youkali”, una habanera (tratta da Marie Galante) delicata e dolcissima come un sussurro leggiadro.
Lo spettacolo nel suo complesso funziona e sembra seguire una drammaturgia organica ed immediata. Tutti gli artisti si mostrano disinvolti e credibili, complici anche le riuscitissime coreografie di Paul Pui Wo Lee.
Fondamentali, per sottolineare la drammaticità del racconto, sono, poi, le bellissime luci di Marc Heinz.
Il versante musicale si regge, in primis, sulla direzione di Riccardo Chailly, magnifico nello scandire, battuta dopo battuta, il cinico pessimismo che pervade la musica di Weill. Il direttore milanese offre una lettura effervescente nella quale melodie avvolgenti si alternano a marcie a suon di swing e foxtrot. Dal golfo mistico, a ranghi ridotti come in una orchestra da camera, si leva una architettura sonora complessa e ben organizzata, sulla quale si innestano soluzioni dinamiche di traslucida trasparenza. Efficace, per altro, è la scelta di collocare la buca in posizione rialzata (giusto una quarantina di centimetri) rispetto al solito e, questo, per salvaguardare l’acustica e il rapporto con il palcoscenico.
Venendo al cast, l’esecuzione di Die sieben Todsünden è dominata da Alma Sadé e Lauren Michelle, alias Anna I e Anna II. Se nella prima apprezziamo la buona proiezione e la solidità di una vocalità piuttosto ampia, nella seconda lodiamo l’accento graffiante. Le due artiste, poi, in evidente sintonia nel canto come sulla scena, siglano una magnifica interpretazione, in Mahagonny Songspiel, della celebre Alabama Song.

Ineccepibile, in Die sieben Todsünden, anche il quartetto dei familiari delle due Anna: Elliott Carlton Hines, Bruder I, Andrew Harris, Mutter, Matthäus Schmidlechner, Vater, e Michael Smallwood, Bruder II, tutti artisti dotati di spiccato estro scenico e di indiscussa aderenza stilistica. Dopo aver esaltato il cinismo della famiglia, ritroviamo i quattro solisti anche nell’interpretazione, altrettanto grottesca, dei malfattori che popolano i bar di Mahagonny (procedendo con ordine ci riferiamo, rispettivamente, ai personaggi di Bobby, Jimmy, Charlie e Billy).
Tra i suddetti, poi, riconosciamo la palma del migliore a Elliott Carlton Hines, baritono dotato di un mezzo di puro velluto e di un trascinante carisma scenico che gli consente di esaltare, vestendo i panni di Sam Worlitzer in Happy End, il brano “Der Song von Madalay”
Dal buono all’eccellente sono, ad ogni buon conto, tutti gli altri artisti di cui sopra, ovvero, Andrew Harris con la sua peculiare vocalità ampia e granitica, Matthäus Schmidlechner, dall’emissione luminosa e Michael Smallwood, che si impone per la compattezza della linea.
Limitata alla sola Songs of Happy End è la partecipazione di Markus Werba, Natascha Petrinsky e Wallis Giunta.
Markus Werba, con la sua peculiare vocalità pastosa e suadente, accarezza la melodia di Kurt Weill e sigla una interpretazione trascinante, e a tratti sensuale, del gangster Bill Cracker.
Natascha Petrinsky, mette il caratteristico colore screziato della linea al servizio di una vulcanica ed istrionica lettura del personaggio di Die Fliege.
A Wallis Giunta, infine, spetta il ruolo di Lillian Holiday, cui dà voce con una emissione sempre corretta e tecnicamente controllata. Credibile e presente a se stessa, inoltre, l’interprete che può vantare, tra l’altro, una evidente souplesse scenica, unitamente ad una segnata efficacia nel fraseggio.
La serata si conclude tra gli applausi festosi del numeroso pubblico presente in sala.
DIE SIEBEN TODSÜNDEN
Balletto con canto in nove scene
Testo di Bertolt Brecht
Anna I Alma Sadé
Anna II Lauren Michelle
Bruder I Elliott Carlton Hines
Mutter Andrew Harris
Vater Matthäus Schmidlechner
Bruder II Michael Smallwood
MAHAGONNY SONGSPIEL
Testo di Bertolt Brecht
Jimmy Andrew Harris
Bobby Elliott Carlton Hines
Billy Michael Smallwood
Charlie Matthäus Schmidlechner
Jessie Lauren Michelle
Bessie Alma Sadé
THE SONGS OF HAPPY END
Commedia musicale in tre atti
Testo di Bertolt Brecht ed Elisabeth Hauptmann
Bill Cracker Markus Werba
Sam Worlitzer Elliott Carlton Hines
Die Fliege Natascha Petrinsky
Lilian Holiday Wallis Giunta
Jane Lauren Michelle
Mary Alma Sadé
Ein Mann Matthäus Schmidlechner
Hannibal Jackson Michael Smallwood
Musica di Kurt Weill
Orchestra del Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Regia, scene, costumi e video Irina Brook
Luci Marc Heinz
Coreografia Paul Pui Wo Lee
Attore Geoffrey Carey
Foto: Brescia e Amisano – Teatro alla Scala
